GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
iten
facebookTwitterGoogle+
https://www.google.it/search?q=gustav+klimt+the+kiss+print&hl=en-IT&tbs=simg:CAESuQIJ-gHkWLq5lQ4arQILEKjU2AQaBggVCAUICwwLELCMpwgaYgpgCAMSKI8JjgnnCasXvReqF8MJpheUCaUXhymUKfw39y34Lfs39Tf5N9sk9jcaMC8sz2w5v0pSPPVzGuNMpLcSQahRH_1h5KvIVYxQjLz28Pj1sTgbzrR0aj5Il-K-j0yAEDAsQjq7-CBoKCggIARIEFUcoUQwLEJ3twQkalgEKHQoKbW9kZXJuIGFydNqliPYDCwoJL20vMDE1cjYxCh8KDGlsbHVzdHJhdGlvbtqliPYDCwoJL20vMDFrcjhmChoKB3BhdHRlcm7apYj2AwsKCS9tLzA2ZzF3MgoXCgVjaGlsZNqliPYDCgoIL20vMHl0Z3QKHwoNYWNyeWxpYyBwYWludNqliPYDCgoIL20vMDExbHgM,isz:l&tbm=isch&source=lnt&sa=X&ved=0ahUKEwi7tdjfqprgAhW-AWMBHbKqDMkQpwUIHw&biw=1366&bih=657&dpr=1#imgrc=ci3ic4NTFtwE0M:

https://www.google.it/search?q=gustav+klimt+the+kiss+print&hl=en-IT&tbs=simg:CAESuQIJ-gHkWLq5lQ4arQILEKjU2AQaBggVCAUICwwLELCMpwgaYgpgCAMSKI8JjgnnCasXvReqF8MJpheUCaUXhymUKfw39y34Lfs39Tf5N9sk9jcaMC8sz2w5v0pSPPVzGuNMpLcSQahRH_1h5KvIVYxQjLz28Pj1sTgbzrR0aj5Il-K-j0yAEDAsQjq7-CBoKCggIARIEFUcoUQwLEJ3twQkalgEKHQoKbW9kZXJuIGFydNqliPYDCwoJL20vMDE1cjYxCh8KDGlsbHVzdHJhdGlvbtqliPYDCwoJL20vMDFrcjhmChoKB3BhdHRlcm7apYj2AwsKCS9tLzA2ZzF3MgoXCgVjaGlsZNqliPYDCgoIL20vMHl0Z3QKHwoNYWNyeWxpYyBwYWludNqliPYDCgoIL20vMDExbHgM,isz:l&tbm=isch&source=lnt&sa=X&ved=0ahUKEwi7tdjfqprgAhW-AWMBHbKqDMkQpwUIHw&biw=1366&bih=657&dpr=1#imgrc=ci3ic4NTFtwE0M:

https://www.google.it/search?q=gustav+klimt+the+kiss+print&hl=en-IT&tbs

Info

Amore, lontananza, comunione

di Pietro Coppa

Ognuno di noi è convinto che sia impossibile amare qualcuno senza in qualche modo essergli vicino. L’amante, per definizione, è attraversato da una continua tensione che lo spinge a ricercare l’amato. Il poeta latino Tito Lucrezio Caro, nel suo De rerum natura, tratteggia in maniera magistrale questa caratteristica dell’amore facendo riferimento all’unione carnale dei due amanti. Nella massima espressione dell’amore fisico, entrambi cercano di “perdersi nell’altro corpo con tutto il corpo”(RN IV, 1095). Un desiderio di fusione che non può trovare compimento e che dunque si riattiva continuamente. D’altra parte, anche le forme dell’amore che non trovano espressione nell’unione dei corpi, come l’affetto che si prova nei confronti di genitori e amici, richiedono una certa prossimità per potersi mantenere vive. È qui che sorge una delle più ricorrenti obiezioni alla vita religiosa intrapresa dal novizio. Obiezione che spesso e volentieri è mossa proprio dai genitori: «come puoi dire di amarci, se hai scelto di vivere una vita lontano da noi?». Una simile critica potrebbe essere avanzata anche dagli amici di sempre e dalle persone incontrate durante le esperienze apostoliche che ci mettono a contatto con i giovani e con i poveri. Le esigenze della formazione non permettono di stabilire con loro legami duraturi. Eppure è possibile vivere una forma di comunione anche nella
lontananza. La preghiera d’intercessione colma questa distanza riempiendola d’amore. La richiesta di benefici concreti in favore di coloro per i quali si prega, non ne esaurisce il significato. Ciò che più di ogni altra cosa è vitale in questo tipo di orazione è il percepire su di sé e sugli altri lo sguardo misericordioso del Padre che con il suo abbraccio d’amore ci trasforma in una cosa sola (Gv 17,20). Questa preghiera ci aiuta a ritrovare l’unità pur vivendo la dispersione ed è maestra del mistero dell’amore tra Dio e noi, dove convivono amore, lontananza e comunione.

