GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Tutto Nuovo

19 Ott 2018

Molti anni fa fui colpito dal titolo di un libro: “Niente di nuovo sul fronte occidentale”. Un titolo così bello da definire un libro prima ancora di averlo letto. E’ il racconto di una dimensione statica e angosciante in uno scenario di guerra terribile, la prima guerra mondiale. Nel libro alcune dimensioni profonde dell’umano sembrano rimanere sempre le stesse, nel loro veloce vorticare attorno alla tragica esperienza della guerra: “niente di nuovo”.

Questa è la premessa per descrivervi per opposizione quello che sta succedendo al Noviziato. Ancora una volta, per l’ennesima volta, tutto è cambiato.

Così è stato per la partenza e il ritorno dagli esperimenti ignaziani, durante il primo anno, la comunità poi è cambiata. Così è stato durante le esperienze estive, ritrovati a Genova, la comunità è cambiata.  Così è stato lungo il tempo ordinario, straordinario e con le sue fatiche, la comunità è cambiata.

E ora? Dopo i Voti dei novizi del secondo anno, la preparazione della loro festa, l’arrivo delle loro famiglie, la cerimonia, la comunità è cambiata.

Ma in che senso è cambiata? Non sono stati cambiamenti nel nostro modo di procedere o nelle regole della casa. Non sono nemmeno le emozioni che ci hanno talvolta provato nel distacco da un compagno che partiva per Roma o nell’accogliere una persona ancora da conoscere. Non mi riferisco a tutto questo, mi riferisco al mistero della comunità. La comunità è un mistero come l’essere umano, come un corpo formato da tanti corpi. Non importa quanto siamo indipendenti o ribelli, come ci vediamo allo specchio e la profondità dei nostri desideri più autentici. E’ attraverso questo prisma cangiante che facciamo esperienza della nostra vita. Sono persone e mani e volti che insieme ne fanno uno. Il risultato non è sempre romanticamente bello, anzi spesso non lo è. E’ carne e sudore, fatica e bellezza, come un trasloco, quando è finito. La similitudine mi è uscita così, scusate.

In questo momento così bello per noi lasciatemi dire che non avevo mai fatto prima un’esperienza così straordinaria e ricca, faticosa perchè mi spinge fuori di me. Mi ha fatto bene. Lo auguro a tutti, perché tutti gli esseri umani avrebbero il diritto di vivere un’esperienza così, nelle forme possibili del loro esistere.

Condivisone di vita

di Péter Németh

“Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà…”
– Sant’Ignazio di Loyola

La fine di novembre era un periodo particolarmente interessante nel noviziato. Abbiamo cominciato una sessione, che chiamiamo “Condivisone di vita”. Questa indica un tempo dedicato per raccontare la storia della nostra vita. Un’occasione non solo bella, ma direi festosa, che dà la possibilità di partecipare ai momenti più importanti delle nostre vite, e così portarci ad essere comunità.

Raccontare storie è un’esigenza profondamente umana, che ha fatto nascere la lingua. Sembra che l’esigenza di raccontare e ascoltare siano gli atteggiamenti che ci fanno esseri umani. Le storie e gli incontri che abbiamo vissuto suonano sempre nel sottofondo delle nostre personalità, fanno parte delle nostre esistenze, e spiegano i nostri modi di vivere. Tutto questo è un po’ simile ai ritratti dei re e nobili dei tempi antichi, che contennero non solo il modello, ma anche i suoi attributi più importanti, cioè gli elementi più profondi della sua personalità. Raccontare la storia della nostra vita a qualcuno, significa aprire se stessi come è possibile verso gli altri, fare gli altri partecipanti della nostra vita. Ci fa capaci di vivere questi valori insieme, e camminare verso il nostro bene comune. Con la condivisione di vita abbiamo in qualche modo creato ed esposto il nostro ritratto agli altri.

Dall’altra parte, raccontare e contemplare la storia della nostra vita dà una possibilità unica per capire e riflettere. E ancora di più. Secondo l’esperienza che abbiamo ereditato da Sant’Ignazio è una vera possibilità di riconoscere il Signore attivo e agente nella vita propria. Nella vita di Sant’Ignazio, giocò un ruolo importante la memoria, come occasione di rileggere il passato per trovare Dio attraverso la realtà vissuta. Il passato nostro diventa così un’occasione di incontrarsi col Signore e opportunità a progredire nel riconoscimento della sua presenza. Noi, seguendo le sue orme, facciamo questa attività, per imparare meglio a riflettere, attraverso le preghiere e i pensieri di preparazione. Così la nostra vita diventa la storia dell’incontro con Lui.

E che cosa raccontare? Come ho sperimentato durante la mia condivisione di vita, non ho sempre raccontato quello che avevo deciso di dire. In realtà non credo che uno possa prepararsi in modo perfetto per raccontare la sua vita. Durante i primi discorsi avevo immaginato come facevo, con ricchi dettagli. Ma poi mi sono reso conto, che non sono io completamente il regista della mia narrativa. Il regista è un altro, e anche io sono uno spettatore.

2020-12-14. Peter Nemeth – novizio di primo anno

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