GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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https://www.youtube.com/watch?v=TWcyIpul8OE

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Ri-creare

15 Feb 2019

Uno dei punti cardinali della nostra formazione di novizi è quello di diventare «uomini di comunità». Una metamorfosi – o, la fioritura di ciò che era latente – che avviene attraverso la grazia, la preghiera, l’impegno, l’apprendimento, la riflessione. E, ovviamente, eventi concreti e ritmi della vita quotidiana.

Uno di questi tasselli concreti è la «ricreazione»: un appuntamento quotidiano dopo cena in cui, prima di concludere una giornata di lezioni, lavori di casa, apostolati/servizio in parrocchia, studio, ci raggruppiamo per rilassarci insieme. Chiacchieriamo, giochiamo a giochi da tavolo, discutiamo, scambiamo battute, guardiamo un film … Alcuni giorni particolarmente stancanti, quando la voce del proprio letto appella pressantemente, la ricreazione può sembrare più qualcosa da sopportare che un’occasione per rilassarsi! Ma vale davvero la pena impegnarsi a mettere la comunità al primo posto ed a valorizzare questi brevi ma preziosi incontri quotidiani con i fratelli.

Di tanto in tanto, ci vengono nuove idee per ri-creare la ricreazione, con grande tribolazione del Maestro … E così è stato che, trovandoci solo in tre una sera (essendo tutti gli altri fuori per servizio apostolico, mentre quelli del primo anno stavano ancora facendo il loro mese di Esercizi Spirituali), e sentendoci in vena di musica oltre il repertorio limitato di CD nella nostra collezione (principalmente un miscuglio bizzarro di Norah Jones, musica classica e Bob Marley), abbiamo deciso di ascoltare/vedere alcuni video di musica da YouTube, scegliendone a turni.

E così è nata una nuova melodia. I nostri caratteri si sono rivelati in modi nuovi, i ritmi dei nostri cuori hanno trovato nuova espressione … sfumature precedentemente poco notate sono state intessute nel grande mosaico che è la nostra comunità attraverso le note e le voci di Ennio Morricone, Mumford & Sons, Ex-Otago, Immagine Dragons, I Ratti della Sabina, The Staves.

Un momento anche di scoperta personale, di come io sono stato «ricreato» durante il mio tempo nel noviziato, quando ho visto il video musicale di «Holocene» di Bon Iver per la prima volta da quando avevo varcato la soglia di Villa Sant’Ignazio più di un anno fa’.

Ricordo che quando entrai per la prima volta in noviziato, non capivo perché così tanti dei miei co-novizi fossero così entusiasti dell’idea di discutere i film in «CineForum»: nella mia esperienza di allora, i film erano solo (come diceva un novizio rumeno) «da consumare», una forma semplice, seppur piacevole, di divertimento piuttosto che una forma d’arte. Eppure quella sera, immerso in un contesto di preghiera e «alla ricerca di Dio in tutte le cose», ed essendomi lentamente convertito a vedere la bellezza e la cultura dove in precedenza avevo cercato solo il gusto del divertimento, «Holocene» ha presentato un’interpretazione completamente nuova.

Un video che in precedenza mi piaceva ‘solo’ per l’eterea bellezza dei paesaggi islandesi, improvvisamente era diventato un film che descriveva la mia relazione con il Creatore … un bambino, guidato dallo Spirito (0:50, 4:34), allegro, sorridente, nella meraviglia assoluta di fronte alla vastità e bellezza che lo circondano, contempla tutto in una gioia silenziosa. Un bambino che non è terrorizzato dalla grande, vuota distesa che lo circonda, ma si sente sereno, sicuro … perché vede, sente che il Padre suo è vicino, è lì.

Quasi certamente, Bon Iver non aveva in mente questa interpretazione. Ma mi concedo una certa licenza per ri-creare.

Condivisone di vita

di Péter Németh

“Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà…”
– Sant’Ignazio di Loyola

La fine di novembre era un periodo particolarmente interessante nel noviziato. Abbiamo cominciato una sessione, che chiamiamo “Condivisone di vita”. Questa indica un tempo dedicato per raccontare la storia della nostra vita. Un’occasione non solo bella, ma direi festosa, che dà la possibilità di partecipare ai momenti più importanti delle nostre vite, e così portarci ad essere comunità.

Raccontare storie è un’esigenza profondamente umana, che ha fatto nascere la lingua. Sembra che l’esigenza di raccontare e ascoltare siano gli atteggiamenti che ci fanno esseri umani. Le storie e gli incontri che abbiamo vissuto suonano sempre nel sottofondo delle nostre personalità, fanno parte delle nostre esistenze, e spiegano i nostri modi di vivere. Tutto questo è un po’ simile ai ritratti dei re e nobili dei tempi antichi, che contennero non solo il modello, ma anche i suoi attributi più importanti, cioè gli elementi più profondi della sua personalità. Raccontare la storia della nostra vita a qualcuno, significa aprire se stessi come è possibile verso gli altri, fare gli altri partecipanti della nostra vita. Ci fa capaci di vivere questi valori insieme, e camminare verso il nostro bene comune. Con la condivisione di vita abbiamo in qualche modo creato ed esposto il nostro ritratto agli altri.

Dall’altra parte, raccontare e contemplare la storia della nostra vita dà una possibilità unica per capire e riflettere. E ancora di più. Secondo l’esperienza che abbiamo ereditato da Sant’Ignazio è una vera possibilità di riconoscere il Signore attivo e agente nella vita propria. Nella vita di Sant’Ignazio, giocò un ruolo importante la memoria, come occasione di rileggere il passato per trovare Dio attraverso la realtà vissuta. Il passato nostro diventa così un’occasione di incontrarsi col Signore e opportunità a progredire nel riconoscimento della sua presenza. Noi, seguendo le sue orme, facciamo questa attività, per imparare meglio a riflettere, attraverso le preghiere e i pensieri di preparazione. Così la nostra vita diventa la storia dell’incontro con Lui.

E che cosa raccontare? Come ho sperimentato durante la mia condivisione di vita, non ho sempre raccontato quello che avevo deciso di dire. In realtà non credo che uno possa prepararsi in modo perfetto per raccontare la sua vita. Durante i primi discorsi avevo immaginato come facevo, con ricchi dettagli. Ma poi mi sono reso conto, che non sono io completamente il regista della mia narrativa. Il regista è un altro, e anche io sono uno spettatore.

2020-12-14. Peter Nemeth – novizio di primo anno

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