GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Spiritu, Corde, Practice

di Davide Arcangeli

Essere inviati come gli “apostoli” è una dimensione centrale della vita del noviziato. Da prete diocesano finora sempre immerso in un frenetico attivismo, tra parrocchia e insegnamento, in Noviziato mi sento chiamato a riscoprire il fondamento della missione pastorale, al livello dell’ “essere” prima che del “fare” e sento di essere aiutato in questo da tutta la comunità.

In particolare mi sembra importante condividere con voi l’incontro che abbiamo avuto venerdì 7 novembre, perché fa emergere bene il punto di vista e il modo di procedere che stiamo imparando: come novizi di primo e secondo anno, ci siamo tutti riuniti al mattino, insieme al socio del Maestro, padre Iosif Sandoru, per fare condivisione e discernimento sulle attività pastorali in corso.

In un clima di ascolto e raccoglimento ciascuno ha esposto alcune descrizioni e valutazioni della propria esperienza di apostolato sui seguenti punti: dove; con chi; che cosa; elementi positivi e di ostacolo; aspetti di consolazione/desolazione interiore.

Ne è emerso un quadro piuttosto variegato, per la diversità degli ambiti pastorali, ma con almeno un punto in comune, ossia la necessità di un continuo discernimento per valutare “come” portare un contributo personale e spirituale, in contesti dove non si può né si deve assumere una piena responsabilità di conduzione.

Qualcuno di noi è impegnato in parrocchia nei gruppi giovanili di Azione Cattolica e Scout, altri hanno più direttamente a che fare con gruppi di catechesi, per bambini e famiglie, altri ancora sono impegnati in ambiti di servizio sociale. Un po’ come gli apostoli che ritornano da Gesù a raccontare le loro varie esperienze, anche per noi è stato importante partecipare reciprocamente l’estrema varietà delle esperienze, come una ricchezza da condividere, anche per ricevere dagli altri un aiuto e un sostegno, sia nel discernimento che nell’attuazione.

Abbiamo anche compreso che ciò che è centrale in tali esperienze non è tanto la quantità di lavoro svolto o il protagonismo che ciascuno può dispiegare nel suo contesto, ma l’esercizio personale di attenzione per cercare e trovare il Signore, nel suo agire nei cuori e nelle situazioni e la piena disponibilità ad offrirsi, con umiltà, per l’espansione del suo Regno. Anche piccole cose che accadono quotidianamente, come un colloquio, un gesto, una parola, possono costituire segni importanti dello Spirito, se il cuore è disponibile a leggerli. Inoltre si è sottolineata l’importanza di stare nei diversi contesti con flessibilità, cogliendo le occasioni per favorire un servizio e una proposta di spiritualità. Non si tratta di imporre, ma di incarnare una sensibilità e alcuni approcci che favoriscono una maggiore cura dell’interiorità, in contesti segnati tradizionalmente da un certo attivismo esteriore.

Ha infine concluso l’incontro p. Iosif, soffermandosi su alcuni aspetti del modo di procedere tipico della Compagnia: l’estrema adattabilità a seconda del tempo, del luogo e delle circostanze particolari; la disponibilità ad accogliere la realtà così com’è per discernere l’agire di Dio in essa; l’opposizione alla tentazione dell’attivismo, sentendo e gustando interiormente ogni aspetto anche piccolo, con piena disponibilità ad agire dove è possibile e necessario. Citando Gerolamo Nadal, p. Iosif ha affermato che tutto dovrebbe compiersi Spiritu, Corde, Practice, ossia a partire dallo Spirito, con tutto il cuore e orientati all’azione.

2020-11-17. Davide Arcangeli, novizio del primo anno.

Canti di Natale in Noviziato

24 Dic 2020

Il Natale è associato a tradizioni e canti che evocano ricordi dei nostri paesi d’origine. Ognuno di noi ha scelto un canto, che considera di particolare importanza. E così abbiamo realizzato una playlist di brani natalizi, che desideriamo condividere con tutti.

Di seguito una breve presentazione del brano scelto:

P. Agostino: “Din Don Dan”.
Tra gioia e nostalgia, un canto per tutta la famiglia.

P. Iosif: “Astăzi s-a născut Cristos” (Oggi è nato Cristo).
In origine era una canzone natalizia popolare rumena, abbastanza antica. Nel video è una elaborazione postmoderna, fatta da un compositore amico mio di Cluj, Cristian Bence-Muk. Mi piace come è riuscito a rivitalizzare qualcosa di molto tradizionale. Il ritornello fa: Lăudați și cântați și vă bucurați! (Lodate e cantate e gioite!) E così sia!

Davide: “I re magi”.
Un allegretto festoso dall’oratorio per bambini, intitolato Il Natale degli innocenti. È composto da Nino Rota, particolarmente noto per le colonne sonore di film di Luchino Visconti e di Federico Fellini. Ma è anche fecondo autore di musica sacra. Il brano riprende alla lettera il vangelo di Matteo, la scena dei Magi che arrivano a Gerusalemme.

Raul: “Florile dalbe” (Fiori bianchi).
Canto tradizionale rumeno molto conosciuto, che i giovani usano cantare durante le feste di Natale, andando nelle case dei parenti e conoscenti, per annunciare la festa che sta per arrivare, la nascita del Messia.

Pasquale: “Venite pastorelli alla capanna”.
Scelgo questo canto perché ricorda, col suono delle zampogne, le tradizioni del sud Italia, per un periodo che è sempre nostalgico. La nostalgia che reca con sé l’attesa di Gesù.

Christian: “Natale a Pavana”.
È una delle ultime canzoni di Francesco Guccini, scritta e cantata nel dialetto della sua infanzia. Mi piace il senso della memoria e la musica insieme dolce e piena di nostalgia.

Péter: “Danze popolari rumene”.
Béla Bartòk è capace, con gli strumenti della musica classica, di presentarvi un pezzo della cruda musica popolare rumena e ungherese. Così facendo del Natale un’esperienza vivace, simile alla sera nella quale i pastori vanno a vedere Gesù, Maria e Giuseppe.

Daniel N.: “Barn Jesus i en krybbe lå” (Bambin Gesù giaceva in una mangiatoia).
È un canto tradizionale danese che mi piace molto. Il testo è di Hans Christian Andersen e la musica di Niels W. Gade, che l’ha composto nel 1859.

Guglielmo: “Angelus ad pastores ait” (L’angelo disse ai pastori).
È un canto originale: che risale all’origine. L’esecuzione ad otto voci, in armonia tra loro, mi rimanda alle nostre diversità, unite in un solo canto, davanti alla tenerezza di un bimbo indifeso, che nasce per amore.

Dániel T.: “Boldogságos Szűz” (Beata Vergine).
In questo brano si incontrano due mondi diversi, due tradizioni diverse: Una ninna-nanna folkloristica ungherese per Gesù bambino e un canto del XIII secolo su un miracolo di Maria.
Mi piacciono gli incontri di questo tipo, dove la diversità non ci separa, ma ci arricchisce. Per me il Natale significa qualcosa di simile: contemplare l’incarnazione di Dio e donarmi agli altri come sono.

Gellért: “Betlehem kis falucskában” (Nel piccolo villaggio di Betlemme). Due voci bastano per il grande annuncio: “il Dio-Figlio si è fatto uomo”. Un canto tradizionale ungherese, presentato da due musicisti del mio paese.

Attraverso questa playlist potete sentirvi un po’ più uniti a noi. Auguriamo a tutti un buon Natale.

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