GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
iten
facebookTwitterGoogle+
https://www.goodfreephotos.com/united-states/california/other/white-flowers-in-the-desert-in-the-cadiz-wilderness.jpg.php

https://www.goodfreephotos.com/united-states/california/other/white-flowers-in-the-desert-in-the-cadiz-wilderness.jpg.php

https://www.goodfreephotos.com/united-states/california/other/white-flowers-in-

Info

Un deserto che rifiorisce

Lo scorso lunedì 4/03, nel pomeriggio, la comunità del Noviziato ha ricevuto la gradita visita di sua Em.za il Card. Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova. Sua Em.za si è intrattenuto con novizi e formatori per un incontro informale, in cui la comunità ha avuto la possibilità di attingere alla sua grande esperienza ministeriale, non soltanto in quanto pastore della Città e della Diocesi ma anche come Presidente emerito della
Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e di Presidente in carica del Consiglio delle Conferenze Episcopali in Europa (CCEE).
Le domande della comunità hanno riguardato principalmente le sfide che la fede cristiana deve affrontare oggi nel continente europeo, investito dal “vento gelido” della secolarizzazione, che non accenna a calare. “Quali prospettive ha la Chiesa europea di fronte a sé? Verso quali orizzonti ci muoviamo?” – è stato chiesto al Cardinale.
La risposta di sua Em.za è stata – per certi versi – spiazzante in quanto, sulla base della propria lunga frequentazione delle istituzioni ecclesiali e politiche dell’Europa, l’Arcivescovo ha paragonato il panorama continentale a un “deserto che fiorisce”. Sua Em.za ha tenuto particolarmente ad evidenziare due cose: anzitutto che, “al di sotto del tappeto” mediatico – che rimanda una visione parziale della realtà – c’è tutto il brulicare
della vita quotidiana di tanta brava gente che, ovunque in Europa, è presa dai perenni interrogativi umani di senso, cui se ne aggiungono di nuovi, inediti, che hanno a che fare con le specificità della vita contemporanea. In secondo luogo, che “il miglior alleato del Vangelo è l’uomo” perché quanto più l’umanità è schiacciata da forze politiche e/o ideologiche che vorrebbero tenerla sottomessa tanto più essa sente in sé l’anelito a una
liberazione integrale che la porta naturalmente verso il Vangelo. E questo vale – con le dovute differenze – tanto per quei Paesi dell’Europa orientale che si sono liberati, nei decenni scorsi, dai regimi comunisti quanto per quei Paesi dell’Europa occidentale in cui è più avanzato il processo di secolarizzazione.
Infatti, se nei primi il ricordo del sangue versato a causa dei regimi totalitari è talmente vivo da funzionare come un complesso di vigili anticorpi a certi tentativi di colonizzazioni ideologica, nei secondi si assiste, un po’ a macchia di leopardo, al ritorno di alcune frange delle nuove generazioni alla vita di fede. Secondo Sua Em.za – che citava a tal proposito dati ed esperienze riportate da altri vescovi europei – tale ritorno è connotato da
un’intensa ricerca spirituale e dalla richiesta di essere aiutati a vivere un Vangelo “senza sconti”; sempre più spesso, esso trova il suo ambiente di riferimento in luoghi di spiritualità diversi dalle vita comunitaria istituzionale delle parrocchie (monasteri, conventi e centri di spiritualità a vario titolo).
Dopo il dialogo pomeridiano, l’Arcivescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica e si è trattenuto a cena con la comunità.

Giovanni Lo Giudice, novizio del primo anno

https://pixabay.com/photos/stone-nature-plant-flower-rock-1561036/

UNA FERITA CHE DIVIENE FESSURA

di Stefano Guadagnino

Il percorso di formazione gesuita prevede, nell’arco del noviziato, un’esperienza di circa un mese presso una struttura che si occupa di assistenza sanitaria. Nello specifico della nostra provincia, la Compagnia ha scelto ormai da molti anni di collaborare con la Piccola casa della Divina Provvidenza, meglio nota come Cottolengo. Il novizio è chiamato ad affiancare il personale offrendo il proprio contributo nelle operazioni relative alla cura del paziente ed al corretto funzionamento del reparto. In concreto, si tratta di collaborare in attività dedicate all’igiene e nutrizione degli ospiti ed al riordino dei locali nei quali opera. L’esperienza però offre soprattutto la preziosa opportunità di incontrare l’umanità sofferente, segnata dalla disabilità, dalla malattia o dal peso degli anni.
Quando si affronta il tema del dolore l’atteggiamento non può che essere contrassegnato da un certo pudore; mi limiterò pertanto a condividere alcune risonanze personali germogliate durante la mia esperienza al Cottolengo di Torino in un reparto accostabile ad una casa di riposo, senza alcuna pretesa di universalità.

Un aspetto dell’esperienza che mi ha colpito riguarda l’autenticità delle relazioni che si sono venute a creare. Il dolore scava, scaraventa di fronte alla realtà della nostra condizione. Siamo fragili, totalmente bisognosi gli uni degli altri. Il mito dell’autonomia e dell’indipendenza, perennemente corteggiato nella nostra esistenza, si scontra con l’inesorabile realtà della condizione umana, che trova proprio nella debolezza il suo momento di verità. E la debolezza disarma; senza pietà e forse proprio per questo con misericordia.

Se questa fragilità viene accolta, rispettata e persino benedetta, può però trasformarsi in privilegiata occasione di incontro. Si ha infatti l’impressione che, proprio quando e poiché, ogni altra cosa è perduta e ogni maschera strappata, la relazione possa davvero trovare il suo posto nel cuore dell’esistenza. Relazione con gli altri, relazione con Dio. Relazione tra persone, tra chi è sano e chi no, tra chi ha bisogno di aiuto e chi invece è in grado di offrirlo. Relazione con Dio, che come diversi ospiti mi hanno inequivocabilmente dimostrato, non manca di inabitarci donandoci forza e pace anche nelle peggiori tempeste, se solo acconsentiamo, talvolta come ultima ancora di salvezza, a consegnargli il timone della nostra vita.

E’ forse per questo che nonostante la grande sofferenza incontrata, il Cottolengo è apparso ai miei occhi come un luogo traboccante di vita. Un luogo in cui è stato possibile contemplare il bene germogliare tra le pieghe del dolore, la fragilità farsi tramite di una Bellezza, rivelandosi, per citare un’espressione di un fratello cottolenghino, “una ferita che diviene fessura”.

 

Stefano Guadagnino, novizio del primo anno

Commenti

Lascia un commento
Chiudi notifica

Gesuitinetwork - Normativa Cookies

I cookies servono a migliorare i servizi che offriamo e a ottimizzare l'esperienza dell'utente. Proseguendo la navigazione senza modificare le impostazioni del browser, accetti di ricevere tutti i cookies del nostro sito. Qui trovi maggiori informazioni