GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Dalla metafisica al pollaio e ritorno.

19 Mar 2018

Qualche settimana dopo l’ingresso in casa, il maestro ha assegnato, a ciascuno di noi novizi di primo anno, un servizio comunitario da svolgere continuativamente. Tra le cariche da conferire vi era anche quella di allevatore di galline. Padre Agostino non ci ha messo molto a fiutare la mia scarsa propensione per il lavoro manuale e a battezzarmi responsabile del pollaio. Nel periodo iniziale della formazione dei gesuiti, la prassi vuole che i novizi si impegnino in esperienze contrarie alle loro tendenze e gusti personali. E questo non per masochismo ma per scoprire talenti e capacità ancora sconosciuti.

Dovete sapere che, prima della mia entrata nel noviziato della Compagnia, ho condotto gli studi di filosofia laureandomi con una tesi in metafisica. Ho più di un sospetto sul fatto che il maestro mi abbia affidato questo compito per farmi scendere dal platonico mondo delle idee in cui spesso mi rintano. Alla notizia del mio nuovo impiego, non ho esattamente fatto i salti di gioia. Tuttavia, già dopo qualche giorno di tête-à-tête con le pennute, ho scoperto le gratificazioni che possono derivare dal lavoro manuale. Il piacere di un servizio umile e ordinario non ha però rappresentato la sorpresa più lieta. Ho scoperto, con un certo stupore, che il lavoro a contatto con la natura può essere fonte di diversi insegnamenti di carattere morale e spirituale. Vi racconto un aneddoto per convincervi di quanto vi dico.

Tra le mie mansioni giornaliere c’è quella di portare alle galline gli scarti alimentari della cucina di casa. Appena mi vedono avvicinarmi al pollaio con il secchio stracolmo di “cibi prelibati”, iniziano a fare a spallate per prendere posto in prima fila attorno alla mangiatoia. Nell’istante stesso in cui li verso nel contenitore, la battaglia si fa ancora più feroce e cominciano a litigarsi i pezzi migliori a suon di beccate. Il totale nonsenso di questo quotidiano teatrino appare chiaro dalla visita del mattino successivo in cui costato puntualmente che il cibo è avanzato. All’inizio, vittima dell’immaginario collettivo e della facile ironia con cui si accusano di scarsa intelligenza le galline, non mi curavo più di tanto di quanto accadeva. Un giorno ho iniziato a riflettere sul fatto che noi esseri umani non ci comportiamo in maniera tanto diversa. Anche noi uomini non ci pensiamo due volte a far scoppiare conflitti di ogni genere per accaparrarci la parte migliore dei doni che il Padre ha abbondantemente riversato su questa terra. Essi sono più che sufficienti per il sostentamento di tutti ma, a causa del nostro egoismo, qualcuno rimane sempre privo del necessario. Per giunta insistiamo nel dipingere scenari neo-malthusiani sapendo benissimo che la penuria di beni, di cui alcuni soffrono, non è dovuta a una scarsità naturale ma è il frutto della voracità di molti.

Il pollaio continua a essere per me, dopo più di cinque mesi, uno scrigno da cui trarre piccoli tesori spirituali, un aiuto per “cercare e trovare Dio in tutte le cose”.

Come far ridere Dio

15 Mag 2021

Noi gesuiti stiamo per celebrare una disgrazia; più precisamente una gamba fracassata da una palla di cannone. Si tratta della ferita di S. Ignazio di Loyola, durante la battaglia di Pamplona, incorsa il 20 maggio 1521, cioè 500 anni fa. Quella palla, che rompeva i suoi sogni di conquistare onore e fama, lo portò a trovare gioie più profonde ed ideali più alti. Si rivelò così esperienza di grazia e non disgrazia.

Esistono certamente disastri senza frutti positivi, che vanno evitati in tutti i modi. Non bisogna idealizzare le disgrazie. Ma l’esperienza di S. Ignazio dimostra che anche le prove più drammatiche, possono essere occasioni di crescita e di arricchimento. Fallimenti ed umiliazioni sono tra i migliori amici della maturazione umana.

Da giovane seminarista dovevo programmare un pellegrinaggio in bicicletta per un gruppo di giovani. Il prete che doveva accompagnarci mi diceva che dovevamo calcolare qualche chilometro da fare in più ogni giorno, perché avremmo anche sbagliato strada qualche volta. La mia risposta fu: “Ma questo non deve accadere!”.

15 anni e molti chilometri sbagliati più tardi posso dire che non ho più tanta paura degli imprevisti. Quando i nostri piani vengono interrotti succede spesso anche qualcosa di buono. Basta non fissarsi troppo su quello che si è perso.

Di recente, ho perso il viaggio in Spagna con gli altri novizi, perché non ho avuto il risultato del mio tampone in tempo prima della partenza. Ma, in questi pochi giorni, ho vissuto alcune esperienze inusuali: visita di qualche palazzo antico della città, che non conoscevo; momenti di fraternità, come celebrazioni o pasti; un splendido cammino lungo l’Alta Via dei Monti Liguri; la visione di un quadro, raffigurante S. Ignazio in gloria, realizzato dal novizio gesuita Giuseppe Castiglione, nel vecchio noviziato di Genova intorno al 1710 (nella foto).

Un personaggio in un film di Woody Allen dice: “Se vuoi far ridere Dio, raccontagli i tuoi piani”. Dobbiamo cominciare a ridere anche noi, quando si rompono i nostri piani, perché non vuol necessariamente significare disgrazia, ma probabilmente tempo di grazia. Ce lo insegna Ignazio, e per questo vogliamo festeggiare la sua ferita.

2021-05-15 Daniel Nørgaard – novizio di secondo anno

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