GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Il primo giorno di scuola

di Christian Lefta

Arrivo a Genova il 3 ottobre, in un tiepido e sonnacchioso pomeriggio di inizio autunno. È la prima volta che metto piede in Liguria. Percorrendo la strada che dall’aeroporto conduce alla casa del noviziato, dal finestrino, vedo scorrere fuori edifici, scorci, angoli, piazze mai visti prima. Sullo sfondo, invece, vedo il porto, la grande Lanterna e infine la distesa azzurro-verde del mare che mi ricorda tanto gli anni vissuti a Napoli e che sempre mi allarga il cuore. In giro c’è poca gente: sono i primi giorni della lenta e difficile ripresa delle attività scolastiche e lavorative, dopo l’estate, ancora in piena emergenza sanitaria. Per un attimo mi guardo dentro: mi sento un po’ emozionato, forse timido e incerto come il sole che nascosto dietro nuvole grigie di tanto in tanto getta sulla città deserta qualche sprazzo di luce. Finalmente, dopo qualche tornante che si fa spazio attraverso il verde dei giardini, appare la casa. Riconosco l’indirizzo: Villa S. Ignazio, Via Domenico Chiodo, 3.

Varcato il cancello, comincia il noviziato. In effetti, mi dico, sembra proprio il primo giorno di scuola, o almeno la sensazione e l’atmosfera sono le stesse: l’ingresso, il cancello, le stesse farfalle nello stomaco, la stessa impazienza di cominciare, lo stesso desiderio di incontrare e conoscere i compagni, ma anche le stesse piccole paure che in genere accompagnano ogni nuovo inizio. Resta pur vero che ogni inizio è nuovo per definizione, in quanto tale, altrimenti non sarebbe un inizio. Mi piace pensare, però, che questo inizio sia nuovo in un modo per così dire unico. Unico come il primo giorno di scuola. A distanza di un mese e mezzo dal mio arrivo, oggi mi risuonano dentro e mi accompagnano le parole con cui p. Agostino, il padre maestro, ha introdotto il breve ritiro di prima probazione che conclude le prime due settimane di noviziato inaugurando il lungo periodo formativo che è la seconda probazione: “il Signore ci ha chiamati a una novità di vita”. La parola che mi colpisce di più e che in qualche modo segna questo tempo è proprio “novità”.

La stessa parola noviziato contiene, nella sua radice latina che la lingua italiana conserva, questo misterioso rimando alla novità: sento che il noviziato è il tempo in cui si impara a vivere la novità. E, in generale, imparare significa tornare un po’ bambini sui banchi di scuola. Come sui banchi di scuola, a volte, nella vita possiamo trovarci impreparati di fronte al nuovo, ma anche pieni di paura e di stupore. Per questo, mi piace pensare all’identità del novizio come a un bambino a scuola. Gesù stesso nel Vangelo descrive il mistero del Regno come qualcosa di nuovo che può essere imparato, cioè accolto, solo se cambiamo mentalità e diventiamo come bambini (cf Mt 18, 1-5; Mt 11, 25-30). Come bambini il primo giorno di scuola.

2020-12-06. Christian Lefta – novizio del primo anno

Intervista con Adele Andreoli, insegnante di spagnolo e d’inglese

17 Mar 2021

Una volta alla settimana alcuni di noi seguono un corso di spagnolo ed altri un corso d’inglese. Dal 2018 Adele Andreoli insegna lingue ai novizi gesuiti.

Come hai conosciuto i gesuiti?
Già durante gli anni dell’adolescenza avevo sentito spesso parlare dei gesuiti e delle loro proposte per i giovani da parte di alcune mie amiche che facevano parte del MEG (Movimento Eucaristico Giovanile), partecipavano a campi a Selva, seguivano percorsi spirituali ed esperienze guidate. Anche nel mio percorso scout ho avuto la fortuna di incrociare qualche novizio gesuita (ricordo in particolare Padre Gabriele Semino) che svolgeva il suo apostolato presso il mio gruppo, Genova 26, quando io avevo 13/15 anni.

