GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Condivisone di vita

14 Dic 2020

“Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà…”
– Sant’Ignazio di Loyola

La fine di novembre era un periodo particolarmente interessante nel noviziato. Abbiamo cominciato una sessione, che chiamiamo “Condivisone di vita”. Questa indica un tempo dedicato per raccontare la storia della nostra vita. Un’occasione non solo bella, ma direi festosa, che dà la possibilità di partecipare ai momenti più importanti delle nostre vite, e così portarci ad essere comunità.

Raccontare storie è un’esigenza profondamente umana, che ha fatto nascere la lingua. Sembra che l’esigenza di raccontare e ascoltare siano gli atteggiamenti che ci fanno esseri umani. Le storie e gli incontri che abbiamo vissuto suonano sempre nel sottofondo delle nostre personalità, fanno parte delle nostre esistenze, e spiegano i nostri modi di vivere. Tutto questo è un po’ simile ai ritratti dei re e nobili dei tempi antichi, che contennero non solo il modello, ma anche i suoi attributi più importanti, cioè gli elementi più profondi della sua personalità. Raccontare la storia della nostra vita a qualcuno, significa aprire se stessi come è possibile verso gli altri, fare gli altri partecipanti della nostra vita. Ci fa capaci di vivere questi valori insieme, e camminare verso il nostro bene comune. Con la condivisione di vita abbiamo in qualche modo creato ed esposto il nostro ritratto agli altri.

Dall’altra parte, raccontare e contemplare la storia della nostra vita dà una possibilità unica per capire e riflettere. E ancora di più. Secondo l’esperienza che abbiamo ereditato da Sant’Ignazio è una vera possibilità di riconoscere il Signore attivo e agente nella vita propria. Nella vita di Sant’Ignazio, giocò un ruolo importante la memoria, come occasione di rileggere il passato per trovare Dio attraverso la realtà vissuta. Il passato nostro diventa così un’occasione di incontrarsi col Signore e opportunità a progredire nel riconoscimento della sua presenza. Noi, seguendo le sue orme, facciamo questa attività, per imparare meglio a riflettere, attraverso le preghiere e i pensieri di preparazione. Così la nostra vita diventa la storia dell’incontro con Lui.

E che cosa raccontare? Come ho sperimentato durante la mia condivisione di vita, non ho sempre raccontato quello che avevo deciso di dire. In realtà non credo che uno possa prepararsi in modo perfetto per raccontare la sua vita. Durante i primi discorsi avevo immaginato come facevo, con ricchi dettagli. Ma poi mi sono reso conto, che non sono io completamente il regista della mia narrativa. Il regista è un altro, e anche io sono uno spettatore.

2020-12-14. Peter Nemeth – novizio di primo anno

Intervista con Maria Stella Rollandi, insegnante d’italiano

16 Feb 2021

I novizi stranieri usano una parte del loro tempo in noviziato per migliorare il loro italiano. Una volta alla settimana fanno lezioni d’italiano con Maria Stella Rollandi. È stata professoressa di storia dell’economia all’Università di Genova.

Come hai conosciuto i gesuiti?
Il mio incontro è avvenuto con padre Lorenzo Giordano, amico dei miei genitori, che ha battezzato i miei due figli. Da allora ho seguito più da vicino la storia della Compagnia e questo mi ha portato a iscrivere i miei figli, Giovanni ed Elena, all’Istituto Arecco. Ho avuto modo di avvicinare molti gesuiti, diversi fra di loro. Da padre Giovanni Bosco Dalle Lucche, latinista e attento alle problematiche giovanili, a padre Vincenzo De Mari, che fece dei seminari sull’esegesi biblica, fino ad ascoltare padre Kolvenbach (ndr: generale dell’ordine 1983-2008) quando venne a Genova. Da ogni incontro ho tratto ricchezza e sostegno anche per il mio percorso di vita.

C’è un aspetto della Compagnia di Gesù che stimi in particolare?
Ho grande stima dell’approccio internazionale e del rispetto delle altre culture, dei linguaggi diversi. È una caratteristica che mi ha sempre colpito e mi ha spinto a studiarla. Certo la storia della Compagnia è molto composita e nel corso dei secoli ha assunto anche politiche di grande intolleranza che forse hanno favorito la diffusione di un sentimento di diffidenza nei suoi confronti. Un padre gesuita un giorno, con un po’ di ironia, ma non solo, ha commentato alcuni punti della voce “gesuita” e “gesuitismo” sul dizionario Zingarelli. Tuttavia credo proprio che anche lo sguardo internazionale, la visione mondiale di Sant’Ignazio e di Francesco Saverio abbiano permesso alla Compagnia di rinnovarsi al suo interno e di mantenere con efficacia un’apertura verso l’altro.

Che cosa auguri ai novizi per il loro futuro in Compagnia?
Mi colpisce l’eterogeneità dei loro percorsi personali e, insieme, la serietà e dedizione con cui affrontano la loro chiamata. Ho una stima profonda nei confronti di queste persone.
Auguro loro di mantenere pura la loro vocazione e costante la loro ricerca.

Puoi condividere con noi una desolazione ricevuta in quest’ultimo tempo?
I miei due figli vivono lontano e, anche a causa del covid19, devo superare una grande solitudine e l’impossibilità di dare loro un sostegno. Dopo tanti anni di insegnamento in un Dipartimento stimolante e vivace come quello di Economia, la scarsa attività e il minore confronto con i giovani rendono più difficile l’ultimo segmento della mia vita.

Puoi condividere con noi una consolazione ricevuta in quest’ultimo tempo?
L’essere in buona salute e poter continuare a svolgere un percorso di ricerca.

2021-02-16

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