GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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In dialogo con Dio

28 Feb 2020

Poco tempo fa noi novizi del primo anno siamo tornati nella casa del noviziato dopo aver vissuto il primo e più importante esperimento di questo periodo di formazione, il mese ignaziano.
Il mese di esercizi spirituali, secondo la mia fresca esperienza, non è un momento di cambiamento – e questo si deve sottolineare – perché Dio non vuole cambiare ciò che siamo: lui ci ha creati così e così ci ama, sottolinea Sant’Ignazio, colui che propone questo percorso. Gli esercizi sono un’esperienza di comprensione, di avvicinamento a Dio e di approfondimento del mistero della sua presenza nel mondo e del legame di amore che ha con noi. Un pellegrinaggio interiore, personale dove non sei solo. Questo è esattamente ciò di cui si tratta: un cammino interiore accompagnato da Lui, il nostro Creatore. Il padre Maestro all’inizio di questo mese diceva: “Dio ci ha preparato per questa esperienza già programmata, lui ci aspetta e ci accoglie.” E’ stato confermato dal fatto che durante un mese di silenzio non ci siamo sentiti soli. Lui ci parla, ci accompagna e ci propone sempre nuove sfide. Questo cammino di meditazione e contemplazione in ricerca di Dio, che ci ha creato dal suo amore e ci ha offerto la vita terrena del suo Figlio per la nostra salvezza, porta anche le risposte alle nostre domande. Andando in profondità, scoprendo te stesso, i tuoi valori e le tue virtù, tutto questo come un dono che sgorga dall’amore di Dio.
Che ne facciamo di tutto questo che abbiamo ricevuto, che ne facciamo della nostra vita, come utilizzarla?
Circa 2000 anni fa Gesù, Figlio di Dio, nasce a Betlemme, vive 33 anni, è condannato, muore e risorge. Questo riguarda anche la mia vita oggi, è un dono anche per me, un esempio di vita data dal Vincitore che vince il peccato, tutte le dinamiche quotidiane che ci rattristano, e la nostra parte buia. Gesù fa capire che la salvezza della nostra anima non ha un “punto zero”, è un cammino, simile alla sua vita. Lui è venuto per aiutare, darci esempi, incoraggiarci e mostrarci la verità perché la possiamo seguire. E inoltre, il risorto è presente nella nostra vita, dobbiamo solo collaborare. Ecco la cosa più importante, dobbiamo collaborare. Come?
Il mese di esercizi spirituali offre la possibilità di capire questo profondamente, di vederlo in modo dettagliato, di capire il dono che Gesù ci fa e di imparare a sfruttare questo dono.
Sono felice e grato di aver fatto questa esperienza, nata attraverso l’esperienza di conversione di Sant’Ignazio, di conoscere di più il mistero della vita di Gesù e di poter accogliere meglio l’amore di Dio e la relazione stretta con lui (relazione di perdono e di amore), che vuole sviluppare con ognuno di noi.
Lo esprime bene il gesuita romeno p. Marius Taloș nella sua introduzione al libro degli Esercizi Spirituali: “Gli esercizi hanno già trasformato molti cuori e molte vite e hanno condotto a molti cambiamenti personali, sociali e culturali.”

Raul P. Ciocani, novizio del primo anno

A te che importa? Tu seguimi!

di Benedek Rácz

Guerra. A poco più di 1000 km di distanza da me. Vicino alla mia patria. Mentre io sono qui a Genova, nella cappella e prego per la pace, imploro per le vite umane. I miei desideri mi porterebbero ad aiutare concretamente dove il dolore infuria. ”Signore, anche tu faresti questo no? Andresti lì e non siederesti qui facendo niente?” Ma no. Non è così semplice. Gesù nella sua vita terrena non era una macchina di risoluzione dei problemi. Solo dopo aver lasciato passare alcuni giorni è partito per guarire – a quel punto già per risuscitare – Lazzaro (Gv 11,6) e non è corso a salvare gli uomini schiacciati dalla torre di Siloe, sebbene fosse a conoscenza dell’accaduto (Lc 13,4). Gesù agisce spesso in un modo che non ha alcun senso umano. Le sue azioni sono state gradite non agli uomini, ma sempre al Padre. “Solo” questo è il mio dovere, che io possa sentire, e che io sia pronto e sollecito nell’adempiere la sua volontà. (cfr. Esercizi Spirituali 91)

Pregando giorno dopo giorno sono sempre più sicuro di essere un religioso gesuita nel sogno del Padre. La sua volontà è che io mi formi e che io sia formato qui a Genova nel Noviziato. Quanto il cielo sovrasta la terra, e quanto le vie e i pensieri del Padre sovrastano le nostre vie e i nostri pensieri, tanto devo fidarmi del Padre credendo che le mie preghiere sono la cosa migliore e il massimo che io posso fare per la pace (cfr. Is 55,9). È un’esperienza sconvolgente mettere tutto il mio essere nelle sue mani ogni giorno, accettando che la sua volontà ora è che io non faccia nulla di umanamente concreto, e essendo pronto se domani mi chiamerà ad alzarmi, lasciare il noviziato e andare ad aiutare sotto le bombe. È un’esperienza sconvolgente, ma chiunque ha già sperimentato la forza di questa relazione e ha già incontrato la figura attraente di Gesù sa che è così.

Quindi ogni giorno accetto tutte le mie debolezze, la mia impotenza e ogni giorno gioisco quando posso vedere in che modo Dio mi ha usato come strumento del suo amore cioè in che modo questa piccola realtà che sono è diventata abbastanza e dono.

Benedek Rácz

 

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