GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Rimettere insieme i frammenti

“L’elogio della lentezza” è il titolo accattivante di un libro che avrei sempre desiderato leggere e che esalta uno stile di vita consono al primo mese di Noviziato.

Le giornate qui scorrono lente nonostante le tante occupazioni scandite dai profondi rintocchi del silenzio e si ha la possibilità di godere di quei piccoli piaceri altrimenti alieni: uno sguardo rilassato sul golfo di Genova, una tranquilla partita di calcetto, un libro sfogliato un po’ per curiosità, un po’ a caso . E la quiete interiore è la novità assoluta rispetto alla vita precedente caratterizzata dal tran tran quotidiano che non lascia spazio a pause e riflessioni. Tuttavia il silenzio è fondamentale per far luce sui frammenti che arricchiscono una giornata: vita comunitaria, apostolato, preghiera, studio.

Infatti prima del pranzo e dopo cena siamo tutti chiamati a vivere momenti di rilettura personali nei quali, ringraziando per ciò che si è ricevuto, si prova a riunire i tanti ricordi verso un unico centro. Ognuno di noi lascia dietro di sé storie importanti, affetti, studi, lavori, abitudini e consapevolezze che nella rilettura assumono colori e sapori assolutamente nuovi.

Nello scrivere ricordo delle parole del finale del Secretum di Petrarca a cui sono molto affezionato, “raccoglierò i frammenti sparsi dell’anima e vigilerò diligente su di me”; così anche noi facciamo una piccola opera di ricostruzione di noi stessi e personalmente provo molta meraviglia nel poter ricondurre tutto all’unità che è Cristo Gesù. Vivere e offrire la quotidianità, anche quella che in apparenza potrebbe apparire più banale o superficiale, è proprio la prima grande sfida che come novizio sono chiamato ad affrontare.

Pasquale Landolfi, Novizio del primo anno

Coronavirus e Comunità in Compagnia

di Raul Petru Ciocani

 

Pochi di noi possono paragonare un periodo come questo a una delle esperienze che hanno già vissuto. Ho passato quasi due mesi senza poter uscire dal noviziato e questo è il periodo più lungo che io abbia mai fatto in vita mia senza uscire. Vivere in comunità è già di per sé un’esperienza particolare, che non avevo mai vissuto prima, e ora, aggiungendo queste restrizioni, c’è il rischio di sconforto. In realtà sto vivendo questo periodo molto bene, non ho trovato ancora momenti di noia, anzi ho l’opportunità di scoprire molti aspetti, ma poi vi dirò il perché.

Oltre al conforto che mi accompagna adesso, i sentimenti che mi passano in cuore in questo tempo sono veramente vari: l’incertezza, la compassione con quelli che soffrono e muoiono di coronavirus, e anche la paura per la mia famiglia che si trova a circa 1200 km da Genova, nella zona ovest della Romania, dove ancora non sono presenti molti contagi. Parlando con mia nonna che abita con i miei genitori, mi sono sorpreso e mi hanno impressionato il coraggio e la forza con cui sta attraversando questo periodo. Avendo vissuto già la seconda guerra mondiale, l’occupazione comunista, la deportazione dei famigliari in campi di lavoro, è molto cosciente della realtà di questa pandemia che noi stiamo affrontando con poco coraggio e pazienza, perché non abbiamo più fiducia e non sappiamo più a chi affidarci. Ecco, questo è il punto che mi fa molto pensare. La nostra fede ci può davvero aiutare in momenti così critici della nostra vita?  La risposta è sì, ma la dobbiamo scoprire. Come la scoprono quelli che soffrono avvenimenti importanti nella vita, come la migrazione, la guerra, le dipendenze, le malattie, la depressione, la solitudine… affidandosi a Dio e mettendo il proprio destino nelle sue mani. Ecco, la situazione attuale mi stimola a pensare tutto questo, alle mancanze e alle debolezze che abbiamo e che non vogliamo accettare e affrontare.

Adesso torno a spiegarvi perché nel resto del tempo non ho trovato ancora i momenti di annoiarmi. La vita comunitaria mi spinge a scoprire molti aspetti, che fino adesso non conoscevo di me, soprattutto attraverso le relazioni personali con i compagni e l’attività comunitaria nella quale siamo immersi. Tutto ciò ci tiene molto occupati per la maggior parte del tempo. Cominciando con il fatto che ogni giorno ho diverse persone con cui parlare durante i pasti (amici con le quali condividere le proprie esperienze, gioie quotidiane, difficoltà, etc.), momenti di preghiera insieme, liturgia comunitaria di ogni giorno ma anche il passare del tempo divertendoci, giocando a calcio, pallavolo, ping-pong, etc. Tutto questo forma uno stile di vita, quello comunitario, dove, come in una famiglia, non puoi pensare solo a te stesso, ma hai anche la responsabilità dell’altro.

Queste cose rappresentano la vita comunitaria che stiamo vivendo in questo periodo di grande difficoltà per tutto il mondo. La comunità è ciò che ci ha reso molto più facile attraversare questo tempo, assimilando tutti gli aspetti positivi che porta.  Personalmente vivo questa dimensione come un aiuto per la mia vocazione, che è quella di seguire il Signore con i voti che scelgo di fare nella Compagnia di Gesù.

Raul Ciocani, novizio del primo anno

 

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