GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Lettera per la partenza

21 Set 2018

Già, partenza.

Si parte ogni volta che si chiude un percorso per iniziarne un altro.

A pensarci bene, è da quando siamo stati concepiti che partiamo. Tante tappe. Nessuna conclusiva.

Ogni tanto fa bene girarsi indietro a guardarle. Soprattutto per capire cosa vogliamo portarci dietro nel nostro zaino di viandanti/pellegrini.

Bisogna che sia leggero. Bisogna che abbia ancora spazio dentro per accogliere cosa nuove.

E così καταρτίζομεν: allestiamo la nostra nave, rattoppiamo le nostre reti… Sì, navigare e camminare sono naturalmente affini…

Cosa portarci via dalle nostre lezioni di greco?

Non posso sapere cosa ne conserverà ciascuno di voi. So comunque cosa tengo io. Io, che forse sembro non partire… e invece ogni volta che comincio con un gruppo nuovo, anche io “parto”.

Nel mio zaino c’è la bellezza del comunicare: ormai lo so che è solo ascoltando insieme la parola che nascono lampi di comprensione più profonda.

C’è l’amore per la parola che sempre desidero ascoltare.

C’è il ricordo: “partire è un po’ morire” si usa dire; è vero, perché ci si separa; ma ricordare è ritornare nel cuore (cor, cordis in latino è il cuore); e il cuore ce lo portiamo sempre dietro.

Mi chiedete cosa vi auguro.

Bé, è già tutto qui…

In una taschina laterale del vostro zaino infilo tutto l’affetto e la stima che ho per voi.

– Umba

 

(Una lettera di Umberta Parodi – professoressa di greco del noviziato – ad Andrei, Cornel, Giacomo, Janez e Piero)

L’estate è finita… così come il noviziato!

29 Set 2020

Genova, lunedì 21 settembre 2020.

È notte. È tardi. Non è una notte qualunque. È l’ultima notte prima di partire per Roma con destinazione San Saba. L’armadio l’ho svuotato di tutti i vestiti. Le valigie sono pronte oramai da alcune ore. E la stanza risuona così silenziosa. Come al solito, a queste ore.

Mentalmente ripercorro i giorni passati qui. Ritorno alla prima notte passata qui a Genova. Sono passati esattamente settecento ventidue giorni. Ripenso a quanto mi sentissi spaesato e, per certi versi, così fuori luogo, quando arrivai qui.

Oggi mi ritrovo qui e mi sembra di non aver mai vissuto veramente da nessuna altra parte. Forse fisicamente sì. Ma con il cuore no. Decisamente no!

Ripenso alle persone che ho incontrato in questi settecento ventidue giorni: formatori, compagni di ieri e di oggi, i ragazzi dell’apostolato di Sestri Ponente, e tutte le altre incontrate nei vari esperimenti. Rivedo i loro volti, i loro sorrisi. Mi sembra, quasi, di poter sentirne le voci.

I Rem cantavano che lasciare New York non è mai semplice… Si vede che non hanno mai fatto l’esperienza del noviziato!

È così strano andare via da un posto in cui ci si sente a casa. Eppure, in fondo al cuore, sento una grande pace. Nonostante tutte le possibili paure che si affacciano relative al mio futuro, mi sento tranquillo.

A poco più di una settimana dai primi voti, sento l’importanza di andare avanti. Riconosco la necessità di iniziare a camminare su questa nuova strada.

La tentazione di voler portare tutto dietro con me, persone, amicizie e luoghi, c’è. Tuttavia riconosco come sarebbe un volersi impadronire di qualcosa che mi è stato donato in gratuità e che non mi appartiene, non mi può appartenere talmente bello è!

“Tu me lo hai donato, a te, Signore, lo ridono;
   tutto è tuo, di tutto disponi”

Riconosco, quindi, come dentro a ognuno di questi settecento ventidue giorni ci sia stato il Signore ad accompagnarmi. E sono grato perché si è preso cura di me ogni singolo giorno.

Giovanni Barbone, scolastico gesuita

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