GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Scoprire la biodiversità

di Daniel Tímár

Durante l’ultimo incontro con gli educatori di ACR (Azione Cattolica Ragazzi) della parrocchia dove faccio apostolato abbiamo fatto un’attività in cui ogni giovane ha scritto su un foglio la sua caratteristica più significativa, come se si vedesse in uno specchio. Poi, nel secondo turno, sull’altro lato del foglio tutti gli altri giovani hanno scritto i pregi dei loro compagni. Il giorno dopo ho riflettuto su questa attività e ho provato ad applicarlo nella nostra comunità in noviziato. Rivedendo il cammino che abbiamo fatto insieme, la prima parola che è emersa è stata: gratitudine.

Sono grato perché posso testimoniare come il Signore sta lavorando nella vita di ognuno di noi. Sono grato, perché i buoni esempi degli altri mi spingono avanti nel mio cammino e mi aiutano nei momenti difficili. In altri momenti mi richiamano se ho dimenticato qualcosa o semplicemente aprono nuovi orizzonti. Sono grato, perché anche se non è sempre facile vivere la diversità tra di noi, ci sono sempre dei momenti in cui diventiamo veri doni per gli altri e così possiamo arricchirci l’un l’altro. Sono grato, perché tra loro e con il loro aiuto posso scoprire cosa significa essere il vero me stesso.

Continuando la riflessione a questo punto, mi è venuta l’immagine di un prato in cui si trovano diversi fiori e piccoli animali. Un ambiente dove c’è spazio per diverse specie. Questa scena rappresenta la fresca esperienza dei tre corsi che abbiamo appena finito. Tre diversi gesuiti, tre diverse personalità, tre diversi temi, tre diversi metodi di presentazione. Come se fossero tre diversi alberi in questo prato. Vivendo tutti e tre in modo profondo la spiritualità ignaziana, questi gesuiti ci hanno mostrato cosa significa condividere loro stessi attraverso le loro specializzazioni, usando i diversi doni e talenti delle loro personalità. Sono grato per questa diversità e per questa esperienza, perché mi aiutano a diventare l’immagine che Dio ha su di me.

2021-02-09 Dániel Tímár, novizio del secondo anno.

Intervista con Umberta Parodi, insegnante di greco antico

19 Dic 2020

Una volta alla settimana abbiamo lezione di greco antico. Da più di 10 anni la professoressa Umberta Parodi insegna ai novizi e dunque ha la possibilità di conoscere le nuove generazioni di Gesuiti. Ecco un’ intervista, per conoscerla meglio.

Non è soltanto nel noviziato che hai incontrato la Compagnia di Gesù, ma sei stata influenzata dall’incontro con vari gesuiti nella tua vita. Puoi raccontare un po’ come loro hanno lasciato un impatto in te?
Il primo gesuita che ho incontrato era p. Giuseppe Carena, responsabile della cosiddetta “messa dei poveri” a S. Marcellino. Ho fatto il volontariato lì dal 1970, e ho conosciuto Alberto Remondini, che poi è entrato in Compagnia. Insieme abbiamo fatto un dopo-scuola per i bambini del centro storico, diventato con il passare del tempo una cooperativa di servizio sociale, il Cesto.
P. Maurizio Costa, rettore dell’Istituto Arecco, è stato padre spirituale mio e di mio marito, e ci ha preparato al matrimonio. Ci ha anche seguito dopo. Poi c’è il p. Biagio Spessa, che era amicissimo di mio marito, ed è stato molto vicino alla nostra famiglia. Era docente all’Arecco, intelligentissimo, ma anche molto umile.

C’è una cosa che caratterizza i novizi che hai incontrato in questi anni?
L’atteggiamento della ricerca accomuna tutti quelli che ho incontrato. Sono venuti qui in ricerca della strada giusta, e sono stati lasciati liberi per uscire, se la loro strada era altrove. È anche bello vedere che sia lasciato spazio per le loro personalità tanto diverse.
Nelle lezioni non impariamo soltanto la grammatica e l’etimologia di varie parole, ma insieme leggiamo anche il brano del Vangelo della domenica successiva. Qual è il tuo rapporto con il Vangelo ed è in qualche modo cambiato nel corso degli anni?
Da ragazza avevo letto i vangeli con un frate francescano, e sono quindi molti anni che leggo il Vangelo. Ma solo quando ho cominciato ad insegnare qui in noviziato, ho cominciato a fare un approfondimento linguistico, che permette di scoprire spiragli ed orizzonti spirituali notevolissimi. In realtà, potrei fare questo per ogni domenica, ma lo faccio solo quando preparo le lezioni, perché il cammino di fede è un cammino di comunità. È quello che ho scoperto qua. Perciò spero ogni anno che il maestro mi confermi per l’anno successivo.

Puoi condividere con noi una desolazione ricevuta in quest’ultimo tempo?
Una figlia di un’amica è morta di cancro da poco a solo 40 anni, ma non aveva condiviso con la famiglia il fatto che era ammalata, e questo è stata una grande sofferenza.

Puoi condividere con noi una consolazione ricevuta in quest’ultimo tempo?
Che gli spazi per l’incontro con gli altri e con Dio ci sono, quando ci mettiamo in un atteggiamento di accoglienza.

2020-12-19