https://cdn.pixabay.com/photo/2018/01/05/02/41/lonely-3062017_960_720.jpg

Custodire l’assenza

di Carmine Carano

Partire… è un verbo che nella vita del novizio gesuita ricorre spesso, in alcuni momenti addirittura la affolla. Partire… un verbo che esprime un movimento duplice, o meglio due movimenti che si intrecciano: l’altro che va via e io che resto con me e la mia interiorità, o al contrario, io mi allontano con il bagaglio del mio mondo interiore e l’altro che resta fermo a guardarmi scomparire. Sarà capitato credo a tutti di salire su un treno, voltarsi, dare un’occhiata alla stazione da cui si è partiti e notare che lui o lei è ancora lì a guardarti andare via, a guardarti mentre il treno inesorabile e sordo ti trascina altrove.

La partenza lascia uno spazio aperto, dove si libera l’assenza di chi non c’è ora, o meglio non è fisicamente presente. Tale assenza può provocare e portare alla scoperta di un modo nuovo di stare in relazione, custodendo l’altro al di là del corpo. Il bambino pensa che se non vede la mamma, questa non ci sia e basta. La vita ti prende per mano e ti accompagna un poco alla volta a maturare una dimensione diversa in cui accogliere e conservare la presenza dell’altro, è il giardino della memoria. Un luogo interiore, vasto, dove la presenza amica viene ricordata e custodita.

L’ultima assenza che la comunità del noviziato sta sperimentando è quella dei novizi di primo anno, che sono impegnati in questi giorni nell’intensa palestra degli Esercizi Spirituali. Non parlo della settimana, ma dell’intero Mese. Eravamo sedici in casa e ora siamo sei, più tre formatori. La casa è più vuota e silenziosa.  Io e i miei compagni di secondo anno abbiamo deciso di rispondere all’assenza attuando la possibilità della preghiera, favoriti dal clima della casa che a mio parere sembrava invitare a questa scelta.  E’ stato un tempo di rilettura dei tre mesi trascorsi, ma non solo. La reazione non è stata soltanto un guardare alle cose state, è stato uno sguardo responsabile rivolto al presente, che dal presente si lasciasse afferrare. Loro sono lì a fare gli Esercizi, e noi abbiamo deciso di accompagnarli con la preghiera, sostenerli nella faticosa traversata. I segni scelti sono stati due. Il primo. Ciascuno di noi, un giorno della settimana assegnato, dedica ai novizi esercitanti l’ora di meditazione del mattino, e durante la Messa comunitaria a loro rivolge un’intenzione di preghiera. Il secondo. Il venerdì, alle diciannove, ci ritroviamo a pregare il rosario per la stessa ragione.

Sono due esperienze di intercessione che tendono a risignificare la partenza e la relativa assenza. Loro, partiti, non sono semplicemente assenti, bensì ritrovati nella preghiera. Chiudere gli occhi, concentrarsi, respirare lentamente, tacere o proferire un’intenzione elaborata nel mentre di quel silenzio o pronunciare le parole ripetitive del rosario diventano i luoghi nei quali scoprire che in Dio l’altro – i compagni impegnati nel Mese – è ritrovato in modo nuovo. Diventano luoghi dove sperimentare una diversa e feconda relazione, di aiuto fraterno. Distanti, ma in Dio ritrovati.

Commenti

Lascia un commento
Chiudi notifica

Gesuitinetwork - Normativa Cookies

I cookies servono a migliorare i servizi che offriamo e a ottimizzare l'esperienza dell'utente. Proseguendo la navigazione senza modificare le impostazioni del browser, accetti di ricevere tutti i cookies del nostro sito. Qui trovi maggiori informazioni