GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Coronavirus e Comunità in Compagnia

di Raul Petru Ciocani

 

Pochi di noi possono paragonare un periodo come questo a una delle esperienze che hanno già vissuto. Ho passato quasi due mesi senza poter uscire dal noviziato e questo è il periodo più lungo che io abbia mai fatto in vita mia senza uscire. Vivere in comunità è già di per sé un’esperienza particolare, che non avevo mai vissuto prima, e ora, aggiungendo queste restrizioni, c’è il rischio di sconforto. In realtà sto vivendo questo periodo molto bene, non ho trovato ancora momenti di noia, anzi ho l’opportunità di scoprire molti aspetti, ma poi vi dirò il perché.

Oltre al conforto che mi accompagna adesso, i sentimenti che mi passano in cuore in questo tempo sono veramente vari: l’incertezza, la compassione con quelli che soffrono e muoiono di coronavirus, e anche la paura per la mia famiglia che si trova a circa 1200 km da Genova, nella zona ovest della Romania, dove ancora non sono presenti molti contagi. Parlando con mia nonna che abita con i miei genitori, mi sono sorpreso e mi hanno impressionato il coraggio e la forza con cui sta attraversando questo periodo. Avendo vissuto già la seconda guerra mondiale, l’occupazione comunista, la deportazione dei famigliari in campi di lavoro, è molto cosciente della realtà di questa pandemia che noi stiamo affrontando con poco coraggio e pazienza, perché non abbiamo più fiducia e non sappiamo più a chi affidarci. Ecco, questo è il punto che mi fa molto pensare. La nostra fede ci può davvero aiutare in momenti così critici della nostra vita?  La risposta è sì, ma la dobbiamo scoprire. Come la scoprono quelli che soffrono avvenimenti importanti nella vita, come la migrazione, la guerra, le dipendenze, le malattie, la depressione, la solitudine… affidandosi a Dio e mettendo il proprio destino nelle sue mani. Ecco, la situazione attuale mi stimola a pensare tutto questo, alle mancanze e alle debolezze che abbiamo e che non vogliamo accettare e affrontare.

Adesso torno a spiegarvi perché nel resto del tempo non ho trovato ancora i momenti di annoiarmi. La vita comunitaria mi spinge a scoprire molti aspetti, che fino adesso non conoscevo di me, soprattutto attraverso le relazioni personali con i compagni e l’attività comunitaria nella quale siamo immersi. Tutto ciò ci tiene molto occupati per la maggior parte del tempo. Cominciando con il fatto che ogni giorno ho diverse persone con cui parlare durante i pasti (amici con le quali condividere le proprie esperienze, gioie quotidiane, difficoltà, etc.), momenti di preghiera insieme, liturgia comunitaria di ogni giorno ma anche il passare del tempo divertendoci, giocando a calcio, pallavolo, ping-pong, etc. Tutto questo forma uno stile di vita, quello comunitario, dove, come in una famiglia, non puoi pensare solo a te stesso, ma hai anche la responsabilità dell’altro.

Queste cose rappresentano la vita comunitaria che stiamo vivendo in questo periodo di grande difficoltà per tutto il mondo. La comunità è ciò che ci ha reso molto più facile attraversare questo tempo, assimilando tutti gli aspetti positivi che porta.  Personalmente vivo questa dimensione come un aiuto per la mia vocazione, che è quella di seguire il Signore con i voti che scelgo di fare nella Compagnia di Gesù.

Raul Ciocani, novizio del primo anno

 

Condivisone di vita

di Péter Németh

“Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà…”
– Sant’Ignazio di Loyola

La fine di novembre era un periodo particolarmente interessante nel noviziato. Abbiamo cominciato una sessione, che chiamiamo “Condivisone di vita”. Questa indica un tempo dedicato per raccontare la storia della nostra vita. Un’occasione non solo bella, ma direi festosa, che dà la possibilità di partecipare ai momenti più importanti delle nostre vite, e così portarci ad essere comunità.

Raccontare storie è un’esigenza profondamente umana, che ha fatto nascere la lingua. Sembra che l’esigenza di raccontare e ascoltare siano gli atteggiamenti che ci fanno esseri umani. Le storie e gli incontri che abbiamo vissuto suonano sempre nel sottofondo delle nostre personalità, fanno parte delle nostre esistenze, e spiegano i nostri modi di vivere. Tutto questo è un po’ simile ai ritratti dei re e nobili dei tempi antichi, che contennero non solo il modello, ma anche i suoi attributi più importanti, cioè gli elementi più profondi della sua personalità. Raccontare la storia della nostra vita a qualcuno, significa aprire se stessi come è possibile verso gli altri, fare gli altri partecipanti della nostra vita. Ci fa capaci di vivere questi valori insieme, e camminare verso il nostro bene comune. Con la condivisione di vita abbiamo in qualche modo creato ed esposto il nostro ritratto agli altri.

Dall’altra parte, raccontare e contemplare la storia della nostra vita dà una possibilità unica per capire e riflettere. E ancora di più. Secondo l’esperienza che abbiamo ereditato da Sant’Ignazio è una vera possibilità di riconoscere il Signore attivo e agente nella vita propria. Nella vita di Sant’Ignazio, giocò un ruolo importante la memoria, come occasione di rileggere il passato per trovare Dio attraverso la realtà vissuta. Il passato nostro diventa così un’occasione di incontrarsi col Signore e opportunità a progredire nel riconoscimento della sua presenza. Noi, seguendo le sue orme, facciamo questa attività, per imparare meglio a riflettere, attraverso le preghiere e i pensieri di preparazione. Così la nostra vita diventa la storia dell’incontro con Lui.

E che cosa raccontare? Come ho sperimentato durante la mia condivisione di vita, non ho sempre raccontato quello che avevo deciso di dire. In realtà non credo che uno possa prepararsi in modo perfetto per raccontare la sua vita. Durante i primi discorsi avevo immaginato come facevo, con ricchi dettagli. Ma poi mi sono reso conto, che non sono io completamente il regista della mia narrativa. Il regista è un altro, e anche io sono uno spettatore.

2020-12-14. Peter Nemeth – novizio di primo anno

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