GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Weekend con le Famiglie dei novizi del primo anno

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Un Noviziato… di famiglie

Edificati dall’amore ricevuto dalle nostre famiglie, desideriamo condividere con i lettori del nostro sito, i sentimenti di affetto, estratti, dalle mail inviateci, dai nostri genitori che hanno accolto con entusiasmo l’invito a vivere in Noviziato, dopo l’improvviso “coming out” della nostra chiamata religiosa nella Compagnia di Gesù, un significativo e intenso momento di conoscenza, fraternità e preghiera nel weekend del 23 e 24 Marzo 2019.

«Per tutti è stato importante poter approfondire il significato di questa esperienza. Per comprendere il senso di questa scelta occorre compiere un cammino ciascuno nel proprio ruolo. La condivisione di momenti come questi personalmente mi aiuta a superare le difficoltà e mi fa sentire ancora più vicino alla vostra scelta di vita. Le parole di p. Agostino e degli altri formatori hanno consolidato in me la certezza che, in questo percorso di vita, avete affianco dei grandi maestri che, indipendentemente, dalle vostre scelte finali, vi miglioreranno come persone».

«Dopo sei mesi potevo rivedere mio figlio ed era già tantissimo. Il conoscere personalmente le famiglie degli altri novizi mi ha rassicurato. Molte informazioni mi mancavano ma quello che vedevo era molto più di quello che apprendevo. Vedevo il formarsi una comunità dai legami forti. Vedevo una serenità in mio figlio e negli altri che seppur molto diversi condividevano la nuova vita con gioia, in questa sua “nuova famiglia”».

«Questi giorni trascorsi insieme in semplicità di cuore si sono rivelati preziosi per sentirci parte del cammino che questi bellissimi ragazzi stanno facendo, bellissimi perché illuminati dall’amore di Dio. Abbiamo potuto ammirare il meraviglioso panorama e il mare dalla terrazza del Noviziato con gli occhi di nostro figlio che ci indicava i dettagli che è abituato a scorgere e ascoltando nel silenzio, il canto degli uccelli che lui ogni mattina sente. Abbiamo percorso gli spazi ben curati che lui percorre, in cui lui prega, medita, lavora, studia, si incontra, si confronta, scherza, canta, mangia, in cui cresce faticosamente e serenamente nel discernimento. Siamo andati a conoscere gli spazi e le persone con cui nostro figlio collabora nel suo apostolato. Abbiamo visto gli abbracci fraterni tra i novizi e lo spirito di servizio e di collaborazione che si è creato tra tutti – novizi e formatori-, tutti attenti a prendersi cura della casa e della famiglia allargata che vi abita, seppur con incarichi e ruoli differenti, puntualmente e oculatamente distribuiti. Ci sono stati momenti di comunità in cui abbiamo pregato assieme e abbiamo condiviso e conosciuto in modo più approfondito l’organizzazione delle giornate e del cammino dei novizi, scoprendone anche il senso e le sorprese che può riservare».

«Quando siamo arrivati il primo pensiero era quello di abbracciare nostro figlio e trascorrere con lui un po’ di tempo, parlare guardandoci negli occhi. Poi l’esperienza si è arricchita: è stato uno scambio di storie ed emozioni con gli altri genitori, i novizi ed i formatori che ci ha profondamente coinvolti nel percorso che sta facendo nostro figlio. Un momento di grazia in cui abbiamo potuto leggere come la sua vocazione sia davvero una chiamata che interroga tutta la nostra famiglia».

«Abbiamo ammirato l’impegno dei novizi per farci entrare nella vita quotidiana del Noviziato. Un momento utile per i genitori, soprattutto per chi, come noi, fatica a capire le motivazioni di fondo di queste scelte».

«Questi giovani anelano a Dio e cercano di seguire Gesù sulla sua strada. Sanno che se si fidano solo di se stessi e non contano sulla forza del nostro amico Dio, i loro progetti andranno perduti. Sono felice che io abbia potuto partecipare a questo incontro della “nuova famiglia” di mio figlio».

«Ho conosciuto tutti quelli che condividono la vita con mio figlio dentro la comunità del Noviziato. Ognuno è prezioso in un modo unico. Il modo di agire della spiritualità ignaziana è particolarmente necessario al giorno d’oggi, considerando la situazione del mondo. Sono molto felice perché con l’aiuto del loro maestro stanno imparando a discernere nello Spirito Santo ciò che è davvero importante e ciò per cui sono chiamati».

