GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Ultreia!

di Nello Brunelli

In questi mesi mi sono chiesto dove sarò tra qualche anno. Dove sarà il mio lavoro e quali saranno le mie mansioni? Dove andrò a vivere? Dovrò imparare delle lingue?

Molti anni fa, a piedi verso Santiago de Compostela incontrammo un pellegrino con una barba bianca e una serie di strani oggetti appesi al collo. Aveva gli occhiali tenuti insieme del nastro adesivo e un occhio coperto, come un pirata. Mescolando francese e spagnolo ci spiegò che la differenza tra un mendicante e un pellegrino è nella meta. Ci salutò dicendo: “Ultreia!”, che poi scoprimmo essere l’antico moto dei pellegrini che significa “vai avanti!”. Dopo averlo salutato ebbi il desiderio di voltarmi indietro per vedere se ci fosse ancora o se fosse stata la apparizione di un angelo.

Diciotto anni da quell’episodio qualcosa ha richiamato alla memoria quell’episodio tra i piatti di trofie della festa di San Marcellino, nella piazzetta di fronte alla chiesa. Il mio animo si mescolava con i racconti delle persone. C’erano novizi gesuiti, dipendenti e volontari del San Marcellino, ospiti della accoglienza e persone senza fissa dimora che passavano di lì per mangiare qualcosa. C’erano tante parole diverse che venivano raccontate. Tra queste mi hanno colpito i racconti dei volontari sul mondo del lavoro, un mondo che conosco molto bene per esperienza diretta. Una continua riduzione del personale e dei costi con l’aumento degli orari di lavoro. La chiusura delle aziende e la paura che la propria azienda chiuda. La disoccupazione a cinquant’anni non sempre accompagnata da un cuscinetto sociale. Tutto questo si mescolava a racconti dei senza dimora, la loro continua ricerca di un posto dove stare e di un pasto caldo, ore e ore a camminare per la città senza una meta, aspettando gli orari giusti per entrare in una mensa o in un dormitorio. Ho visto una precarizzazione del mondo in cui viviamo. E’ una precarizzazione che tocca persone diverse su diversi livelli, dal lavoro alla ricerca di un tetto, dalla ricerca di un senso ultimo nella vita alla quadratura sempre più difficile tra i propri desideri e la realtà delle cose.

Poi è arrivato l’esperimento del “pellegrinaggio in povertà”, di nuovo in pellegrinaggio dopo tanti anni, di nuovo in questo grande e simbolico cammino che rappresenta la nostra vita. Nella difficoltà e nella stanchezza ho ricordato l’episodio del pellegrino che mi diceva “Ultreia!”. Non sapevamo dove avremmo dormito e cosa avremmo mangiato ma sapevamo per Chi e per cosa stavamo camminando. Stavamo cercando di metterci sulle orme del gran Re e nulla avrebbe potuto dare un sapore più forte al nostro procedere e una risposta più profonda alle mie domande.

 

 

https://www.dallavalletrasporti.it/index.php?cod=36&lingua=ita

L’ETERNO STUDIO

di Urban Gartner

Che cosa deve fare un novizio in noviziato (della Compagnia di Gesù) o un seminarista in seminario? Penso che sia abbastanza chiaro che deve imparare ad essere un uomo fedele a Dio sia nel modo di vivere all’interno di un particolare ordine religioso che nel caso di un prete diocesano. Inoltre, deve scoprire se questo tipo di vita sia davvero adatta a lui o no. Sapendo queste cose sono entrato nel noviziato dei Gesuiti.

Tuttavia ho incontrato delle difficoltà.

Ho già una certa conoscenza di me stesso e del mondo. Ho già una certa esperienza nel lavorare con i giovani, una certa esperienza di fede, esperienza di un’altra forma di comunità, conoscenza di Dio, che voglio condividere con gli altri o vorrei insegnare agli altri. Ma ora, una delle cose più importanti per me è imparare e studiare. Non sto parlando di studiare in senso intellettuale come lo studio della filosofia o della scienza o altre cose. Devo comprendere come imparare bene dall’esperienza, dalla conoscenza e dall’esempio di altre persone. Inoltre devo imparare a cercare aiuto quando ho difficoltà o ho dei dubbi o sono incerto. Devo essere aperto perché solo così Dio può trasformarmi in una persona, che possa poi diventare un buon gesuita.

