GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Tutto Nuovo

di Nello Brunelli

Molti anni fa fui colpito dal titolo di un libro: “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Un titolo così bello da definire un libro prima ancora di averlo letto. E’ il racconto di una dimensione statica e angosciante in uno scenario di guerra terribile, la prima guerra mondiale. Nel libro alcune dimensioni profonde dell’umano sembrano rimanere sempre le stesse, nel loro veloce vorticare attorno alla tragica esperienza della guerra: “niente di nuovo”.

Questa è la premessa per descrivervi per opposizione quello che sta succedendo al Noviziato. Ancora una volta, per l’ennesima volta, tutto è cambiato.

Così è stato per la partenza e il ritorno dagli esperimenti ignaziani, durante il primo anno, la comunità poi è cambiata. Così è stato durante le esperienze estive, ritrovati a Genova, la comunità è cambiata.  Così è stato lungo il tempo ordinario, straordinario e con le sue fatiche, la comunità è cambiata.

E ora? Dopo i Voti dei novizi del secondo anno, la preparazione della loro festa, l’arrivo delle loro famiglie, la cerimonia, la comunità è cambiata.

Ma in che senso è cambiata? Non sono stati cambiamenti nel nostro modo di procedere o nelle regole della casa. Non sono nemmeno le emozioni che ci hanno talvolta provato nel distacco da un compagno che partiva per Roma o nell’accogliere una persona ancora da conoscere. Non mi riferisco a tutto questo, mi riferisco al mistero della comunità. La comunità è un mistero come l’essere umano, come un corpo formato da tanti corpi. Non importa quanto siamo indipendenti o ribelli, come ci vediamo allo specchio e la profondità dei nostri desideri più autentici. E’ attraverso questo prisma cangiante che facciamo esperienza della nostra vita. Sono persone e mani e volti che insieme ne fanno uno. Il risultato non è sempre romanticamente bello, anzi spesso non lo è. E’ carne e sudore, fatica e bellezza, come un trasloco, quando è finito. La similitudine mi è uscita così, scusate.

In questo momento così bello per noi lasciatemi dire che non avevo mai fatto prima un’esperienza così straordinaria e ricca, faticosa perchè mi spinge fuori di me. Mi ha fatto bene. Lo auguro a tutti, perché tutti gli esseri umani avrebbero il diritto di vivere un’esperienza così, nelle forme possibili del loro esistere.

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Lettera per la partenza

21 Set 2018

Già, partenza.

Si parte ogni volta che si chiude un percorso per iniziarne un altro.

A pensarci bene, è da quando siamo stati concepiti che partiamo. Tante tappe. Nessuna conclusiva.

Ogni tanto fa bene girarsi indietro a guardarle. Soprattutto per capire cosa vogliamo portarci dietro nel nostro zaino di viandanti/pellegrini.

Bisogna che sia leggero. Bisogna che abbia ancora spazio dentro per accogliere cosa nuove.

E così καταρτίζομεν: allestiamo la nostra nave, rattoppiamo le nostre reti… Sì, navigare e camminare sono naturalmente affini…

Cosa portarci via dalle nostre lezioni di greco?

Non posso sapere cosa ne conserverà ciascuno di voi. So comunque cosa tengo io. Io, che forse sembro non partire… e invece ogni volta che comincio con un gruppo nuovo, anche io “parto”.

Nel mio zaino c’è la bellezza del comunicare: ormai lo so che è solo ascoltando insieme la parola che nascono lampi di comprensione più profonda.

C’è l’amore per la parola che sempre desidero ascoltare.

C’è il ricordo: “partire è un po’ morire” si usa dire; è vero, perché ci si separa; ma ricordare è ritornare nel cuore (cor, cordis in latino è il cuore); e il cuore ce lo portiamo sempre dietro.

Mi chiedete cosa vi auguro.

Bé, è già tutto qui…

In una taschina laterale del vostro zaino infilo tutto l’affetto e la stima che ho per voi.

– Umba

 

(Una lettera di Umberta Parodi – professoressa di greco del noviziato – ad Andrei, Cornel, Giacomo, Janez e Piero)

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