GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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https://boingboing.net/2017/01/02/a-virus-first-found-in-chicken.html

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Dalla metafisica al pollaio e ritorno.

di Pietro Coppa

Qualche settimana dopo l’ingresso in casa, il maestro ha assegnato, a ciascuno di noi novizi di primo anno, un servizio comunitario da svolgere continuativamente. Tra le cariche da conferire vi era anche quella di allevatore di galline. Padre Agostino non ci ha messo molto a fiutare la mia scarsa propensione per il lavoro manuale e a battezzarmi responsabile del pollaio. Nel periodo iniziale della formazione dei gesuiti, la prassi vuole che i novizi si impegnino in esperienze contrarie alle loro tendenze e gusti personali. E questo non per masochismo ma per scoprire talenti e capacità ancora sconosciuti.

Dovete sapere che, prima della mia entrata nel noviziato della Compagnia, ho condotto gli studi di filosofia laureandomi con una tesi in metafisica. Ho più di un sospetto sul fatto che il maestro mi abbia affidato questo compito per farmi scendere dal platonico mondo delle idee in cui spesso mi rintano. Alla notizia del mio nuovo impiego, non ho esattamente fatto i salti di gioia. Tuttavia, già dopo qualche giorno di tête-à-tête con le pennute, ho scoperto le gratificazioni che possono derivare dal lavoro manuale. Il piacere di un servizio umile e ordinario non ha però rappresentato la sorpresa più lieta. Ho scoperto, con un certo stupore, che il lavoro a contatto con la natura può essere fonte di diversi insegnamenti di carattere morale e spirituale. Vi racconto un aneddoto per convincervi di quanto vi dico.

Tra le mie mansioni giornaliere c’è quella di portare alle galline gli scarti alimentari della cucina di casa. Appena mi vedono avvicinarmi al pollaio con il secchio stracolmo di “cibi prelibati”, iniziano a fare a spallate per prendere posto in prima fila attorno alla mangiatoia. Nell’istante stesso in cui li verso nel contenitore, la battaglia si fa ancora più feroce e cominciano a litigarsi i pezzi migliori a suon di beccate. Il totale nonsenso di questo quotidiano teatrino appare chiaro dalla visita del mattino successivo in cui costato puntualmente che il cibo è avanzato. All’inizio, vittima dell’immaginario collettivo e della facile ironia con cui si accusano di scarsa intelligenza le galline, non mi curavo più di tanto di quanto accadeva. Un giorno ho iniziato a riflettere sul fatto che noi esseri umani non ci comportiamo in maniera tanto diversa. Anche noi uomini non ci pensiamo due volte a far scoppiare conflitti di ogni genere per accaparrarci la parte migliore dei doni che il Padre ha abbondantemente riversato su questa terra. Essi sono più che sufficienti per il sostentamento di tutti ma, a causa del nostro egoismo, qualcuno rimane sempre privo del necessario. Per giunta insistiamo nel dipingere scenari neo-malthusiani sapendo benissimo che la penuria di beni, di cui alcuni soffrono, non è dovuta a una scarsità naturale ma è il frutto della voracità di molti.

Il pollaio continua a essere per me, dopo più di cinque mesi, uno scrigno da cui trarre piccoli tesori spirituali, un aiuto per “cercare e trovare Dio in tutte le cose”.

https://www.youtube.com/watch?v=TWcyIpul8OE

Ri-creare

di Nicholas Cassar

Uno dei punti cardinali della nostra formazione di novizi è quello di diventare «uomini di comunità». Una metamorfosi – o, la fioritura di ciò che era latente – che avviene attraverso la grazia, la preghiera, l’impegno, l’apprendimento, la riflessione. E, ovviamente, eventi concreti e ritmi della vita quotidiana.

Uno di questi tasselli concreti è la «ricreazione»: un appuntamento quotidiano dopo cena in cui, prima di concludere una giornata di lezioni, lavori di casa, apostolati/servizio in parrocchia, studio, ci raggruppiamo per rilassarci insieme. Chiacchieriamo, giochiamo a giochi da tavolo, discutiamo, scambiamo battute, guardiamo un film … Alcuni giorni particolarmente stancanti, quando la voce del proprio letto appella pressantemente, la ricreazione può sembrare più qualcosa da sopportare che un’occasione per rilassarsi! Ma vale davvero la pena impegnarsi a mettere la comunità al primo posto ed a valorizzare questi brevi ma preziosi incontri quotidiani con i fratelli.

Di tanto in tanto, ci vengono nuove idee per ri-creare la ricreazione, con grande tribolazione del Maestro … E così è stato che, trovandoci solo in tre una sera (essendo tutti gli altri fuori per servizio apostolico, mentre quelli del primo anno stavano ancora facendo il loro mese di Esercizi Spirituali), e sentendoci in vena di musica oltre il repertorio limitato di CD nella nostra collezione (principalmente un miscuglio bizzarro di Norah Jones, musica classica e Bob Marley), abbiamo deciso di ascoltare/vedere alcuni video di musica da YouTube, scegliendone a turni.

E così è nata una nuova melodia. I nostri caratteri si sono rivelati in modi nuovi, i ritmi dei nostri cuori hanno trovato nuova espressione … sfumature precedentemente poco notate sono state intessute nel grande mosaico che è la nostra comunità attraverso le note e le voci di Ennio Morricone, Mumford & Sons, Ex-Otago, Immagine Dragons, I Ratti della Sabina, The Staves.

Un momento anche di scoperta personale, di come io sono stato «ricreato» durante il mio tempo nel noviziato, quando ho visto il video musicale di «Holocene» di Bon Iver per la prima volta da quando avevo varcato la soglia di Villa Sant’Ignazio più di un anno fa’.

Ricordo che quando entrai per la prima volta in noviziato, non capivo perché così tanti dei miei co-novizi fossero così entusiasti dell’idea di discutere i film in «CineForum»: nella mia esperienza di allora, i film erano solo (come diceva un novizio rumeno) «da consumare», una forma semplice, seppur piacevole, di divertimento piuttosto che una forma d’arte. Eppure quella sera, immerso in un contesto di preghiera e «alla ricerca di Dio in tutte le cose», ed essendomi lentamente convertito a vedere la bellezza e la cultura dove in precedenza avevo cercato solo il gusto del divertimento, «Holocene» ha presentato un’interpretazione completamente nuova.

Un video che in precedenza mi piaceva ‘solo’ per l’eterea bellezza dei paesaggi islandesi, improvvisamente era diventato un film che descriveva la mia relazione con il Creatore … un bambino, guidato dallo Spirito (0:50, 4:34), allegro, sorridente, nella meraviglia assoluta di fronte alla vastità e bellezza che lo circondano, contempla tutto in una gioia silenziosa. Un bambino che non è terrorizzato dalla grande, vuota distesa che lo circonda, ma si sente sereno, sicuro … perché vede, sente che il Padre suo è vicino, è lì.

Quasi certamente, Bon Iver non aveva in mente questa interpretazione. Ma mi concedo una certa licenza per ri-creare.

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