GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Con un po’ di creatività…

di Pasquale Landolfi

Non è certamente facile parlare del Noviziato ai tempi del Coronavirus. Come per tutto il resto della popolazione i programmi sono saltati, le esperienze rimandate, gli incontri procrastinati. Contemplare l’operato del Signore in questo tempo diventa un esercizio sottile a causa della monotonia del quotidiano.

Ci vuole occhio attento e la grazia del discernimento per scoprire la bellezza nascosta all’interno della comunità. Ultimamente ci stiamo lasciando arricchire dalle possibilità della vita comune. Un novizio ha proposto ad ognuno di poter condividere argomenti che ha a cuore o che reputa utili per l’edificazione comune e come in ogni comunità sorgono le idee e i commenti più disparati.

Ispirati dalla spiritualità ignaziana, io e Daniel N. abbiamo avviato dibattiti su due argomenti decisamente contemporanei e che hanno generato quella che Papa Francesco chiama una “sana inquietudine” nei nostri compagni a cui ha fatto seguito un piccolo esercizio di discernimento comunitario.

I titoli dei dibattiti sono “Evangelizzare i nones”, categoria di persone che pur sentendo un richiamo per la spiritualità non reputano di potersi riconoscere in una religione codificata e “Instagram e missione apostolica: è possibile?” al fine di valutare le possibilità comunicative dei social in un discorso apostolico e approfondire le dinamiche sociologiche che comportano.

Con la creatività che ci è richiesta dal Santo Padre tutti si sono messi in gioco con rispetto reciproco e dialogo aperto, un esercizio che aiuta a conoscersi di più, apprezzarsi e riconoscersi sempre più comunità che insieme propone, pensa, discute e cammina, in dialogo non solo tra di noi ma col mondo cui siamo chiamati a far parte.

Pasquale Landolfi, novozio del primo anno

Il mio piede destro

di Daniel Nørgaard

È ormai tradizione che chi viene dal Nord-Europa a fare il noviziato in Italia incontra dure prove ed agonie. Basta pensare a S. Stanislao Kostka della mia stessa provincia, la Polonia del Nord, che nel 1568 morì nel noviziato a Roma dopo una malattia dolorosa. Mi vengono anche in mente i santi Henry Walpole e Robert Southwell, che dopo la formazione nello stesso noviziato furono mandati in Inghilterra dove subirono un martirio straziante nel 1595.

Era perciò ovvio che io, dopo un anno già segnato dal covid19 e da un lutto famigliare, ero destinato a ulteriori patimenti.

Quando alla fine di ottobre caddi vittima di questo mio crudele destino sul nostro campo da calcio con una distorsione della caviglia, potei pensare “prendi e ricevi, Signore, anche questo”. Ebbi la chiara consapevolezza di essere lontano dal livello di santità dei compagni del Nord-Europa che mi avevano preceduti. Ma subito vidi un’opportunità per meglio imitarli. Portato in stanza e fatto sdraiare sul letto, il misto tra il mio fanatismo religioso e l’effetto dell’adrenalina che si diffondeva nel mio corpo dopo l’impatto doloroso, provocò in me l’aspettativa di un’estasi mistica. Immaginai che se fossi riuscito a consegnarmi pienamente al Signore in questa mia povertà e ad unirmi alle sofferenze di Cristo, sarei stato elevato a uno stato di unione con Dio che fino ad allora avevo solo sognato. Poteva diventare la mia Pamplona, come per S. Ignazio! Vidi già come l’iconografia in futuro mi avrebbe dipinto a letto con un crocifisso in un braccio e un pallone nell’altro.

Seguirono giorni poi nei quali tentai di trasformare il mio incidente in un’esperienza religiosa per elevare la mia anima verso Dio, ma non ci riuscii. Non sperimentai illuminazioni consolanti, e non sentii la vicinanza di Dio. La mia vita spirituale diventò una continua distrazione di pensieri su come avrei potuto evitare l’incidente e di sentimenti di autocommiserazione e rabbia.

La parte pia di me volle ancora offrirsi a Dio, ma la parte umana di me non ce la fece a liberarsi da tutti questi pensieri e sentimenti naturali. Su quel letto di dolore non giaceva un santo, ma un uomo prigioniero del suo ego. Che desolazione! E Dio continuava ad essere assente.

Sembrai a me stesso un pagano, e cominciai a dubitare della mia scelta di vita religiosa, quando all’improvviso mi si presentò un pensiero: Ma Lui ti ha scelto! Lui conosce tutti i tuoi difetti, eppure ti ha scelto per seguirlo così come sei.

La mia fantasia distorta di un santo con un sorriso insieme sofferto ed eroico non era un’offerta gradita a Dio, l’aveva infatti ignorata. Lui voleva me, così come sono con la mia umanità ferita, con un piede dolente che causa malumore.

Il mio piede destro non mi ha procurato esperienze mistiche, e non sono riuscito a conquistare virtù eroiche attraverso la mia malattia. Ma mi ha fatto ricordare che sono umano, e che il Signore mi chiama così. Consolato ho deciso di seguirlo così, zoppo.

2021-01-02 Daniel Nørgaard – novizio del secondo anno.

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