GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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La foresta rotonda con quattro angoli

di Daniel Tímár

Leggendo il titolo di questo articolo che pensi, esiste una foresta così? Come te la immagini? Chi vivrebbe in un luogo chiamato così? Adesso ti invito a fermarti un attimo e immaginare.

La foresta rotonda con quattro angoli è il titolo di una raccolta di favole di uno scrittore ungherese, Ervin Lazar. All’inizio della storia non troviamo una descrizione di questa foresta. Lo scrittore lascia aperto questo punto e immediatamente comincia ad introdurre i personaggi. Il luogo si crea attraverso le loro connessioni. Il protagonista si chiama “Mikkamakka”, un gatto che invita nella foresta diversi personaggi emarginati: Sigfrido Bruckner, un vecchio leone artista, Serafino Cavallo, un destriero di colore blu, Aromo, il coniglio furbo che non ha superato l’esame di corsa, “Vacskamati” (Vattomatti), il gatto sfegatato, Grande Zoardo, il pino che può camminare, Bestia Luigi, che è bonaccione dal cuore d’oro ed infine Domdodom, che non può dire altra parola che questa: domdodom.

Che banda interessante! Sembra che tutti loro abbiano qualche difetto, ma in questa foresta possono vivere con gioia, in pace ed essendo loro stessi. Vedendo noi novizi non siamo molto diversi da questi personaggi. Anche noi abbiamo i nostri difetti, le nostre debolezze e il bisogno di sentirci a casa dove possiamo essere noi stessi.

In questo periodo di covid-epidemia noi nel noviziato viviamo in uno stato privilegiato. Cioè ogni giorno incontriamo Gesù attraverso l’eucaristia. Qualcosa di molto simile accade durante la Messa come nella foresta di Ervin Lazar: sull’altare quadrato Gesù sarà visibile nell’ostia rotonda e ci invita all’unione. In questo momento la nostra cappella diventa una foresta rotonda dove ci riuniamo nell’amore di Gesù, che ci aiuta ad amare e accettare noi stessi e i nostri compagni. Incontrando questo amore siamo anche invitati a condividerlo. Utilizzando le stesse parole dello scrittore ungherese diventare “Mikkamakka”, cioè apostolo dell’amore.

Per la maggioranza delle persone adesso non è possibile questo tipo d’incontro. Perciò vorrei invitare tutti quelli che desiderano incontrare Gesù nell’eucaristia di immaginare questa foresta sacra.

Cominciamo la nostra contemplazione così: Dove si trova questa foresta? Grande o piccola? Che tipi di alberi vedo? Posso fermarmi su ogni piccolo dettaglio. Una volta che ho creato il luogo continuo a mettere sulla scena tutte le persone che vivono intorno a me, le guardo con le loro mancanze, debolezze e anche i loro talenti, ciò che mi piace . Dopo continuo ad immaginare un altare quadrato che può essere anche quello della mia parrocchia. Ed infine metto in questa immagine l’ostia rotonda. Poi contemplo questa scena: lo spazio fisico, le gente, l’eucaristia. Adesso ho la possibilità di sostare su questo momento. Posso stare per lunghi minuti, il che non è possibile durante la messa.

Contemplando questa scena lentamente apro il mio cuore e prima di iniziare a parlare con Gesù, rimango in silenzio. Lascio che prima sia Lui a parlare con me. Lascio spazio per Lui. Lascio che Lui entri nel mio cuore. Adesso in questo momento intimo e sacro arriva il momento della conversazione. Parlo con Gesù come parlerei a qualcuno che sussurra al mio orecchio. Forse odo che Gesù mi invita entrare nel suo cuore. Continuo la conversazione con l’aiuto dello Spirito e rimango con Gesù. Se voglio, posso chiedergli di rimanere con me tutto il giorno.

Dopo questo incontro non sono più solo. Con un cuore grato continuo il mio giorno e condivido la grazia con tutti quelli che incontro invitando anche loro in questa foresta rotonda-quadrata come ha fatto Mikkamakka.

Dániel Tímár, novizio del primo anno

Condivisone di vita

di Péter Németh

“Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà…”
– Sant’Ignazio di Loyola

La fine di novembre era un periodo particolarmente interessante nel noviziato. Abbiamo cominciato una sessione, che chiamiamo “Condivisone di vita”. Questa indica un tempo dedicato per raccontare la storia della nostra vita. Un’occasione non solo bella, ma direi festosa, che dà la possibilità di partecipare ai momenti più importanti delle nostre vite, e così portarci ad essere comunità.

Raccontare storie è un’esigenza profondamente umana, che ha fatto nascere la lingua. Sembra che l’esigenza di raccontare e ascoltare siano gli atteggiamenti che ci fanno esseri umani. Le storie e gli incontri che abbiamo vissuto suonano sempre nel sottofondo delle nostre personalità, fanno parte delle nostre esistenze, e spiegano i nostri modi di vivere. Tutto questo è un po’ simile ai ritratti dei re e nobili dei tempi antichi, che contennero non solo il modello, ma anche i suoi attributi più importanti, cioè gli elementi più profondi della sua personalità. Raccontare la storia della nostra vita a qualcuno, significa aprire se stessi come è possibile verso gli altri, fare gli altri partecipanti della nostra vita. Ci fa capaci di vivere questi valori insieme, e camminare verso il nostro bene comune. Con la condivisione di vita abbiamo in qualche modo creato ed esposto il nostro ritratto agli altri.

Dall’altra parte, raccontare e contemplare la storia della nostra vita dà una possibilità unica per capire e riflettere. E ancora di più. Secondo l’esperienza che abbiamo ereditato da Sant’Ignazio è una vera possibilità di riconoscere il Signore attivo e agente nella vita propria. Nella vita di Sant’Ignazio, giocò un ruolo importante la memoria, come occasione di rileggere il passato per trovare Dio attraverso la realtà vissuta. Il passato nostro diventa così un’occasione di incontrarsi col Signore e opportunità a progredire nel riconoscimento della sua presenza. Noi, seguendo le sue orme, facciamo questa attività, per imparare meglio a riflettere, attraverso le preghiere e i pensieri di preparazione. Così la nostra vita diventa la storia dell’incontro con Lui.

E che cosa raccontare? Come ho sperimentato durante la mia condivisione di vita, non ho sempre raccontato quello che avevo deciso di dire. In realtà non credo che uno possa prepararsi in modo perfetto per raccontare la sua vita. Durante i primi discorsi avevo immaginato come facevo, con ricchi dettagli. Ma poi mi sono reso conto, che non sono io completamente il regista della mia narrativa. Il regista è un altro, e anche io sono uno spettatore.

2020-12-14. Peter Nemeth – novizio di primo anno

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