GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Rimettere insieme i frammenti

“L’elogio della lentezza” è il titolo accattivante di un libro che avrei sempre desiderato leggere e che esalta uno stile di vita consono al primo mese di Noviziato.

Le giornate qui scorrono lente nonostante le tante occupazioni scandite dai profondi rintocchi del silenzio e si ha la possibilità di godere di quei piccoli piaceri altrimenti alieni: uno sguardo rilassato sul golfo di Genova, una tranquilla partita di calcetto, un libro sfogliato un po’ per curiosità, un po’ a caso . E la quiete interiore è la novità assoluta rispetto alla vita precedente caratterizzata dal tran tran quotidiano che non lascia spazio a pause e riflessioni. Tuttavia il silenzio è fondamentale per far luce sui frammenti che arricchiscono una giornata: vita comunitaria, apostolato, preghiera, studio.

Infatti prima del pranzo e dopo cena siamo tutti chiamati a vivere momenti di rilettura personali nei quali, ringraziando per ciò che si è ricevuto, si prova a riunire i tanti ricordi verso un unico centro. Ognuno di noi lascia dietro di sé storie importanti, affetti, studi, lavori, abitudini e consapevolezze che nella rilettura assumono colori e sapori assolutamente nuovi.

Nello scrivere ricordo delle parole del finale del Secretum di Petrarca a cui sono molto affezionato, “raccoglierò i frammenti sparsi dell’anima e vigilerò diligente su di me”; così anche noi facciamo una piccola opera di ricostruzione di noi stessi e personalmente provo molta meraviglia nel poter ricondurre tutto all’unità che è Cristo Gesù. Vivere e offrire la quotidianità, anche quella che in apparenza potrebbe apparire più banale o superficiale, è proprio la prima grande sfida che come novizio sono chiamato ad affrontare.

Pasquale Landolfi, Novizio del primo anno

A te che importa? Tu seguimi!

di Benedek Rácz

Guerra. A poco più di 1000 km di distanza da me. Vicino alla mia patria. Mentre io sono qui a Genova, nella cappella e prego per la pace, imploro per le vite umane. I miei desideri mi porterebbero ad aiutare concretamente dove il dolore infuria. ”Signore, anche tu faresti questo no? Andresti lì e non siederesti qui facendo niente?” Ma no. Non è così semplice. Gesù nella sua vita terrena non era una macchina di risoluzione dei problemi. Solo dopo aver lasciato passare alcuni giorni è partito per guarire – a quel punto già per risuscitare – Lazzaro (Gv 11,6) e non è corso a salvare gli uomini schiacciati dalla torre di Siloe, sebbene fosse a conoscenza dell’accaduto (Lc 13,4). Gesù agisce spesso in un modo che non ha alcun senso umano. Le sue azioni sono state gradite non agli uomini, ma sempre al Padre. “Solo” questo è il mio dovere, che io possa sentire, e che io sia pronto e sollecito nell’adempiere la sua volontà. (cfr. Esercizi Spirituali 91)

Pregando giorno dopo giorno sono sempre più sicuro di essere un religioso gesuita nel sogno del Padre. La sua volontà è che io mi formi e che io sia formato qui a Genova nel Noviziato. Quanto il cielo sovrasta la terra, e quanto le vie e i pensieri del Padre sovrastano le nostre vie e i nostri pensieri, tanto devo fidarmi del Padre credendo che le mie preghiere sono la cosa migliore e il massimo che io posso fare per la pace (cfr. Is 55,9). È un’esperienza sconvolgente mettere tutto il mio essere nelle sue mani ogni giorno, accettando che la sua volontà ora è che io non faccia nulla di umanamente concreto, e essendo pronto se domani mi chiamerà ad alzarmi, lasciare il noviziato e andare ad aiutare sotto le bombe. È un’esperienza sconvolgente, ma chiunque ha già sperimentato la forza di questa relazione e ha già incontrato la figura attraente di Gesù sa che è così.

Quindi ogni giorno accetto tutte le mie debolezze, la mia impotenza e ogni giorno gioisco quando posso vedere in che modo Dio mi ha usato come strumento del suo amore cioè in che modo questa piccola realtà che sono è diventata abbastanza e dono.

Benedek Rácz

 

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