GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
iten
facebookTwitterGoogle+
http://gc36.org/wp-content/uploads/2016/10/30172292980_616659cc9d_k.jpg

http://gc36.org/wp-content/uploads/2016/10/30172292980_616659cc9d_k.jpg

http://gc36.org/wp-content/uploads/2016/10/30172292980_616659cc9d_k.jpg

Info

La vita in comunità

18 Dic 2017

“Come ti vedi vivere in comunità?”

Quando mi è stata chiesta questa domanda – la prima di uno dei miei colloqui per l’ammissione al Noviziato – la bocca era (per fortuna) piena di gelato, dandomi qualche secondo per trovare una risposta.

Due mesi sono volati qui nel noviziato, e dato che finalmente ho trovato un nuovo ritmo, questa domanda si presenta sempre più concretamente.

Essendo il primogenito di cinque fratelli, la condivisione di una casa non è affatto nuova per me. Tuttavia, il contesto è cambiato radicalmente: i miei nuovi fratelli sono altri undici novizi, provenienti da quattro paesi diversi, ognuno con un’esperienza di vita molto diversa. Aggiungendo a questo i nostri diversi cosidetti “Apostolati” (assistendo parrocchie o istituzioni di Genova), anche le nostre esperienze quotidiane sono diventate più distinte.

Anche se non tutti condividiamo la stessa lingua, cultura, lavoro e background accademico, Apostolato e interessi, siamo uniti tramite una relazione personale con Cristo e un profondo desiderio di rispondere alla Sua chiamata con amore. Tanto che, vedendo la vita attraverso gli occhi della fede, la nostra diversità è sicuramente una forza e un dono per cui rendiamo grazie, vedendo l’uno nell’altro un diverso volto dell’amore di Dio.

Cosa fare con un regalo come questo? Usalo! E infatti, la nostra routine dà grande importanza a questa condivisione di idee, opinioni, esperienze, movimenti interiori, gioie, preoccupazioni, punti di forza e debolezze: sia durante i discussioni aperte a pranzo e cena, ricreazione serale quotidiana tutti insieme, uscite di giovedì in montagna / in riva al mare / visitando Genova, o discutendo la nostra serata cinematografica settimanale o CineForum mensile.

Ma forse la espressione più alta di questa diversità quotidiana è attraverso la preghiera. Per noi, la preghiera è un momento per riconoscere e nutrire i desideri che Dio ha posto nel nostro cuore, per ascoltare la chiamata personale di Cristo, per approfondire una relazione intima con Gesù. Ma non è un tempo di isolamento: nulla di ciò che abbiamo e sperimentiamo è soltanto nostro, e questo è vero anche per le grazie ricevute nella ora quotidiana di preghiera silenziosa del mattino. Per questo motivo condividiamo grazie, intuizioni, riflessioni e consolazioni ricevute durante questo incontro con Dio con tutta la comunità durante la Messa mentre presentiamo le nostre intercessioni.

Anche i Vespri, la preghiera di tutta la Chiesa, sono preceduti da un momento di preghiera personale, in modo che quando eleviamo il nostro cuore a Dio all’unisono, la nostra preghiera comune si basa su un’esperienza profondamente personale e individuale della Parola di Dio.

La vita comunitaria non è semplicemente ‘l’amichevolezza’, di cui c’è in abbondanza, ma la condivisione di una vita che è centrata su Cristo. E questo è ciò che significa «essere amici nel Signore», proprio come i primi compagni della Compagnia di Gesù.

A te che importa? Tu seguimi!

di Benedek Rácz

Guerra. A poco più di 1000 km di distanza da me. Vicino alla mia patria. Mentre io sono qui a Genova, nella cappella e prego per la pace, imploro per le vite umane. I miei desideri mi porterebbero ad aiutare concretamente dove il dolore infuria. ”Signore, anche tu faresti questo no? Andresti lì e non siederesti qui facendo niente?” Ma no. Non è così semplice. Gesù nella sua vita terrena non era una macchina di risoluzione dei problemi. Solo dopo aver lasciato passare alcuni giorni è partito per guarire – a quel punto già per risuscitare – Lazzaro (Gv 11,6) e non è corso a salvare gli uomini schiacciati dalla torre di Siloe, sebbene fosse a conoscenza dell’accaduto (Lc 13,4). Gesù agisce spesso in un modo che non ha alcun senso umano. Le sue azioni sono state gradite non agli uomini, ma sempre al Padre. “Solo” questo è il mio dovere, che io possa sentire, e che io sia pronto e sollecito nell’adempiere la sua volontà. (cfr. Esercizi Spirituali 91)

Pregando giorno dopo giorno sono sempre più sicuro di essere un religioso gesuita nel sogno del Padre. La sua volontà è che io mi formi e che io sia formato qui a Genova nel Noviziato. Quanto il cielo sovrasta la terra, e quanto le vie e i pensieri del Padre sovrastano le nostre vie e i nostri pensieri, tanto devo fidarmi del Padre credendo che le mie preghiere sono la cosa migliore e il massimo che io posso fare per la pace (cfr. Is 55,9). È un’esperienza sconvolgente mettere tutto il mio essere nelle sue mani ogni giorno, accettando che la sua volontà ora è che io non faccia nulla di umanamente concreto, e essendo pronto se domani mi chiamerà ad alzarmi, lasciare il noviziato e andare ad aiutare sotto le bombe. È un’esperienza sconvolgente, ma chiunque ha già sperimentato la forza di questa relazione e ha già incontrato la figura attraente di Gesù sa che è così.

Quindi ogni giorno accetto tutte le mie debolezze, la mia impotenza e ogni giorno gioisco quando posso vedere in che modo Dio mi ha usato come strumento del suo amore cioè in che modo questa piccola realtà che sono è diventata abbastanza e dono.

Benedek Rácz

 

Commenti

Lascia un commento
Chiudi notifica

Gesuitinetwork - Normativa Cookies

I cookies servono a migliorare i servizi che offriamo e a ottimizzare l'esperienza dell'utente. Proseguendo la navigazione senza modificare le impostazioni del browser, accetti di ricevere tutti i cookies del nostro sito. Qui trovi maggiori informazioni