Ho solo ventotto anni, ma neanche per me è semplice perché succede che mi ribelli a tutto questo. Non riesco a immaginare come debba essere per quelli che hanno già più di quarant’anni (si, abbiamo anche i novizi più maturi)! Ovviamente le nostre esperienze e conoscenze passate non sono irrilevanti ma dobbiamo imparare a farne buon uso: dobbiamo accrescere le nostre conoscenze e il nostro modo di relazionarci con gli altri.

Il noviziato è in realtà molto più di tutto questo, ma comunque, l’apprendimento è molto importante. È anche una delle rare opportunità, in cui una persona può davvero imparare un nuovo stile di vita con relativa tranquillità.

Perché scrivo questo? Perché, se me lo chiedi, questo non è importante solo per me e per noi novizi, questo mi sembra anche una delle basi della vita cristiana. Questo in realtà non è una mia scoperta, l’ho sentito dalla bocca di altre persone, ma ora, ciò è molto presente nella mio modo di vivere e per questo voglio condividerla con voi.

Qualsiasi cosa facciamo, che siamo catechisti, o animatori, o cooperatori nelle parrocchie, o manager, o ingeneri, o genitori, o lavoratori, o esperti di qualcosa, è sempre positivo essere aperti a nuove possibilità, alla meraviglia che può mostrarci un nuovo modo di fare le cose e a migliorare il nostro modo personale di fare ciò che Dio vuole da noi. Ma sicuramente dobbiamo anche avere una certa solidità e stabilità, prendere l’apprendimento non troppo pesante, altrimenti il cercare in continuazione nuove cose può portarci in un grande crollo, ed ad allontanarci dal bene.

Proprio questo fatto di essere al tempo stesso solidi e elastici, qualche volte plastici (un oggetto plastico mantiene la forma in cui è stato cambiato) rende questo tipo di apprendimento così difficile.

Perché ciò avvenga, ci vuole un lavoro che non possiamo fare da soli. Non vediamo noi stessi abbastanza bene, non sappiamo abbastanza per insegnarci e guidarci da soli. Anche zio Google o Youtube o anche tutti i libri, secondo me, non sono abbastanza per assicurarci profondi cambiamenti. Ci vogliono persone sagge capaci di mettere tutte queste nuove cose al loro posto.

Soprattutto noi credenti dobbiamo avere fiducia in Dio (la persona o “persone” più sagge nell’esistenza) e cioè avvicinarci a Lui sempre di più perché guida tutto nel miglior modo possibile usando tecniche diverse, spesso impiegando come suo mezzo degli uomini saggia.

“Se vedi una persona saggia, va’ di buon mattino da lei, il tuo piede logori i gradini della sua porta.” (Sir 6, 36)

Anche se abbiamo una grande fede in Dio, non fa mai male ascoltare e imitare le persone più sagge di noi. Siamo cosi: siamo fragili e per questo dobbiamo aiutarci l’un l’altro! Nessuno è nato imparato. Anche Gesù è vissuto sulla terra accettando un processo di educazione e di crescita nonostante che fosse Dio.

Attualmente mi reputo fortunato e benedetto ad avere il maestro dei novizi che ci accompagna nel nostro percorso personale e spirituale assieme ad altre persone esperte. Ci sono anche altri novizi, che sono per me di grande aiuto, principalmente attraverso quello che posso imparare da loro e attraverso le nostre relazioni in cui ci “smussiamo” un po’ gli “spigoli” l’un l’altro (capita a me o a qualcun altro che alcune cose non sembrino giuste di primo acchito ma con il tempo riusciamo a capirci). Comunque è molto importante che mi accettino cosi come sono (questo non significa che mi debbono assecondare se faccio qualcosa di davvero negativo). Inoltre ci sono anche i miei genitori, che ancora mi danno qualche buon consiglio, anche se sono a 570 km da me.

Durante questo processo non dobbiamo inoltre dimenticare che la misericordia di Dio non finisce mai e che non possiamo evitare di sbagliare.

Li sbagli li facciamo tutti, pure le persone che non vogliono mettersi in gioco, anche se questi, secondo me, stanno facendo l’errore più grande.

Urban Gartner, novizio del primo anno

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