GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Covid-19: virus o antidoto?

di Guglielmo Scocco

E se il covid non fosse un virus, ma un antidoto? E se in realtà questo essere minuscolo stesse, seppur inconsapevolmente, cercando di combattere quel virus ben più grave per il pianeta terra che è la specie umana?

Proviamo per un attimo a uscire dal nostro antropocentrismo e ad assumere un punto di vista più obiettivo: per l’ecosistema del pianeta terra l’essere umano è, di fatto, un virus che, per continuare egoisticamente a vivere e ad espandersi a scapito degli altri, sta intaccando la sopravvivenza di molti esseri viventi (se non tutti) e delle stesse risorse naturali del pianeta.

Noi esseri umani, con la nostra miopia che ha ormai quasi raggiunto la cecità completa, stiamo attaccando gli organi vitali del pianeta terra – gli oceani, le foreste, la fauna, le riserve minerarie sotterranee… – proprio come fa il covid con i nostri stessi organi interni. Stiamo vivendo su di noi, in qualche modo, quello che noi stessi causiamo, senza esserne consapevoli, a innumerevoli altri esseri viventi. Sembra quasi che questo essere a forma di corona, che noi chiamiamo “virus”, ci consegni anche un messaggio.

E se cercando di riportare a tutti i costi la situazione antecedente, stessimo in realtà andando contro il bene comune dell’ecosistema variegato nel quale siamo inseriti? Ovviamente la risposta non può essere quella di lasciarci morire o di non vaccinarsi, ma di ascoltare questo messaggio ecosistemico, di uscire dalla nostra idiosincrasia collettiva e di iniziare a cambiare il nostro stile di vita, che causa dolore e sofferenza a moltissime altre specie viventi, oltre che a un buon numero di esseri appartenenti alla nostra stessa specie, spesso neanche troppo lontani da noi.

2021-05-29 Guglielmo Scocco – novizio del secondo anno

Condivisone di vita

14 Dic 2020

“Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà…”
– Sant’Ignazio di Loyola

La fine di novembre era un periodo particolarmente interessante nel noviziato. Abbiamo cominciato una sessione, che chiamiamo “Condivisone di vita”. Questa indica un tempo dedicato per raccontare la storia della nostra vita. Un’occasione non solo bella, ma direi festosa, che dà la possibilità di partecipare ai momenti più importanti delle nostre vite, e così portarci ad essere comunità.

Raccontare storie è un’esigenza profondamente umana, che ha fatto nascere la lingua. Sembra che l’esigenza di raccontare e ascoltare siano gli atteggiamenti che ci fanno esseri umani. Le storie e gli incontri che abbiamo vissuto suonano sempre nel sottofondo delle nostre personalità, fanno parte delle nostre esistenze, e spiegano i nostri modi di vivere. Tutto questo è un po’ simile ai ritratti dei re e nobili dei tempi antichi, che contennero non solo il modello, ma anche i suoi attributi più importanti, cioè gli elementi più profondi della sua personalità. Raccontare la storia della nostra vita a qualcuno, significa aprire se stessi come è possibile verso gli altri, fare gli altri partecipanti della nostra vita. Ci fa capaci di vivere questi valori insieme, e camminare verso il nostro bene comune. Con la condivisione di vita abbiamo in qualche modo creato ed esposto il nostro ritratto agli altri.

Dall’altra parte, raccontare e contemplare la storia della nostra vita dà una possibilità unica per capire e riflettere. E ancora di più. Secondo l’esperienza che abbiamo ereditato da Sant’Ignazio è una vera possibilità di riconoscere il Signore attivo e agente nella vita propria. Nella vita di Sant’Ignazio, giocò un ruolo importante la memoria, come occasione di rileggere il passato per trovare Dio attraverso la realtà vissuta. Il passato nostro diventa così un’occasione di incontrarsi col Signore e opportunità a progredire nel riconoscimento della sua presenza. Noi, seguendo le sue orme, facciamo questa attività, per imparare meglio a riflettere, attraverso le preghiere e i pensieri di preparazione. Così la nostra vita diventa la storia dell’incontro con Lui.

E che cosa raccontare? Come ho sperimentato durante la mia condivisione di vita, non ho sempre raccontato quello che avevo deciso di dire. In realtà non credo che uno possa prepararsi in modo perfetto per raccontare la sua vita. Durante i primi discorsi avevo immaginato come facevo, con ricchi dettagli. Ma poi mi sono reso conto, che non sono io completamente il regista della mia narrativa. Il regista è un altro, e anche io sono uno spettatore.

2020-12-14. Peter Nemeth – novizio di primo anno

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