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Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Dove vanno gli attrezzi?

https://www.gartennatur.com/einen-zentralen-arbeitsplatz-im-garten-einrichten

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Dove sono gli attrezzi?

Dove sono gli attrezzi è la domanda più ricorrente nelle prime settimane qua in noviziato.
Per i nuovi arrivati l’orientamento in casa è la prima grande sfida. E per superarla c’è bisogno degli attrezzi, degli strumenti utili al lavoro che c’è da fare.
È la stessa esperienza che si vive nell’ambientarsi, anche e soprattutto spiritualmente, per questi primi mesi, allo stile di vita della Compagnia. Quali sono gli strumenti per coltivare?
Che sia l’orto o la persona stanno nella relazione, con se stessi, con gli altri, e quello con il Signore, che si impara a vivere nella quotidianità.
Dove sono gli strumenti?
A ogni tempo il suo, come per il tempo della potatura c’è bisogno delle forbici, per pulire le foglie della scopa, per zappare della zappa, così per ogni momento della giornata ci sono modi e vie per “abitare” la relazione. Vita che si sperimenta in comunità, che si cerca di fare nel modo più aderente al modo di procedere della Compagnia, come ci insegnano i testi ignaziani, le costituzioni, e le indicazioni delle congregazioni generali, sotto la guida dei nostri superiori.
A ogni tempo della giornata un suo senso e un suo lavoro. E come si usa?
Bisogna guardarsi l’un l’altro, condividere esperienze, vedere come si muove la comunità per discernere qual è l’orientamento della nostra vita.
Chiedere e dare la propria disponibilità.
Chiedere fa capire le possibilità offerte dall’altro e la necessità di protenderci verso lui per crescere. Dare la propria disponibilità in un ascolto senza giudizio, attento a ricevere, nella disposizione di accogliere, per imparare a far spazio e capire le cose che valgono davvero.
“Deposto ogni giudizio, dobbiamo tenere l’animo disposto e pronto” come dice S.Ignazio negli Esercizi Spirituali.
Ma ci sono strumenti diversi, seppur sembrano simili, per cosa posso usarli e quando?
Tutto ha un tempo, a volte la fretta di capire può essere una cattiva consigliera, la curiosità porta frutti se condivisa in libertà e le risposte possono essere varie: dalla comprensione alla sospensione. Non sempre bisogna avere tutto chiaro se non si ha la forza o l’esperienza per utilizzare un certo strumento.
Così ad esempio ci si prepara al mese di Esercizi Ignaziani, ci si può interessare, si può chiedere, ma poi ci sono cose che vanno vissute, e la sospensione aiuta a comprendere anche il desiderio che si ha di quella cosa… “Non il tanto sapere sazia , ma il sentire e gustare le cose interiormente” , farne esperienza come dice ancora S.Ignazio.
E poi una volta fatto?
Rivedere la fatica fatta, vedere il lavoro svolto, ripeterlo se necessario per approfondirlo.
Nasce così una forma di gratitudine per il tempo ricevuto che dà energia e fortifica la nuova fatica che arriva col nuovo giorno. E allo stesso tempo si accumula esperienza, che aiuta ad acuire lo sguardo, a essere più ricettivi e a crescere nel “discernimento”.
E poi dove li metto? Ogni cosa a suo posto.
La grande arte del discernimento serve proprio a imparare a mettere in ordine, nella vita interiore come in quella esteriore.

Infatti, come diceva il card. Martini: «Senza che ce ne accorgiamo, la vita si disordina, si frammenta, si logora. Occorre rimettere in ordine i pezzetti del nostro tempo, del nostro corpo, del nostro cuore. Tutti ne abbiamo bisogno e tutti dobbiamo farlo, non solo una volta nella vita, bensì ogni giorno».

Proprio come si fa nella vita quotidiana, una volta che si rimette tutto in ordine, si scopre che c’è sempre un nuovo lavoro da fare e allora bisogna riprendere dinuovo gli attrezzi sistemati per poi rimetterli dinuovo a posto, con un bagaglio di esperienza sempre rinnovato.

Filippo Carlomagno, novizio del secondo anno

Stand-by o play?

di P. Agostino Caletti – maestro dei novizi

Siamo in stand-by o continuiamo a tenere acceso il play sulla nostra vita? Spesso, coi gruppi di famiglie che accompagno, ci interroghiamo su questo tema, ponendoci questa domanda. L’informazione pubblica, i dibattiti, i discorsi più quotidiani, sembrano quasi orientati a sottolineare una sospensione della vita, iniziata un anno fa e in attesa di un evento che ci faccia ricominciare da dove ci eravamo fermati. Ma, usando un pizzico di realismo, ci rendiamo conto che questa visione non regge, non è veritiera. Perché? Di fatto i nostri giorni sono andati e vanno avanti; portiamo avanti impegni; ci organizziamo alla meglio; ci ingegniamo per mitigare le varie pesantezze; riflettiamo; riscopriamo la bellezza della natura; siamo più sensibili alla solidarietà verso l’altro.

Tutto questo non è vivere? È vivere un presente, non sognato, né scontato, né programmato, ma è vivere il “qui e ora” di fatto. Non è essere in stand-by, ma un essere “diversamente attivi”, come si direbbe con un’espressione oggi molto utilizzata. Ci accompagnano momenti positivi e negativi; sentimenti di gioia, ma anche di dolore; rassegnazione e ribellione: tutto questo non è “essere vivi”? Questo era probabilmente presente anche prima che il mister covid facesse irruzione nelle nostre vite, ma per prenderne consapevolezza occorre tempo e, qualche volta, qualche evento che ci riporti alla “bella fragilità” della nostra esistenza.

Allora, continuando con la metafora del registratore, non si tratta di azionare il rewind per riavvolgere tutto e tornare al punto di partenza. E neppure schiacciare su fwd e andare velocemente alla fine, senza ascoltare per intero il contenuto del file/nastro. Piuttosto lasciamo che il play prosegua; che la nostra vita non si fermi; che non ci arrendiamo al cercare significati possibili e nuovi stili praticabili. Il presente ci sta dicendo qualcosa. Aiutiamoci gli uni gli altri a stare in ascolto, vivendo questo presente, che farà comunque parte di quanto costruiremo nel nostro futuro.

2021-03-24 P. Agostino Caletti – maestro dei novizi

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