GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Il mare ci fa ricordare

di Daniel Nørgaard

Sono passati 6 mesi da quando sono entrato in noviziato. Dalla mia finestra guardo ancora con piacere e
gratitudine al mare. Mi aspetta spesso uno spettacolo di luci e colori spalmati sull’acqua dai raggi del
sole. Ma guardo il mare e il porto di Genova in modo diverso rispetto a mezz’anno fa. Cose lette in
noviziato sono entrate nella mia memoria e hanno cambiato il mio modo di vedere.
Per S. Ignazio il mare di fronte a Genova ha offerto dure prove: Quando nel 1524 prese una nave da
Genova a Barcellona “corse grave pericolo di essere catturato” (Autobiografia 53). C’era guerra tra
spagnoli e francesi, e la sua nave spagnola fu perseguitata da navi a servizio della Francia. Quando nel
1535 stesse arrivando a Genova su una nave da Valencia incorse in una tempesta, e il timone si ruppe e i
passeggeri pensarono che “non si sarebbe potuto sfuggire alla morte” (Autobiografia 33).
Il beato Giuseppe Pignatelli arrivò al porto di Genova nel 1768 con 2.500 gesuiti spagnoli espulsi dalla
Spagna, dopo un anno come rifugiati in Corsica. Per una settimana aspettarono a bordo delle navi senza
permesso di sbarcare e con grandi sofferenze. A un certo punto una delle navi stesse per fondare, e
doverono abbandonare quella nave ed ammassarsi sulle altre. All’epoca sono venuti dal noviziato di
Genova con viveri e vestiti per aiutare i rifugiati affannati.
Questi fatti mi colpiscono perché sono accaduti sotto alla mia finestra. Guardando il mare mi vengono in
mente. Non solo i drammi del passato, ma anche tragedie che accadano oggi si presentono quando vedo il
mare. Le immagini di naufragati, che una volta venivano presentate quotidianamente dai media si
presentano ancora alla mia memoria. Mi resta un mistero che il progresso che ha aumentato il nostro
dominio sul mare, non impedisce che migliaia di persone anche oggi vivono momenti di grande pericolo
sul mare. Sempre nel Mediterraneo, un po’ più al sud, muoiono tanti nel tentativo di trovare un futuro
migliore. Se ne sente poco ora, ma accade ancora.
E’ facile, forse addirittura piacevole, dimenticarci delle sofferenze vissute sul mare. Il mare non si
dimentica. Diventa un mezzo di trasporto che mi unisce con i fratelli in affanno. Decido di guardare il
mare con questo sguardo arricchito di memorie. Nemmeno il papa si dimentica. Il 23 febbraio 2020
all’incontro “Mediterraneo frontiera di pace” diceva: “questo mare obbliga i popoli e le culture che vi si
affacciano a una costante prossimità, invitandoli a fare memoria di ciò che li accomuna”.
Ciò che ci accomuna sul mare è soprattutto la nostra fragilità. In mezzo a un elemento così grande e
potente l’uomo ha bisogno di aiuto. Spesso non ci mancano i mezzi per aiutare.
Capisco le paure che fanno dubitare come ce la faremo ad accogliere tutti quelli che vorrebbero venire in
Europa. Ci sono problemi che senz’altro devono essere discussi e risolti. Ma come possiamo permettere
che la nostra paura frena le navi che sono pronte ad aiutare i rifugiati naufragati? Come è possibile che
l’uomo dotato di strumenti per aiutare preferisce veder morire persone in mezzo al mare?
Guardo il mare. La sua bellezza non scompare, ma si mischia con un po’ di tristezza.

Daniel Nørgaard, novizio del primo anno

Ph. Daniel Nørgaard

L’arrivo ai Porti Grigi

di Daniel Nørgaard

Il 29 settembre dell’anno 3021 della Terza Era i grandi elfi Galadriel ed Elrond con Gandalf il Bianco ed i due hobbit Bilbo e Frodo arrivarono alla città di mare Mithlond, anche chiamato i Porti Grigi. Così racconta J.R.R. Tolkien ne Il Signore degli Anelli.
Il 29 settembre 2019 A.D. dieci novizi di nazionalità diverse sono arrivati alla città di Genova.

Mithlond stava all’estremo occidente della Terra di Mezzo, e Genova con il suo porto grigio sta all’estremo occidente della penisola italiana. I compagni del racconto di Tolkien che raggiunsero i Porti Grigi si imbarcarono su una nave costruita dall’elfo Círdan per portarli verso le dimore eterne di Valinor nell’estremo occidente, dove risiede la divinità. Noi novizi ci siamo “imbarcati” nella Compagnia fondata da S. Ignazio ed i suoi compagni, “che è una via per arrivare a Dio”.* Con la partenza degli eroi de Il Signore degli Anelli terminò la Terza Era ed ebbe inizio la Quarta Era. Con il nostro arrivo alla città portuale ligure ha avuto inizio una nuova epoca della nostra vita.

A quasi due mesi dal nostro ingresso in noviziato mi è più che chiaro che non faccio parte di una favola. Non mi sto sognando in un mondo parallelo, e lo scopo del noviziato non è di lasciare questo mondo. La mia partenza per Valinor o per la Gerusalemme celeste probabilmente non è programmata per settembre 2021, quando, Dio volendo, noi compagni novizi faremo i primi voti e lasceremo Genova. Siamo qui per stare in compagnia con Gesù per poi poterlo servire nel mondo.

Ma l’immagine di Porti Grigi come è descritta da Tolkien mi aiuta comunque a vivere il tempo del noviziato in modo fecondo. Tolkien ha messo nel cuore dei suoi protagonisti un anelito verso le terre beate dell’Occidente. Durante la mia preghiera quotidiana dalla finestra della mia stanza ho la fortuna di contemplare il mare che si espande verso l’occidente e sembra aprire orizzonti interminabili e sconosciuti che portano in sé una promessa di una realtà maggiore.

Coltivo in me questo anelito verso il di più, verso quella esistenza alla quale tutti gli essere umani sono chiamati. E spero poi di poter un giorno aiutare a costruire navi. Navi per poter portare gente all’estremo occidente, alle coste di Valinor, al Dio che sazia ogni nostro desiderio.

Daniel Nørgaard, novizio di primo anno

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* Così è scritto nella Formula dell’Istituto della Compagnia di Gesù, con la quale il papa nel 1540 ha riconosciuto l’ordine dei gesuiti.

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