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Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Capodanno è Pink Floyd

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Capodanno e Pink Floyd

di Giovanni Barbone

4 febbraio 1974 Nel nuovo disco dei Pink Floyd “The Dark side of the Moon” il cantante David Gilmour nel brano Time canta provocatoriamente “ogni anno si sta accorciando”, lasciandosi dietro di loro un’atmosfera malinconica, di fronte all’inevitabile incedere dei giorni vissuti in maniera vuota.

31 dicembre 2019 Sono circa le 19.30 quando assieme ad un altro novizio mi appresto a suonare al campanello del Crocicchio, ricovero per senza dimora dell’opera S. Marcellino della Compagnia di Gesù, per celebrare il mio Capodanno in maniera insolita, “in an offhand way”.

L’operatrice, come al solito, ci apre la porta sorridendoci e, dopo averci salutato, ci assegna la stanza dove avremmo passato la notte.

Dopo esserci sistemati rapidamente, siamo scesi nel refettorio dove era stata allestita una grande tavolata per passare assieme a tutti gli ospiti il nostro cenone di Capodanno. I nostri vicini di posto sono stati quelle persone che ogni giorno accompagnano silenziosamente, senza che ce ne rendiamo davvero conto, il nostro camminare nelle città in cui viviamo.

Seduto attorno a quel tavolo, sembrano lontani i giorni di metà novembre in cui davanti alla fatidica domanda “E tu cosa fai per Capodanno?” nasceva spontaneamente dentro di me quel senso di ansia per dover provare a dare una risposta adeguata a una tale aspettativa generale. Come se fosse fondamentale non dover “buttare via” nemmeno un’occasione della propria giovinezza per godere pienamente della propria vita.

Eppure, questo fronteggiare il ripetersi di questa domanda, con la speranza di trovare la risposta giusta per non sprecare l’ennesima occasione riproposta, non ha mai impedito al sole di”continuare a tramontare per poi risbucarti alle spalle, mentre tu lo rincorri tentando di raggiungerlo”.

Nella semplicità della nostra vita, mi rendo conto di come davvero “ogni anno  si stia accorciando”, anzi, anche che “il sole è relativamente lo stesso ma io sono più vecchio, con il fiato corto e un giorno più vicino alla morte”. Eppure non me la sento proprio, oggi, di dire di “sciupare e sprecare il tempo”.

Certamente, come novizi, lo impieghiamo in maniera non convenzionale. Ma non lo sciupiamo.

Il Natale, che abbiamo celebrato pochi giorni fa, infatti, ci ricorda che quel “Qualcuno o qualcosa che ti mostri la via” l’abbiamo già trovato, o forse meglio, ha già trovato noi e il modo di riempire di senso le nostre giornate.

Davanti a questa consapevolezza, seppur parziale, non immediata e indolore, scompaiono i momenti di ansia in cui sembra obbligatorio dover tornare a ottimizzare il proprio tempo. Quel tempo che prima mi sembrava di non avere e che impiegavo per salvare i miei piani ed evitare che non portassero a un nulla.

È vero che “nessuno ti dice quando correre”, ma lo sparo di partenza non si trova chissà dove fuori di noi, ma all’interno della nostra storia.

 

Il tempo è andato, l’articolo è finito.

Buon anno di ricerca. Buon 2020!

Giovanni Barbone, novizio del secondo anno

Pellegrinaggio in semplicità alla Madonna della Guardia

di Urban Gartner

Sono le 5:10 del 18 giugno 2020. Il sole ha già cominciato ad illuminare il cielo che a sua volta rimbalza la luce sulle verdi colline e sulle nuvole bianco-arancioni.

Alle 6:05 partiamo per il sentiero che porta, attraverso la cresta, verso l’anello dei forti di Genova.

La prima ora del cammino si svolge nel silenzio e nella preghiera dei pellegrini che contemplano i doni e le bellezze di Dio nella loro vita e nella natura che li circonda.

Ci troviamo immersi in una mattinata splendida, col sole che ci tocca e ci riscalda dietro una nebbia grigia e brillante, salita sulle cime delle colline, che aiuta la preghiera e rallegra la calma. Si sente che, nonostante tutto, il mondo è ancora pieno di bellezza e di bontà: nel passato, nel presente e nel futuro. Arriviamo vicini al forte Fratello Minore, alle 7:40, il silenzio di alcuni si è trasformato in discorsi e in canzoni allegre. Scendendo dobbiamo aspettarci, adeguarci agli altri per creare un gruppo unito, perché le nostre guide possano trovare la strada giusta, discernendola nelle cartine e chiedendo indicazioni in un labirinto di stradine e case nella val Polcevera, a Bolzaneto. Passando sopra e sotto alcuni ponti, camminando sul duro asfalto, arriviamo al paesino di Geo, dove finalmente troviamo delle indicazioni per la Guardia. Qui ci dividiamo in diversi gruppi e puntiamo dritti verso la cima. Discorsi, silenzi, natura, preghiera. Fatica, per alcuni minore, per altri maggiore. Paura della pioggia prevista, che aumenta alla vista delle nuvole e della nebbia. Alle 11:20 arriviamo ai primi edifici del complesso del santuario passando affianco alla statua di don Orione, che è ancora in preghiera, davanti alla Madonna, per capire quale strada prendere in uno degli snodi importanti della sua vita.

Nel tempo di circa un’ora, piano piano, arrivano tutti i gruppetti di pellegrini nei quali ci eravamo divisi durante la salita, rispettando la velocità di ognuno. Arrivano anche quelli che vengono da casa con le macchine per portarci il cibo e per riportarci indietro dopo la messa. Con loro ci sono pure quelli che non potevano venire con noi a piedi.

Insieme abbiamo vissuto un pranzo bellissimo e una messa toccante.

Il vangelo parla della preghiera semplice del Padre nostro, perfetta conclusione di questa giornata, che è stata piena di semplicità. Semplicità nel cammino, nella gioia della natura, nella preghiera, nelle condivisioni, nella stanchezza.

Maria, che ci insegna a pregare e a essere semplici, ci ha donato un’esperienza consolante che spero porteremo con noi nei nostri viaggi estivi, custodendola nei nostri cuori.

Urban Gartner, novizio del secondo anno

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