GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Il tempo e il linguaggio

di Nello Brunelli

Dalla mia stanza ho notato per la prima volta il tintinnio delle brocche sul carrellino tre piani di sotto. Significa che il novizio di turno sta portando l’acqua al refettorio e che manca circa un quarto all’ora di pranzo, è il momento di di fare l’Esame di coscienza, la meditazione sulla prima metà della giornata.

Appena entrato in Noviziato sono stato colto dalla sensazione di non riuscire a fare tutto. Molto strano per una persona abituata a ritmi di lavoro frenetici come me. Per altri è sembrato che il tempo fosse molto. Ognuno di noi ha sentito il tempo in maniera diversa.

Siamo diversi per formazione ed esperienza di vita. Improvvisamente ci siamo trovati vicini e abbiamo iniziato a condividere spazi, attività e pensieri. Sono tante storie, lingue e culture diverse. Io sono un tecnico informatico con quasi quindici anni di esperienza di lavoro. Altri di noi si sono appena laureati, hanno studiato economia, medicina e filosofia. Abbiamo iniziato a raccontarci le nostre vite prima del Noviziato e a discutere su quello che ci appassiona. Ricordo qualche colazione a base di Kant e di Hegel, oppure confronti appassionati sulla teologia o sulla situazione politico economica dell’Europa.

Poi sono arrivati i servizi di casa. Alcuni assegnati sempre allo stesso Novizio, altri sono a turno, come quello di servire a tavola i fratelli e portare l’acqua nelle brocche un quarto d’ora prima di pranzo. Il tempo del servizio è un tempo prezioso perché spesso siamo in coppia e c’è possibilità di conoscersi meglio. Ma il tempo non è molto e il lavoro va fatto al meglio, allora le dissertazioni su Platone e i viaggi del Papa vengono interrotti da qualche:

“Dove vanno i cucchiai puliti?”

oppure

“Io passo lo straccio dopo che hai lavato le docce.”

Ci stiamo conoscendo attraverso le attività quotidiane ed in questo è successo qualcosa di magico. Dopo qualche settimana ho notato con sorpresa (ridendoci sopra) che gli argomenti erano un po’ cambiati. Per esempio come si usa il mocho e chi era stato l’ultimo a lavare le docce? Come tagliare la verdura per la ratatouille e non far arrabbiare nessuno in cucina? Ci siamo accorti che a molti di noi sembrava di essere in Noviziato da un tempo più lungo di quello reale. Penso che il Noviziato sia una esperienza totalizzante e che stia trasformando il nostro tempo e la percezione delle cose. Ecco perchè ho sentito le brocche dell’acqua tre piani più sotto. Le cose più piccole e semplici sono diventate importanti, il rapporto con il servizio è diventato più intimo.

Ma non temete, non parliamo solo di detersivi, ancora continuiamo a discutere di libri e a farci trasportare dalle nostre passioni intellettuali. La magia non ha fatto sparire ciò che eravamo prima. La magia è stata quella di elevare l’importanza del quotidiano e la cura della casa alla importanza delle cose importanti. Ed in effetti è così se “cerchiamo e troviamo Dio in tutte le cose”.

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Cosa è “spirituale”?

26 Ott 2018

È passato poco meno di un mese dall’ingresso in noviziato del gruppo di ragazzi di cui faccio parte. Un tempo certamente troppo breve per trarre considerazioni significative sulla vita del novizio, ma al tempo stesso sufficiente per offrirmi qualche spunto di riflessione.

Ad un primo sguardo la giornata tipo in noviziato sembra essere scandita da due tipologie di attività differenti: quelle più “spirituali”, come la preghiera (personale e comunitaria), la Celebrazione Eucaristica e l’adorazione, e quelle invece più “pratiche”, come l’alimentazione, il lavoro e lo svago.

È proprio su quest’ultima categoria che desidero soffermarmi, cercando di condividere qualche piccola riflessione sul significato spirituale che mi sembra di aver intravisto anche nelle azioni più concrete.

Partiamo dalla base: l’alimentazione. Si mangia per vivere, non il contrario. Non di rado però, il cibo rischia di diventare un idolo nella vita delle persone, un palliativo con cui gratificare ansie e disagi. Il noviziato però aiuta a sviluppare un rapporto più maturo con esso, attraverso una semplice consuetudine: non si mangia fuori pasto. Sì ha tutto il necessario ma non il superfluo; e soprattutto si impara a non assecondare ogni piccola voglia o capriccio che assilla la nostra persona. Che grande valore sarebbe l’applicare tale principio alla nostra vita interiore. Quanti errori si eviterebbero imparando a pazientare, non gratificando impulsivamente le varie voci che non di rado si affacciano alla nostra anima.

Una seconda categoria di attività è quella del lavoro. I servizi di casa sono oggettivamente necessari e coinvolgono buona parte della mattinata del novizio. In un certo senso però, non mi è sembrato costituiscano una rigida interruzione della preghiera mattutina vera e propria. Ne ho avuto l’impressione sin dal primo incarico. Stavo spazzando il piazzale del cortile da foglie ed aghi di pino; prima ho cercato di individuare e rimuovere le foglie più grosse, poi, in fasi successive ho provato a ripulire il piazzale anche dagli aghi più sottili e nascosti. Il tutto con la consapevolezza che si trattasse di un lavoro destinato a ripetersi non appena la prima pioggia avesse sporcato nuovamente il terreno.

Ma non succede così anche con la nostra interiorità? Sempre e continuamente abbiamo bisogno di esaminare la nostra anima cercando di individuare e rimuovere quella sporcizia che, grande o piccola che sia, tende ad offuscare una bellezza che è già presente (siamo a immagine di Dio), ma che aspetta solo di essere liberata dal male a cui permettiamo di abitarci.

Infine lo svago. Prendo come piccolo esempio una bellissima camminata che abbiamo compiuto in montagna verso una rocca abbandonata. Camminare non è sempre facile, la salita può essere faticosa, ma la bellezza della meta, la compagnia delle persone affianco è in grado di rendere godibile anche il tragitto più impervio.

Ancora una volta il parallelismo con la vita interiore non mi è sembrato trascurabile: siamo perennemente in cammino (chi si ferma è perduto), tra difficoltà e gioie; ma non siamo soli e tanto meno senza meta. Procediamo verso il Signore, camminando insieme a Lui ed alle persone che ci troviamo affianco.

La realtà esterna sembra quindi rappresentare uno specchio, una preziosa opportunità per capire qualcosa in più della nostra vita interiore. Ci si potrebbe dunque chiedere: “cosa è spirituale?” Tutto, verrebbe da dire; a condizione che venga compiuto in sinergia ed ascolto dello Spirito Santo, permettendogli di prenderci per mano.

 

Stefano Guadagnino, Novizio del Primo Anno

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