GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
iten
facebookTwitterGoogle+
https://en.wikipedia.org/wiki/Papua_New_Guinea

https://en.wikipedia.org/wiki/Papua_New_Guinea

https://en.wikipedia.org/wiki/Papua_New_Guinea

Info

Togliere le erbacce

Il novizio gesuita si autopercepisce -non fategliene una colpa..è il suo D.N.A- come il superapostolo 2.0, un piccolo Paolo di Tarso, una creatura mitologica in grado di sopravvivere sia alle liturgie della vita mondana che nella giungla della Santa Romana Chiesa. I lavori di casa, si sa, servono tra le altre cose, proprio a questo: a mitigare l’idealismo del novizio che, nella sua ingenuità, si vede già missionario nelle foreste della Papua Nuova Guinea. Questi impieghi manuali servono a evitare che le proprie fisime apostoliche brucino una vocazione ancora agli albori. I lavori di casa ci inculcano, con tanta ironia, un concetto molto semplice: Siamo ancora dei giovani padawan e la strada per diventare maestri jedi è ancora lunga. Fratel Paride è uno di quelli che cura il nostro addestramento. Niente allenamento con la spada laser o piscocinesi però! Uno degli esercizi più gettonati dal nostro formatore risponde al nome di un lavoro arcinoto: “Togliere le erbacce”.

Non c’è bisogno di troppe parafrasi per chiarire di cosa parliamo: si tratta di ripulire l’orto e il giardino, eliminando le erbe infestanti. Le erbacce sono in grado di sottrarre alle piante luce, acqua e sostanze nutritive. In parole povere si nutrono a danno delle coltivazioni. Il compito comunque, è alquanto frustrante poiché poche settimane dopo la loro rimozione, ne ricrescono puntualmente delle nuove. Il novizio gesuita però, è bene ricordarlo, è dotato di geni spirituali a parte, che lo rendono abile alla contemplazione nell’azione, capace di trarre intuizioni spirituali anche dalla pulizia di w.c e bidet. Potrà dunque svolgere una tale mansione senza partire per la tangente, dando così vita a paralleli improbabili tra il lavoro campestre e la vita spirituale? Vi risparmio il tempo di pensarci. La risposta è no. Il paragone con l’ascesi e la lotta spirituale è d’obbligo. Le risonanze interiori sono le stesse: Che senso ha estirpare  queste erbacce se tra qualche settimana inizieranno a ricrescere?… E poi, se non si presta attenzione, si rischia di sradicare anche le piante coltivate…Per quanto si cerchi di fare un lavoro certosino qualcuna di esse passerà inosservata e rimarrà nel terreno…

Le erbacce sono gli affetti disordinati del nostro cuore, le immaturità della persona, le insidie del nemico. Gli occhi, la zappa, il falcetto, il rastrello, le mani, sono gli strumenti che usiamo per rintracciarle, mitigarle, ridurle, estirparle  che trovano il loro corrispettivo in una lunga serie di analoghi spirituali: la contemplazione della vita di Cristo, la meditazione della Parola, la preghiera di richiesta, gli atti di carità, l’esame ignaziano, il confronto con il padre spirituale, l’autoanalisi, l’ascesi, l’esercizio della volontà. Come si diceva prima, c’è il rischio che con le piante infestanti si sradichino anche quelle coltivate. Allo stesso modo bisogna fare attenzione a non demonizzare le passioni, altrimenti rischiamo di togliere alla vita l’energia per compiere con gioia la volontà di Dio. Dobbiamo eliminare tutto ciò che ci appesantisce e che sottrae forze per favorire la nostra crescita verso l’Alto così come le erbacce vanno eliminate per lasciare che la pianta si sviluppi e cresca. Il lavoro però è faticoso. La posizione che il corpo assume durante questo compito è innaturale e in un certo senso sentiamo che lo è anche combattere contro le inclinazioni della “carne”. In questo il buon Paolo ci aveva visto bene (cfr. Rm 7,18-21). Inoltre è già un miracolo se riusciamo a prendere coscienza di ognuna di esse (cfr. Sal 18,13). La domanda che sorge spontanea è: perché tutta
questa fatica, tutti questi sforzi, se poi siamo destinati a cominciare tutto da capo?

Perché questa pulizia permetterà alle piante coltivate di produrre ortaggi e frutti di cui godremo noi e i nostri fratelli. Allo stesso modo la nostra crescita produrrà frutti spirituali per noi e per gli altri. Il riemergere dei difetti, delle immaturità, delle tentazioni, ci metterà in guardia dal rischio di condurre un percorso di purificazione narcisista, ci aiuterà ad accettare il nostro limite creaturale e soprattutto, ci ricorderà che la loro definitiva cancellazione non spetta a noi ma al Padre (cfr. Mt 13,24-30).

Pietro Coppa, novizio del secondo anno

L’ unità nella diversità

di Raul Petru Ciocani

A partire dalla frase “unità nella diversità”, con cui volevo intitolare questo articolo, vorrei descrivere la nostra vita quotidiana qui, a “Villa San Ignazio” a Genova.

L’ orizzonte comune che noi novizi abbiamo insieme ai nostri formatori e per il quale siamo qui, determina eventi, sentimenti, azioni che possono sembrare impossibili in tale contesto. Veniamo da sei culture diverse: italiani, ungheresi, danesi, maltesi, rumeni e insieme siamo impegnati per uno scopo comune, conoscere e vivere insieme al Salvatore, il nostro orizzonte, che è il centro determinante dell’equilibrio nella nostra comunità, che festeggeremo presto nella Natività.

Questo è il tempo in cui possiamo conoscerci, osservare i valori che ogni persona ha ricevuto dal buon Dio, metterli insieme per formare una comunità e allo stesso tempo conoscere noi stessi, lavorando sulla nostra crescita spirituale e culturale e ascoltare la voce del Creatore che ha invitato ognuno di noi su questa strada.

La nostra vita quotidiana è composta da questa realtà, che rappresenta l’approfondimento del rapporto con Dio che ciascun uomo è invitato a fare. La nostra giornata inizia con la liturgia preceduta da un momento di preghiera personale, ma ovviamente accompagnata da altre preghiere quotidiane e comunitarie. Gli studi non mancano nella nostra vita di noviziato, strumenti che saranno sempre utili negli impegni che ci saranno affidati e che arricchiscono la vita di un gesuita. Tutti questi sono accompagnati da alcuni momenti di intrattenimento, altri trascorsi insieme nello sport, in serate cinematografiche, giochi e un giorno speciale chiamato “giovedi di villa”, dedicato in particolare a visitare diversi luoghi della città e dei suoi dintorni, passeggiate in montagna o anche un rilassante giorno in spiaggia quando il tempo lo permette. Inoltre siamo chiamati a vivere in stretto legame alla vita spirituale delle persone che ci circondano, in particolare ai giovani, facendo apostolato in gruppi diversificati come il MEG, gli SCOUTS, o movimenti parrocchiali.

Trovando in Gesù il polo che offre l’equilibrio alla nostra esperienza e la cui grandezza riesce a racchiude tutta la nostra diversità, con certezza proseguiamo fiduciosi.

 

Raul P. Ciocani, novizio dal primo anno

Commenti

Lascia un commento
Chiudi notifica

Gesuitinetwork - Normativa Cookies

I cookies servono a migliorare i servizi che offriamo e a ottimizzare l'esperienza dell'utente. Proseguendo la navigazione senza modificare le impostazioni del browser, accetti di ricevere tutti i cookies del nostro sito. Qui trovi maggiori informazioni