GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
iten
facebookTwitterGoogle+
Dove vanno gli attrezzi?

https://www.gartennatur.com/einen-zentralen-arbeitsplatz-im-garten-einrichten

https://www.gartennatur.com/einen-zentralen-arbeitsplatz-im-garten-einrichten

Info

Dove sono gli attrezzi?

Dove sono gli attrezzi è la domanda più ricorrente nelle prime settimane qua in noviziato.
Per i nuovi arrivati l’orientamento in casa è la prima grande sfida. E per superarla c’è bisogno degli attrezzi, degli strumenti utili al lavoro che c’è da fare.
È la stessa esperienza che si vive nell’ambientarsi, anche e soprattutto spiritualmente, per questi primi mesi, allo stile di vita della Compagnia. Quali sono gli strumenti per coltivare?
Che sia l’orto o la persona stanno nella relazione, con se stessi, con gli altri, e quello con il Signore, che si impara a vivere nella quotidianità.
Dove sono gli strumenti?
A ogni tempo il suo, come per il tempo della potatura c’è bisogno delle forbici, per pulire le foglie della scopa, per zappare della zappa, così per ogni momento della giornata ci sono modi e vie per “abitare” la relazione. Vita che si sperimenta in comunità, che si cerca di fare nel modo più aderente al modo di procedere della Compagnia, come ci insegnano i testi ignaziani, le costituzioni, e le indicazioni delle congregazioni generali, sotto la guida dei nostri superiori.
A ogni tempo della giornata un suo senso e un suo lavoro. E come si usa?
Bisogna guardarsi l’un l’altro, condividere esperienze, vedere come si muove la comunità per discernere qual è l’orientamento della nostra vita.
Chiedere e dare la propria disponibilità.
Chiedere fa capire le possibilità offerte dall’altro e la necessità di protenderci verso lui per crescere. Dare la propria disponibilità in un ascolto senza giudizio, attento a ricevere, nella disposizione di accogliere, per imparare a far spazio e capire le cose che valgono davvero.
“Deposto ogni giudizio, dobbiamo tenere l’animo disposto e pronto” come dice S.Ignazio negli Esercizi Spirituali.
Ma ci sono strumenti diversi, seppur sembrano simili, per cosa posso usarli e quando?
Tutto ha un tempo, a volte la fretta di capire può essere una cattiva consigliera, la curiosità porta frutti se condivisa in libertà e le risposte possono essere varie: dalla comprensione alla sospensione. Non sempre bisogna avere tutto chiaro se non si ha la forza o l’esperienza per utilizzare un certo strumento.
Così ad esempio ci si prepara al mese di Esercizi Ignaziani, ci si può interessare, si può chiedere, ma poi ci sono cose che vanno vissute, e la sospensione aiuta a comprendere anche il desiderio che si ha di quella cosa… “Non il tanto sapere sazia , ma il sentire e gustare le cose interiormente” , farne esperienza come dice ancora S.Ignazio.
E poi una volta fatto?
Rivedere la fatica fatta, vedere il lavoro svolto, ripeterlo se necessario per approfondirlo.
Nasce così una forma di gratitudine per il tempo ricevuto che dà energia e fortifica la nuova fatica che arriva col nuovo giorno. E allo stesso tempo si accumula esperienza, che aiuta ad acuire lo sguardo, a essere più ricettivi e a crescere nel “discernimento”.
E poi dove li metto? Ogni cosa a suo posto.
La grande arte del discernimento serve proprio a imparare a mettere in ordine, nella vita interiore come in quella esteriore.

Infatti, come diceva il card. Martini: «Senza che ce ne accorgiamo, la vita si disordina, si frammenta, si logora. Occorre rimettere in ordine i pezzetti del nostro tempo, del nostro corpo, del nostro cuore. Tutti ne abbiamo bisogno e tutti dobbiamo farlo, non solo una volta nella vita, bensì ogni giorno».

Proprio come si fa nella vita quotidiana, una volta che si rimette tutto in ordine, si scopre che c’è sempre un nuovo lavoro da fare e allora bisogna riprendere dinuovo gli attrezzi sistemati per poi rimetterli dinuovo a posto, con un bagaglio di esperienza sempre rinnovato.

Filippo Carlomagno, novizio del secondo anno

Condivisone di vita

di Péter Németh

“Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà…”
– Sant’Ignazio di Loyola

La fine di novembre era un periodo particolarmente interessante nel noviziato. Abbiamo cominciato una sessione, che chiamiamo “Condivisone di vita”. Questa indica un tempo dedicato per raccontare la storia della nostra vita. Un’occasione non solo bella, ma direi festosa, che dà la possibilità di partecipare ai momenti più importanti delle nostre vite, e così portarci ad essere comunità.

Raccontare storie è un’esigenza profondamente umana, che ha fatto nascere la lingua. Sembra che l’esigenza di raccontare e ascoltare siano gli atteggiamenti che ci fanno esseri umani. Le storie e gli incontri che abbiamo vissuto suonano sempre nel sottofondo delle nostre personalità, fanno parte delle nostre esistenze, e spiegano i nostri modi di vivere. Tutto questo è un po’ simile ai ritratti dei re e nobili dei tempi antichi, che contennero non solo il modello, ma anche i suoi attributi più importanti, cioè gli elementi più profondi della sua personalità. Raccontare la storia della nostra vita a qualcuno, significa aprire se stessi come è possibile verso gli altri, fare gli altri partecipanti della nostra vita. Ci fa capaci di vivere questi valori insieme, e camminare verso il nostro bene comune. Con la condivisione di vita abbiamo in qualche modo creato ed esposto il nostro ritratto agli altri.

Dall’altra parte, raccontare e contemplare la storia della nostra vita dà una possibilità unica per capire e riflettere. E ancora di più. Secondo l’esperienza che abbiamo ereditato da Sant’Ignazio è una vera possibilità di riconoscere il Signore attivo e agente nella vita propria. Nella vita di Sant’Ignazio, giocò un ruolo importante la memoria, come occasione di rileggere il passato per trovare Dio attraverso la realtà vissuta. Il passato nostro diventa così un’occasione di incontrarsi col Signore e opportunità a progredire nel riconoscimento della sua presenza. Noi, seguendo le sue orme, facciamo questa attività, per imparare meglio a riflettere, attraverso le preghiere e i pensieri di preparazione. Così la nostra vita diventa la storia dell’incontro con Lui.

E che cosa raccontare? Come ho sperimentato durante la mia condivisione di vita, non ho sempre raccontato quello che avevo deciso di dire. In realtà non credo che uno possa prepararsi in modo perfetto per raccontare la sua vita. Durante i primi discorsi avevo immaginato come facevo, con ricchi dettagli. Ma poi mi sono reso conto, che non sono io completamente il regista della mia narrativa. Il regista è un altro, e anche io sono uno spettatore.

2020-12-14. Peter Nemeth – novizio di primo anno

Commenti

Lascia un commento
Chiudi notifica

Gesuitinetwork - Normativa Cookies

I cookies servono a migliorare i servizi che offriamo e a ottimizzare l'esperienza dell'utente. Proseguendo la navigazione senza modificare le impostazioni del browser, accetti di ricevere tutti i cookies del nostro sito. Qui trovi maggiori informazioni