GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
iten
facebookTwitterGoogle+
https://i.pinimg.com/originals/a3/78/b3/a378b3960a6380785372aabbe9225aa0.jpg

https://i.pinimg.com/originals/a3/78/b3/a378b3960a6380785372aabbe9225aa0.jpg

https://i.pinimg.com/originals/a3/78/b3/a378b3960a6380785372aabbe9225aa0.jpg

Info

Il tempo e il linguaggio

12 Dic 2017

Dalla mia stanza ho notato per la prima volta il tintinnio delle brocche sul carrellino tre piani di sotto. Significa che il novizio di turno sta portando l’acqua al refettorio e che manca circa un quarto all’ora di pranzo, è il momento di di fare l’Esame di coscienza, la meditazione sulla prima metà della giornata.

Appena entrato in Noviziato sono stato colto dalla sensazione di non riuscire a fare tutto. Molto strano per una persona abituata a ritmi di lavoro frenetici come me. Per altri è sembrato che il tempo fosse molto. Ognuno di noi ha sentito il tempo in maniera diversa.

Siamo diversi per formazione ed esperienza di vita. Improvvisamente ci siamo trovati vicini e abbiamo iniziato a condividere spazi, attività e pensieri. Sono tante storie, lingue e culture diverse. Io sono un tecnico informatico con quasi quindici anni di esperienza di lavoro. Altri di noi si sono appena laureati, hanno studiato economia, medicina e filosofia. Abbiamo iniziato a raccontarci le nostre vite prima del Noviziato e a discutere su quello che ci appassiona. Ricordo qualche colazione a base di Kant e di Hegel, oppure confronti appassionati sulla teologia o sulla situazione politico economica dell’Europa.

Poi sono arrivati i servizi di casa. Alcuni assegnati sempre allo stesso Novizio, altri sono a turno, come quello di servire a tavola i fratelli e portare l’acqua nelle brocche un quarto d’ora prima di pranzo. Il tempo del servizio è un tempo prezioso perché spesso siamo in coppia e c’è possibilità di conoscersi meglio. Ma il tempo non è molto e il lavoro va fatto al meglio, allora le dissertazioni su Platone e i viaggi del Papa vengono interrotti da qualche:

“Dove vanno i cucchiai puliti?”

oppure

“Io passo lo straccio dopo che hai lavato le docce.”

Ci stiamo conoscendo attraverso le attività quotidiane ed in questo è successo qualcosa di magico. Dopo qualche settimana ho notato con sorpresa (ridendoci sopra) che gli argomenti erano un po’ cambiati. Per esempio come si usa il mocho e chi era stato l’ultimo a lavare le docce? Come tagliare la verdura per la ratatouille e non far arrabbiare nessuno in cucina? Ci siamo accorti che a molti di noi sembrava di essere in Noviziato da un tempo più lungo di quello reale. Penso che il Noviziato sia una esperienza totalizzante e che stia trasformando il nostro tempo e la percezione delle cose. Ecco perchè ho sentito le brocche dell’acqua tre piani più sotto. Le cose più piccole e semplici sono diventate importanti, il rapporto con il servizio è diventato più intimo.

Ma non temete, non parliamo solo di detersivi, ancora continuiamo a discutere di libri e a farci trasportare dalle nostre passioni intellettuali. La magia non ha fatto sparire ciò che eravamo prima. La magia è stata quella di elevare l’importanza del quotidiano e la cura della casa alla importanza delle cose importanti. Ed in effetti è così se “cerchiamo e troviamo Dio in tutte le cose”.

Come far ridere Dio

15 Mag 2021

Noi gesuiti stiamo per celebrare una disgrazia; più precisamente una gamba fracassata da una palla di cannone. Si tratta della ferita di S. Ignazio di Loyola, durante la battaglia di Pamplona, incorsa il 20 maggio 1521, cioè 500 anni fa. Quella palla, che rompeva i suoi sogni di conquistare onore e fama, lo portò a trovare gioie più profonde ed ideali più alti. Si rivelò così esperienza di grazia e non disgrazia.

Esistono certamente disastri senza frutti positivi, che vanno evitati in tutti i modi. Non bisogna idealizzare le disgrazie. Ma l’esperienza di S. Ignazio dimostra che anche le prove più drammatiche, possono essere occasioni di crescita e di arricchimento. Fallimenti ed umiliazioni sono tra i migliori amici della maturazione umana.

Da giovane seminarista dovevo programmare un pellegrinaggio in bicicletta per un gruppo di giovani. Il prete che doveva accompagnarci mi diceva che dovevamo calcolare qualche chilometro da fare in più ogni giorno, perché avremmo anche sbagliato strada qualche volta. La mia risposta fu: “Ma questo non deve accadere!”.

15 anni e molti chilometri sbagliati più tardi posso dire che non ho più tanta paura degli imprevisti. Quando i nostri piani vengono interrotti succede spesso anche qualcosa di buono. Basta non fissarsi troppo su quello che si è perso.

Di recente, ho perso il viaggio in Spagna con gli altri novizi, perché non ho avuto il risultato del mio tampone in tempo prima della partenza. Ma, in questi pochi giorni, ho vissuto alcune esperienze inusuali: visita di qualche palazzo antico della città, che non conoscevo; momenti di fraternità, come celebrazioni o pasti; un splendido cammino lungo l’Alta Via dei Monti Liguri; la visione di un quadro, raffigurante S. Ignazio in gloria, realizzato dal novizio gesuita Giuseppe Castiglione, nel vecchio noviziato di Genova intorno al 1710 (nella foto).

Un personaggio in un film di Woody Allen dice: “Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi piani”. Dobbiamo cominciare a ridere anche noi, quando si rompono i nostri piani, perché non vuol necessariamente significare disgrazia, ma probabilmente tempo di grazia. Ce lo insegna Ignazio, e per questo vogliamo festeggiare la sua ferita.

2021-05-15 Daniel Nørgaard – novizio di secondo anno

Commenti

Lascia un commento
Chiudi notifica

Gesuitinetwork - Normativa Cookies

I cookies servono a migliorare i servizi che offriamo e a ottimizzare l'esperienza dell'utente. Proseguendo la navigazione senza modificare le impostazioni del browser, accetti di ricevere tutti i cookies del nostro sito. Qui trovi maggiori informazioni