GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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CHIAMATI… ALLA VITA

24 Apr 2018

Il Signore chiama. Questo è un fatto indubbio. Il Signore chiama continuamente e chiama innanzitutto alla vita. Basta alzare lo sguardo e contemplare le bellezze di cui siamo circondati. Basta guardarsi dentro. La bellezza è tutta intorno a noi e dentro di noi, e ci parla della vita di Dio.

La Scrittura, anche, ci narra di un Dio che parla. Dio parla all’uomo, parla a ciascuno e chiama ciascuno per nome: “Il Signore disse ad Abram: vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre…” (Gn 12,1).

E quando Dio parla, Dio crea, dona vita, chiama alla vita. “Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu” (Gn 1, 3); “E, detto questo, (Gesù) gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare»” (Gv 11, 43-44).

Ognuno di noi fa esperienza di questa chiamata di Dio. Viviamo, siamo chiamati a vivere. Siamo sempre in ricerca e intenti a scoprire le cause prime e il fine ultimo della nostra vita. Il Signore ci parla e ci vuole donare tutto se stesso, ci vuole donare il suo amore, il senso pieno delle cose e della vita. E lo fa da sempre, anche oggi, adesso, qui, donandoci il suo Figlio Gesù, il suo Spirito, attraverso la Chiesa, attraverso i sacramenti, attraverso la Parola di Dio, attraverso il creato e le persone che ci sono poste accanto nel cammino della vita.

Tutto ci parla della vita di Dio. Dio è presente in tutte le cose.

L’ascoltare, il riconoscere e il provare a fornire una personale risposta alla vita diventano, allora, la cosa più importante da fare. Ascoltare il silenzio dentro di noi in cui il Signore ci vuole incontrare. Ascoltare e pregare la Parola di Dio. Ammirare e meravigliarsi delle bellezze del creato. Partecipare attivamente nella vita della comunità cristiana e nel mondo, collaborando all’opera di Dio di riconciliazione e di giustizia. Sentirsi interpellati dalla realtà che ci circonda e rispondere con il meglio delle nostre possibilità, capacità e volontà, nel momento presente, per un bene più grande.

L’accoglienza della chiamata di Dio alla vita diventa così un continuo ascolto e interrogarsi, un’apertura alla vita e alla novità di Dio stesso, un’arte nel discernimento, una libertà e un’abilità nel rispondere, un ricevere vita imitando Dio nel donarla. Questa la libertà e la felicità a cui, dunque, tutti siamo chiamati, in ogni stato e condizione di vita, celibataria, consacrata o matrimoniale: nell’amare e nel donare vita così come Dio per primo ci ha amato e ci ha donato la sua di vita. E vivere così è bello.

Condivisone di vita

14 Dic 2020

“Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà…”
– Sant’Ignazio di Loyola

La fine di novembre era un periodo particolarmente interessante nel noviziato. Abbiamo cominciato una sessione, che chiamiamo “Condivisone di vita”. Questa indica un tempo dedicato per raccontare la storia della nostra vita. Un’occasione non solo bella, ma direi festosa, che dà la possibilità di partecipare ai momenti più importanti delle nostre vite, e così portarci ad essere comunità.

Raccontare storie è un’esigenza profondamente umana, che ha fatto nascere la lingua. Sembra che l’esigenza di raccontare e ascoltare siano gli atteggiamenti che ci fanno esseri umani. Le storie e gli incontri che abbiamo vissuto suonano sempre nel sottofondo delle nostre personalità, fanno parte delle nostre esistenze, e spiegano i nostri modi di vivere. Tutto questo è un po’ simile ai ritratti dei re e nobili dei tempi antichi, che contennero non solo il modello, ma anche i suoi attributi più importanti, cioè gli elementi più profondi della sua personalità. Raccontare la storia della nostra vita a qualcuno, significa aprire se stessi come è possibile verso gli altri, fare gli altri partecipanti della nostra vita. Ci fa capaci di vivere questi valori insieme, e camminare verso il nostro bene comune. Con la condivisione di vita abbiamo in qualche modo creato ed esposto il nostro ritratto agli altri.

Dall’altra parte, raccontare e contemplare la storia della nostra vita dà una possibilità unica per capire e riflettere. E ancora di più. Secondo l’esperienza che abbiamo ereditato da Sant’Ignazio è una vera possibilità di riconoscere il Signore attivo e agente nella vita propria. Nella vita di Sant’Ignazio, giocò un ruolo importante la memoria, come occasione di rileggere il passato per trovare Dio attraverso la realtà vissuta. Il passato nostro diventa così un’occasione di incontrarsi col Signore e opportunità a progredire nel riconoscimento della sua presenza. Noi, seguendo le sue orme, facciamo questa attività, per imparare meglio a riflettere, attraverso le preghiere e i pensieri di preparazione. Così la nostra vita diventa la storia dell’incontro con Lui.

E che cosa raccontare? Come ho sperimentato durante la mia condivisione di vita, non ho sempre raccontato quello che avevo deciso di dire. In realtà non credo che uno possa prepararsi in modo perfetto per raccontare la sua vita. Durante i primi discorsi avevo immaginato come facevo, con ricchi dettagli. Ma poi mi sono reso conto, che non sono io completamente il regista della mia narrativa. Il regista è un altro, e anche io sono uno spettatore.

2020-12-14. Peter Nemeth – novizio di primo anno

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