GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Le chiavi di casa

di Christian Lefta

Mi permetto di prendere in prestito le parole che compongono il titolo di una bella canzone di Niccolò Fabi, uscita nel 2016 come ottava traccia all’interno dell’album Una somma di piccole cose, per descrivere la strana bellezza di un tempo come quello estivo in noviziato. La casa si svuota, la comunità si disperde nei molti e diversi esperimenti, i soliti orari e i piccoli riti quotidiani che ritmano la vita in noviziato si sfilacciano per un attimo aprendosi a imprevedibili varianti. In questi casi uno sguardo attento coglie, all’interno dell’ovvio e del banale, un significato inedito, che è sempre stato lì ma che forse non vedevamo.

Tra un esperimento estivo e l’altro può capitare al novizio di dover fare base per qualche giorno proprio in noviziato. Sono delle singolari pause all’interno del grande via vai estivo, dei pit stop secondo me molto interessanti; ed è ciò che sto vivendo proprio in questi giorni a casa, in noviziato, a Genova. Le chiavi di casa rappresentano, forse, precisamente questa segreta possibilità di fare base, di rientrare, di fermarsi, di ritrovare qualcosa di familiare che permette di ritrovar-si. Trovare in tasca le chiavi di casa non vuol dire allora ri-trovare esattamente questa possibilità di viaggiare senza perdersi, di andare nel mondo senza smarrirsi, e perciò di poter tornare a casa anche solo per un attimo? Ritrovare le chiavi di casa non è forse poter ritrovare qualcosa di familiare e così, per un attimo, ritrovare se stessi? “Stai attento alle correnti / E non scordarti /Le chiavi di casa“.

2021-07-04

La gioia di scoprirsi amici nel Signore

di Nicolò Lorenzetto

La mia prima estate in Noviziato è stata colma di doni del Signore. I sentimenti di superficie potevano variare nel tempo, ma la gioia di sapermi inviato e insieme accompagnato da Lui è rimasta viva nel profondo del cuore lungo tutte le diverse esperienze estive, dal servizio a Bassano del Grappa al campo dell’Azione Cattolica dei Ragazzi nelle valli piemontesi, dalla settimana di visita alla mia famiglia fino al grande incontro con gli ospiti della Comunità Emmanuel in Puglia.

Confrontata con l’andirivieni geografico e la ricchezza apostolica dei mesi estivi, la quiete della “vita nascosta” a Genova potrebbe apparire meno entusiasmante. Ma proprio l’idea del ritorno alla casa del Noviziato era per me fonte di nuova gioia, quando a inizio settembre risalivo lo stivale in treno, saltando dai trulli tarantini a Salerno, e di qui costeggiando il Tirreno fino a raggiungere il capoluogo ligure.

Ero felice al pensiero di rivedere gli altri novizi, i compagni con cui avevo condiviso un anno di vita ed esperienze, felice di poter ascoltare quanto il Signore aveva donato a ciascuno nei rispettivi itinerari estivi. Ed ero desideroso di incontrare i nuovi compagni, che sarebbero arrivati di lì a poche settimane, rendendo la comunità ancor più variegata per lingue e culture di provenienza: il nostro gruppo inizialmente italo-ungherese avrebbe accolto in un sol colpo anche novizi sloveni, rumeni e maltesi!

Questa forma di “noviziato interculturale” può permetterci di toccare con mano, fin dal principio della vita religiosa, la multiforme ricchezza e l’universalità di quella Compagnia di Gesù, che già alla sua fondazione riuniva uomini di diversi territori. Non erano forse i primi dieci compagni baschi e castigliani, portoghesi e francesi? E non erano pure molto diversi tra loro, oltre che per lingue e culture, anche per età, storie di vita, disposizioni caratteriali? Giovani appena ventenni insieme a uomini maturi, spiriti di grande calma e dolcezza insieme ad animi inquieti e pronti ad “infiammare ogni cosa”, una volta lasciatisi infiammare in prima persona dall’amore del Signore… Una pluralità umana apparentemente irriducibile, che però trovava profonda unità a partire da quell’unica fede, e da quel comune desiderio di consacrare ogni sforzo al servizio del Signore e del “maggior bene delle anime”, che legarono insieme i primi compagni.

Anche noi novizi di oggi, pur con tutte le nostre mediocrità, sappiamo che il Signore ha voluto unirci nel suo amore, e che la fede e il desiderio di servizio permettono che si formi tra noi un legame più forte delle tendenze disgreganti e delle conflittualità che ogni gruppo umano molto variegato sperimenta, inevitabilmente, al suo interno. Così, all’inizio di questo nuovo anno di noviziato, mentre il mio sguardo abbraccia al contempo i cinque compagni con cui ho già condiviso un anno di cammino, e i dieci nuovi compagni arrivati appena tre settimane fa, sento rinnovarsi nel cuore il sentimento più proprio dei discepoli: la gioia di scoprirsi amici nel Signore.

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