GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Il Noviziato è una missione alpinistica

di Miklós Forián-Szabó

Un mio carissimo fratello religioso ha descritto il suo noviziato con questa immagine. Dopo qualche mese dall’inizio del mio noviziato, spiegherò perché trovo anch’io questa immagine molto vera.

Noi, figli di Dio, siamo tutti alpinisti. La montagna è un luogo di incontro con Dio, che tutti desideriamo profondamente. Come alpinisti, il nostro obiettivo è salire in cima il maggior numero di volte possibile nella nostra vita. Perché è bello essere un alpinista? Perché la vista dalla cima è impareggiabile. Qualcosa che non si può sperimentare da nessun’altra parte. È bello stare sul monte (cfr. Mc 9,5). La cima non è visibile dalla base del monte. All’inizio del cammino, non sappiamo esattamente come sarà lassù. Possiamo fare progetti, cercare appigli, ma la montagna va davvero scalata, altrimenti non c’è modo di salire. Si può leggere il resoconto della scalata, ma è molto diverso dal vedere di persona la vetta. Chiunque sia stato sulle vere montagne vuole davvero tornarci. Sta a noi decidere se vogliamo salire ancora, ma la motivazione è già dentro di noi: desideriamo la montagna dal giorno in cui siamo stati concepiti.

La scalata è un’attività faticosa. Ci sono anche molte trappole e pericoli, non è solo un hobby, ci vuole una vera dedizione. È sufficiente rimanere nel presente e concentrarsi sul passo successivo. Possiamo sentire vicino a noi il personaggio Ciuchino del film Shrek, perché anche quando stiamo scalando la montagna, ci chiediamo sempre: siamo arrivati? Ma se tengo lo sguardo sul prossimo passo e non mi faccio spaventare dalla distanza, mi accorgo quanto sia bello il panorama mentre scaliamo. A volte ricordiamo meglio la vista dalla salita che quella dalla cima, ma entrambe erano sulla montagna.

Il Noviziato è una missione alpinistica. Ci stiamo già spostando dalla città al campo base. Dalla città, l’ambiente del campo base sembra piuttosto strano. Gli alpinisti non hanno il proprio telefono, sono lontani da amici e familiari, si lasciano alle spalle lavori ben pagati, una fidanzata, un appartamento e, per obbedienza ai loro superiori, non possono nemmeno decidere cosa fare per la maggior parte della giornata. In breve, il campo base non permette nulla di ciò che gli abitanti delle città cercano per la loro sicurezza e felicità. Chiunque sia stato in montagna sa che la scalata non richiede le cose che i cittadini considerano importanti. L’obiettivo del campo base è diventare il più abile possibile nella scalata. Siamo assistiti da alpinisti qualificati che possono autenticamente dimostrare che l’alpinismo è davvero un’avventura di una vita. Ogni aspetto del campo base ci aiuta, personalmente e collettivamente, a diventare alpinisti migliori. Ci sono molti modi per salire in montagna, variano di periodo in periodo e da persona a persona. Con l’aiuto di guide esperte, diventeremo alpinisti più abili, provando nuovi percorsi e metodi, ma preferibilmente trovando e seguendo quel sentiero attraverso il quale ho la vista più bella.

Dopo il brusco cambiamento iniziale, ci si può abituare all’ambiente del campo base. Ci si può quasi sentire a proprio agio. Ma il campo base dura solo per un periodo di tempo limitato, 2 anni per i gesuiti. Poi tornano in città per continuare la scalata, invitando il maggior numero possibile di alpinisti a unirsi a loro in questa avventura che tutti profondamente desideriamo.

Miklós Forián-Szabó

Ma ve l’hanno detto che c’è la guerra in Europa?

Una delle maggiori differenze che riscontro in noviziato rispetto alla vita che conducevo fuori è data dall’accesso alle informazioni. Prima di entrare in Noviziato, infatti, ero ampiamente abituato a ricevere notifiche sul cellulare, ogni volta che qualcosa d’importante succedeva nel mondo. Brevi notizie flash con cui il mondo bussava alla mia tasca a qualunque ora si aggiungevano poi all’ascolto mattutino dei podcast di notizie da uno dei principali giornali italiani a cui ero abbonato.

Qui in noviziato non avendo uno smartphone ho dovuto aggiornare il mio modo di accedere alle informazioni. Riceviamo in abbonamento il quotidiano cattolico della CEI Avvenire che arriva regolarmente dal martedì al venerdì mentre le edizioni di sabato e domenica arrivano insieme il lunedì a causa dei due giorni di riposo del postino. La domenica, invece, abbiamo la possibilità di leggere il Corriere della sera con il suo inserto sulla letteratura.

Abbiamo la possibilità di informarci generalmente su quello che accade nel resto del mondo attraverso la rivista settimanale Internazionale che riporta, tradotti in italiano, una selezione di articoli delle principali testate giornalistiche del pianeta. Oltre a questa rivista d’informazione, riceviamo con frequenza bisettimanale La Civiltà Cattolica e mensilmente Aggiornamenti Sociali. Queste due riviste della Compagnia di Gesù, anche se con un taglio diverso, cercano di seguire ed approfondire i temi di attualità insieme a temi culturali e religiosi la prima ed economico sociali la seconda. Insieme all’informazione cartacea abbiamo la possibilità, per mezz’ora al giorno, di accedere al web per consultare eventualmente le sezioni non a pagamento dei quotidiani nazionali e stranieri.

Il non avere a disposizione lo smartphone mi ha re-insegnato a distinguere chiaramente nella giornata i tempi delle attività. Se infatti al mattino ho come primo appuntamento il mio incontro con Gesù nella preghiera sono certo di non venire disturbato da notifiche o tentato dal leggere le prime notizie o eventuali messaggi. Ho la possibilità di avere analisi approfondite della realtà attraverso le suddette riviste che offrono un punto di vista cattolico o laico sui fatti accaduti negli ultimi giorni. Insomma non mi resta che leggere.

Dunque sì, abbiamo saputo che c’è la guerra in Europa ed abbiamo la possibilità di approfondire i fatti senza l’assillo della propaganda occidentale o russa.

 

Giacomo Mottola