«Trascorrere questi due giorni con i novizi del 1° anno mi ha dato l’opportunità di entrare in contatto con una realtà nuova ed in parte sconosciuta. La cosa che più mi ha colpita è stata il clima di serenità e gioia che si respira tra loro e con i formatori. Mi sono da subito sentita a casa, o meglio ho sentito che una nuova famiglia molto allargata mi stava accogliendo. Non ho sentito più distinzione tra mio figlio e gli altri ragazzi. Mi sono sentita la mamma di tutti loro ed è stata una sensazione bellissima».

E noi figli, siamo profondamente grati al Signore per il dono delle nostre famiglie che ci hanno aiutato a crescere e a scoprire la nostra vocazione. Sostenuti dalle le loro preghiere, in questo tempo del Noviziato siamo chiamati a diventare attraverso Gesù “cavalieri di Dio” per il mondo, pronti a servirlo nell’obbedienza nell’umano di ogni città, consapevoli che non è spiegabile tutto ciò che è legato alla nostra vocazione, un po’ come il terreno del roveto ardente, nel quale non possiamo entrare perché rappresenta qualcosa di speciale.

Il mio piede destro

di Daniel Nørgaard

È ormai tradizione che chi viene dal Nord-Europa a fare il noviziato in Italia incontra dure prove ed agonie. Basta pensare a S. Stanislao Kostka della mia stessa provincia, la Polonia del Nord, che nel 1568 morì nel noviziato a Roma dopo una malattia dolorosa. Mi vengono anche in mente i santi Henry Walpole e Robert Southwell, che dopo la formazione nello stesso noviziato furono mandati in Inghilterra dove subirono un martirio straziante nel 1595.

Era perciò ovvio che io, dopo un anno già segnato dal covid19 e da un lutto famigliare, ero destinato a ulteriori patimenti.

Quando alla fine di ottobre caddi vittima di questo mio crudele destino sul nostro campo da calcio con una distorsione della caviglia, potei pensare “prendi e ricevi, Signore, anche questo”. Ebbi la chiara consapevolezza di essere lontano dal livello di santità dei compagni del Nord-Europa che mi avevano preceduti. Ma subito vidi un’opportunità per meglio imitarli. Portato in stanza e fatto sdraiare sul letto, il misto tra il mio fanatismo religioso e l’effetto dell’adrenalina che si diffondeva nel mio corpo dopo l’impatto doloroso, provocò in me l’aspettativa di un’estasi mistica. Immaginai che se fossi riuscito a consegnarmi pienamente al Signore in questa mia povertà e ad unirmi alle sofferenze di Cristo, sarei stato elevato a uno stato di unione con Dio che fino ad allora avevo solo sognato. Poteva diventare la mia Pamplona, come per S. Ignazio! Vidi già come l’iconografia in futuro mi avrebbe dipinto a letto con un crocifisso in un braccio e un pallone nell’altro.

Seguirono giorni poi nei quali tentai di trasformare il mio incidente in un’esperienza religiosa per elevare la mia anima verso Dio, ma non ci riuscii. Non sperimentai illuminazioni consolanti, e non sentii la vicinanza di Dio. La mia vita spirituale diventò una continua distrazione di pensieri su come avrei potuto evitare l’incidente e di sentimenti di autocommiserazione e rabbia.

La parte pia di me volle ancora offrirsi a Dio, ma la parte umana di me non ce la fece a liberarsi da tutti questi pensieri e sentimenti naturali. Su quel letto di dolore non giaceva un santo, ma un uomo prigioniero del suo ego. Che desolazione! E Dio continuava ad essere assente.

Sembrai a me stesso un pagano, e cominciai a dubitare della mia scelta di vita religiosa, quando all’improvviso mi si presentò un pensiero: Ma Lui ti ha scelto! Lui conosce tutti i tuoi difetti, eppure ti ha scelto per seguirlo così come sei.

La mia fantasia distorta di un santo con un sorriso insieme sofferto ed eroico non era un’offerta gradita a Dio, l’aveva infatti ignorata. Lui voleva me, così come sono con la mia umanità ferita, con un piede dolente che causa malumore.

Il mio piede destro non mi ha procurato esperienze mistiche, e non sono riuscito a conquistare virtù eroiche attraverso la mia malattia. Ma mi ha fatto ricordare che sono umano, e che il Signore mi chiama così. Consolato ho deciso di seguirlo così, zoppo.

2021-01-02 Daniel Nørgaard – novizio del secondo anno.

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