GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Info

Tutto Nuovo

di Nello Brunelli

Molti anni fa fui colpito dal titolo di un libro: “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Un titolo così bello da definire un libro prima ancora di averlo letto. E’ il racconto di una dimensione statica e angosciante in uno scenario di guerra terribile, la prima guerra mondiale. Nel libro alcune dimensioni profonde dell’umano sembrano rimanere sempre le stesse, nel loro veloce vorticare attorno alla tragica esperienza della guerra: “niente di nuovo”.

Questa è la premessa per descrivervi per opposizione quello che sta succedendo al Noviziato. Ancora una volta, per l’ennesima volta, tutto è cambiato.

Così è stato per la partenza e il ritorno dagli esperimenti ignaziani, durante il primo anno, la comunità poi è cambiata. Così è stato durante le esperienze estive, ritrovati a Genova, la comunità è cambiata.  Così è stato lungo il tempo ordinario, straordinario e con le sue fatiche, la comunità è cambiata.

E ora? Dopo i Voti dei novizi del secondo anno, la preparazione della loro festa, l’arrivo delle loro famiglie, la cerimonia, la comunità è cambiata.

Ma in che senso è cambiata? Non sono stati cambiamenti nel nostro modo di procedere o nelle regole della casa. Non sono nemmeno le emozioni che ci hanno talvolta provato nel distacco da un compagno che partiva per Roma o nell’accogliere una persona ancora da conoscere. Non mi riferisco a tutto questo, mi riferisco al mistero della comunità. La comunità è un mistero come l’essere umano, come un corpo formato da tanti corpi. Non importa quanto siamo indipendenti o ribelli, come ci vediamo allo specchio e la profondità dei nostri desideri più autentici. E’ attraverso questo prisma cangiante che facciamo esperienza della nostra vita. Sono persone e mani e volti che insieme ne fanno uno. Il risultato non è sempre romanticamente bello, anzi spesso non lo è. E’ carne e sudore, fatica e bellezza, come un trasloco, quando è finito. La similitudine mi è uscita così, scusate.

In questo momento così bello per noi lasciatemi dire che non avevo mai fatto prima un’esperienza così straordinaria e ricca, faticosa perchè mi spinge fuori di me. Mi ha fatto bene. Lo auguro a tutti, perché tutti gli esseri umani avrebbero il diritto di vivere un’esperienza così, nelle forme possibili del loro esistere.

https://en.wikipedia.org/wiki/Papua_New_Guinea

Togliere le erbacce

di Pietro Coppa

Il novizio gesuita si autopercepisce -non fategliene una colpa..è il suo D.N.A- come il superapostolo 2.0, un piccolo Paolo di Tarso, una creatura mitologica in grado di sopravvivere sia alle liturgie della vita mondana che nella giungla della Santa Romana Chiesa. I lavori di casa, si sa, servono tra le altre cose, proprio a questo: a mitigare l’idealismo del novizio che, nella sua ingenuità, si vede già missionario nelle foreste della Papua Nuova Guinea. Questi impieghi manuali servono a evitare che le proprie fisime apostoliche brucino una vocazione ancora agli albori. I lavori di casa ci inculcano, con tanta ironia, un concetto molto semplice: Siamo ancora dei giovani padawan e la strada per diventare maestri jedi è ancora lunga. Fratel Paride è uno di quelli che cura il nostro addestramento. Niente allenamento con la spada laser o piscocinesi però! Uno degli esercizi più gettonati dal nostro formatore risponde al nome di un lavoro arcinoto: “Togliere le erbacce”.

Non c’è bisogno di troppe parafrasi per chiarire di cosa parliamo: si tratta di ripulire l’orto e il giardino, eliminando le erbe infestanti. Le erbacce sono in grado di sottrarre alle piante luce, acqua e sostanze nutritive. In parole povere si nutrono a danno delle coltivazioni. Il compito comunque, è alquanto frustrante poiché poche settimane dopo la loro rimozione, ne ricrescono puntualmente delle nuove. Il novizio gesuita però, è bene ricordarlo, è dotato di geni spirituali a parte, che lo rendono abile alla contemplazione nell’azione, capace di trarre intuizioni spirituali anche dalla pulizia di w.c e bidet. Potrà dunque svolgere una tale mansione senza partire per la tangente, dando così vita a paralleli improbabili tra il lavoro campestre e la vita spirituale? Vi risparmio il tempo di pensarci. La risposta è no. Il paragone con l’ascesi e la lotta spirituale è d’obbligo. Le risonanze interiori sono le stesse: Che senso ha estirpare  queste erbacce se tra qualche settimana inizieranno a ricrescere?… E poi, se non si presta attenzione, si rischia di sradicare anche le piante coltivate…Per quanto si cerchi di fare un lavoro certosino qualcuna di esse passerà inosservata e rimarrà nel terreno…

Le erbacce sono gli affetti disordinati del nostro cuore, le immaturità della persona, le insidie del nemico. Gli occhi, la zappa, il falcetto, il rastrello, le mani, sono gli strumenti che usiamo per rintracciarle, mitigarle, ridurle, estirparle  che trovano il loro corrispettivo in una lunga serie di analoghi spirituali: la contemplazione della vita di Cristo, la meditazione della Parola, la preghiera di richiesta, gli atti di carità, l’esame ignaziano, il confronto con il padre spirituale, l’autoanalisi, l’ascesi, l’esercizio della volontà. Come si diceva prima, c’è il rischio che con le piante infestanti si sradichino anche quelle coltivate. Allo stesso modo bisogna fare attenzione a non demonizzare le passioni, altrimenti rischiamo di togliere alla vita l’energia per compiere con gioia la volontà di Dio. Dobbiamo eliminare tutto ciò che ci appesantisce e che sottrae forze per favorire la nostra crescita verso l’Alto così come le erbacce vanno eliminate per lasciare che la pianta si sviluppi e cresca. Il lavoro però è faticoso. La posizione che il corpo assume durante questo compito è innaturale e in un certo senso sentiamo che lo è anche combattere contro le inclinazioni della “carne”. In questo il buon Paolo ci aveva visto bene (cfr. Rm 7,18-21). Inoltre è già un miracolo se riusciamo a prendere coscienza di ognuna di esse (cfr. Sal 18,13). La domanda che sorge spontanea è: perché tutta
questa fatica, tutti questi sforzi, se poi siamo destinati a cominciare tutto da capo?

Perché questa pulizia permetterà alle piante coltivate di produrre ortaggi e frutti di cui godremo noi e i nostri fratelli. Allo stesso modo la nostra crescita produrrà frutti spirituali per noi e per gli altri. Il riemergere dei difetti, delle immaturità, delle tentazioni, ci metterà in guardia dal rischio di condurre un percorso di purificazione narcisista, ci aiuterà ad accettare il nostro limite creaturale e soprattutto, ci ricorderà che la loro definitiva cancellazione non spetta a noi ma al Padre (cfr. Mt 13,24-30).

Pietro Coppa, novizio del secondo anno

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