Diciamo però che una conoscenza più approfondita e consapevole c’è stata solo a partire dal 2016 quando, sempre grazie alle testimonianze di amici, ho deciso di intraprendere il percorso dei VIP, esercizi nella vita ordinaria, guidato all’epoca da Padre Cavallini, Padre Mattaini e Padre Ray Pace insieme ad altre guide. L’esperienza è stata talmente intensa e positiva, rispondeva così bene a quello che cercavo, che la stessa estate ho preso parte al pellegrinaggio in Terra Santa organizzato da Padre Cavallini, Padre Iuri Sandrin, Padre Matteo Suffritti e Padre Antonio Ordóñez, che ci ha lasciati poco tempo fa.

Da quel momento la mia “frequentazione” dei gesuiti è continuata in maniera abbastanza costante, dalle messe al Gesù, a settimane di esercizi spirituali, percorsi spirituali prima individuali e poi di coppia, guidati da Padre Agostino Caletti, fino alla conoscenza e frequentazione del noviziato e dei novizi che in questi anni hanno partecipato alle lezioni di spagnolo e di inglese.

C’è una cosa che caratterizza i novizi che hai incontrato in questi anni?
Sono persone in ricerca, che si mettono in gioco in maniera autentica, coraggiosa e libera per capire se quella della Compagnia sia effettivamente la strada per loro. Nonostante l’apparente immobilità della vita nel noviziato, a me sembra di intravedere un moto continuo, una grande trasformazione durante il loro percorso, sicuramente grazie anche alle proposte e alle esperienze che vivono in questi due anni.

Che cosa sogni per la Chiesa nel futuro, e cosa può fare la Compagnia di Gesù per realizzare questo sogno?
Sogno una Chiesa aperta al dialogo e dove la comunità sia e si senta sempre più protagonista e parte attiva della vita della Chiesa. Una Chiesa accogliente e inclusiva, capace di ascoltare e leggere i segni dei tempi e di aprire non solo metaforicamente le porte a chi viene lasciato al margine nella nostra società.

Nella mia breve e limitata conoscenza della Compagnia ho trovato spesso questa apertura, la disponibilità al dialogo, ma soprattutto un modo di annunciare e “spezzare” la Parola che per me è stato rivoluzionario: la capacità di leggere, meditare e attualizzare il Vangelo come raramente avevo visto prima. Questo ha dato una spinta nuova alla mia vita di fede, una speranza ritrovata e la consapevolezza di essere figlia amata dal Signore.

Sono tanti i modi e i campi in cui la Compagnia è impegnata e lavora nella direzione del sogno che ho di Chiesa: penso alle tante proposte di percorsi di fede per i giovani, all’accompagnamento delle coppie, delle famiglie, ai vari gruppi anche di adulti che esistono, alle comunità di famiglie nate dall’esperienza di Villapizzone, i ritiri di esercizi spirituali, le esperienze estive di cammino, fede e servizio; ma anche le tante realtà di vicinanza e di accoglienza dei più esclusi e vulnerabili, mi vengono in mente San Marcellino, il Centro Astalli. Tutti questi sono strumenti che aiutano ad andare nella direzione di una comunità più consapevole e più partecipe della vita della Chiesa e della responsabilità sociale che abbiamo come cittadini e come cristiani.

Il grande pregio della Compagnia e quello che penso possa continuare a fare è aiutare i giovani e la comunità a leggere i segni dei tempi alla luce del Vangelo, aiutarli a leggere il messaggio che la Parola ha da dire a ognuno nel tempo in cui viviamo, aiutare a discernere e ad agire nel nostro presente in modo da vivere una vita piena.

Puoi condividere con noi una desolazione ricevuta in quest’ultimo tempo?
Non mi viene in mente una desolazione specifica, ma pensando all’ultimo tempo sento piuttosto una desolazione un po’ generalizzata dovuta a questo periodo prolungato in cui le relazioni sono cambiate, le occasioni di incontrarsi davvero sono difficili e vanno ricercate con fatica. È un periodo in cui oltre all’isolamento forzato ho vissuto anche un progressivo allontanamento dagli altri, dagli amici, ma anche dalle persone in generale, dagli incontri casuali. Questa lontananza mi fa sentire forte la mancanza delle relazioni e della comunità, lasciandomi talvolta un senso di smarrimento e desolazione.

Puoi condividere con noi una consolazione ricevuta in quest’ultimo tempo?
Sempre pensando a questo ultimo tempo penso che i momenti di consolazione siano tutti quegli spazi di socialità, incontro e relazione che si riescono a mantenere, i gruppi di cui faccio parte e con i quali ho la fortuna di riuscire a incontrarmi per continuare a camminare e progettare insieme.

2021-03-17

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