GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Il mare ci fa ricordare

01 Apr 2020

Sono passati 6 mesi da quando sono entrato in noviziato. Dalla mia finestra guardo ancora con piacere e
gratitudine al mare. Mi aspetta spesso uno spettacolo di luci e colori spalmati sull’acqua dai raggi del
sole. Ma guardo il mare e il porto di Genova in modo diverso rispetto a mezz’anno fa. Cose lette in
noviziato sono entrate nella mia memoria e hanno cambiato il mio modo di vedere.
Per S. Ignazio il mare di fronte a Genova ha offerto dure prove: Quando nel 1524 prese una nave da
Genova a Barcellona “corse grave pericolo di essere catturato” (Autobiografia 53). C’era guerra tra
spagnoli e francesi, e la sua nave spagnola fu perseguitata da navi a servizio della Francia. Quando nel
1535 stesse arrivando a Genova su una nave da Valencia incorse in una tempesta, e il timone si ruppe e i
passeggeri pensarono che “non si sarebbe potuto sfuggire alla morte” (Autobiografia 33).
San Giuseppe Pignatelli arrivò al porto di Genova nel 1768 con 2.500 gesuiti spagnoli espulsi dalla
Spagna, dopo un anno come rifugiati in Corsica. Per una settimana aspettarono a bordo delle navi senza
permesso di sbarcare e con grandi sofferenze. A un certo punto una delle navi stesse per fondare, e
doverono abbandonare quella nave ed ammassarsi sulle altre. All’epoca sono venuti dal noviziato di
Genova con viveri e vestiti per aiutare i rifugiati affannati.
Questi fatti mi colpiscono perché sono accaduti sotto alla mia finestra. Guardando il mare mi vengono in
mente. Non solo i drammi del passato, ma anche tragedie che accadano oggi si presentono quando vedo il
mare. Le immagini di naufragati, che una volta venivano presentate quotidianamente dai media si
presentano ancora alla mia memoria. Mi resta un mistero che il progresso che ha aumentato il nostro
dominio sul mare, non impedisce che migliaia di persone anche oggi vivono momenti di grande pericolo
sul mare. Sempre nel Mediterraneo, un po’ più al sud, muoiono tanti nel tentativo di trovare un futuro
migliore. Se ne sente poco ora, ma accade ancora.
E’ facile, forse addirittura piacevole, dimenticarci delle sofferenze vissute sul mare. Il mare non si
dimentica. Diventa un mezzo di trasporto che mi unisce con i fratelli in affanno. Decido di guardare il
mare con questo sguardo arricchito di memorie. Nemmeno il papa si dimentica. Il 23 febbraio 2020
all’incontro “Mediterraneo frontiera di pace” diceva: “questo mare obbliga i popoli e le culture che vi si
affacciano a una costante prossimità, invitandoli a fare memoria di ciò che li accomuna”.
Ciò che ci accomuna sul mare è soprattutto la nostra fragilità. In mezzo a un elemento così grande e
potente l’uomo ha bisogno di aiuto. Spesso non ci mancano i mezzi per aiutare.
Capisco le paure che fanno dubitare come ce la faremo ad accogliere tutti quelli che vorrebbero venire in
Europa. Ci sono problemi che senz’altro devono essere discussi e risolti. Ma come possiamo permettere
che la nostra paura frena le navi che sono pronte ad aiutare i rifugiati naufragati? Come è possibile che
l’uomo dotato di strumenti per aiutare preferisce veder morire persone in mezzo al mare?
Guardo il mare. La sua bellezza non scompare, ma si mischia con un po’ di tristezza.

Daniel Nørgaard, novizio del primo anno

Fa… davvero…nuove tutte le cose

‘Ecco, io faccio nuove tutte le cose’ Ap 21,5

È passato quasi un anno da quando ho iniziato questo nuovo cammino come novizio dei Gesuiti. Quando ho scelto di essere un gesuita sono stato davvero molto felice, forse mai avevo raggiunto tale felicità, era il 3 Giugno del 2021, poi tanti pensieri, tanti desideri che riaffioravano, tanta… paura direi oggi. Ma quando si è in desolazione, non si torna indietro nelle proprie scelte, si va avanti e si aspetta di nuovo la consolazione che si è provato il giorno della scelta. Dopo ci sono stati i colloqui con quattro padri Gesuiti e ogni volta che uscivo da uno di questi colloqui, la gioia mi scoppiava nel cuore segno che stavo andando nella direzione più bella per me.

La paura sparisce quando il 2 Ottobre busso al portone del noviziato: entrando il volto del novizio di secondo anno mi fa sentire subito accolto e a casa. Gli odori, i colori, gli oggetti che ho visto e toccato in noviziato nei primi momenti hanno detto al mio cuore che ero, finalmente, a casa. Inizia così il mio cammino in Noviziato, conosco i miei compagni di cammino: gli altri novizi e i padri formatori. Inizio il mio apostolato in parrocchia e poi ci sono gli esperimenti: il mese di esercizi e quello in ospedale. Tutto corre ma tutto è vissuto con una calma del cuore che ti aiuta ad assaporare ogni momento e a fermarti ogni giorno a ringraziare il Signore del dono della vita e della tua in particolare. Durante gli esercizi ho sperimentato le mie fragilità: di non amare il Signore a sufficienza (dirò durante una condivisione), ma che il Signore è lì che mi tende la sua mano e che anche il mio piccolo tentativo di amarlo è prezioso ai suoi occhi ed è la sua grazia che basta per seguirlo.

Il mio cammino va avanti e sperimento la difficoltà di ripensare alla mia vita prima di questa scelta e della vita comunitaria: è una bella sfida. Ma non mi sono mai sentito solo, mai abbandonato, il Signore ha preso i miei dubbi, le mie debolezze e li ha usati per amarmi ancora di più per farmi vivere in maniera diversa: più piena, più ricca e più gioiosa. Il mese passato in ospedale a supportare degli ospiti di una RSA è stato il momento in cui quest’amore di Dio si è riversato ai fratelli bisognosi, il momento in cui comprendi davvero di essere, come diceva Santa Madre Teresa di Calcutta, una matita nelle mani di Dio. Ed eccoci qui durante il periodo estivo in cui sto vivendo la bellezza dell’incontro e del servizio gratuito a comprendere ancora una volta che è il Signore che fa…davvero…nuove tutte le cose riprendendo e valorizzando la tua vita.

Alessandro Di Mauro

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