GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Nulla va nascosto davanti a Dio!

di Rajmund Haraszti

“(…) non essere più incredulo, ma credente!” – avrei potuto dire a me stesso prima di partire per il Mese Ignaziano. Infatti, il mio atteggiamento nei confronti degli Esercizi Spirituali assomigliava piuttosto a quello di San Tommaso apostolo nei confronti della risurrezione di Gesù.

Prima di entrare nella Compagnia, ho partecipato a diversi ritiri Ignaziani (di tre, cinque e otto giorni), ma non sono stati esattamente gli Esercizi Spirituali ciò che mi attiravano ai gesuiti. Non perché non mi piaccia stare in silenzio e dialogare col Signore in un’atmosfera intima, anzi! Prima di entrare, mentre abitavo in Norvegia, facevo ogni tanto dei “ritiri privati”, cioè scappavo dalla città, andavo in montagna e rimanevo in una baita per alcuni giorni. Da solo. In silenzio. Anche pregando. Non necessariamente con preghiere fisse (anche se il rosario lo portavo sempre con me), ma più che altro guardando il paesaggio e il cielo stellato (colorato spesso dall’aurora boreale), ammirando il Creatore, parlandoci e chiedendogli di darmi consigli e segni. E semplicemente godendo la Sua presenza.

Ma pregare su testi biblici, meditare e contemplare – questi modi di comunicare con Dio mi sembravano sempre un po’ lontani, strani, anche artificiosi. Non mi aiutava neanche la storia di San Francesco Saverio che si è convertito grazie agli Esercizi Spirituali, avendo resistito a lungo prima di abbandonare i suoi desideri mondani di prima. “E se neanche io non mi convertirò come Francesco durante questi trenta gironi?” – mi chiedevo con ansia.

Allo stesso tempo, le cose che promettono di cambiare la vita da un momento all’altro, mi rendono sempre sospettoso. Prima del Mese mi dicevo: “Mah, sinceramente, che cosa potrebbe succedere durante trenta giorni che non fosse successo durante gli ultimi trent’anni?” (Del resto, ho compiuto 31 anni proprio durante il Mese.)

Insomma, se non fossi entrato nella Compagnia, non credo che avrei mai fatto il Mese di Esercizi. Ma siccome sono entrato e il Mese viene considerato come l’esperienza più importante del noviziato, ho deciso di affrontare la situazione in maniera costruttiva.

Quindi, come ho superato il mio scetticismo? Molto semplice: parlandone nella preghiera con sincerità. Iniziando le meditazioni e le contemplazioni così: “Signore, Tu mi vedi, e vedi anche la mia resistenza. Vedi che la mia incredulità mi impedisce di mettermi in contatto con Te. Ma credo in Te, e sono sicuro che Tu puoi parlare a me nonostante la mia resistenza. Quindi, se vuoi dirmi qualcosa proprio durante questa preghiera, se vuoi farmi vedere o capire qualcosa proprio in questa contemplazione, rendimi capace di accogliere le Tue parole.”

E poi, entrando nella meditazione con calma, seguendo le istruzioni del libretto di Sant’Ignazio spiegate da P. Iosif, ho realizzato che questo metodo funziona, quando eseguito con sincerità e fiducia, senza nascondere nulla davanti a Dio, nemmeno gli atteggiamenti “sbagliati”, nemmeno i pensieri di cui “dovrei” vergognarmi etc. Il metodo, ma soprattutto lo Spirito. Funziona nel senso che facilita un vero dialogo col Signore, aiuta a contemplare le diverse scene della vita di Gesù, senza aspettare che la mia vita o il mio rapporto con Dio cambi magicamente. Riuscire ad esprimere i miei pensieri e sentimenti più profondi davanti a Gesù e sentire che Lui veramente mi ascolta, con tanta pazienza e tenerezza… ecco, forse non c’è bisogno di un miracolo più grande.

Se non fossi entrato nella Compagnia, non credo che avrei mai fatto il Mese di Esercizi. Adesso, invece, dopo averlo fatto, sono molto contento di essere entrato. E a dire la verità, sono diventato anche un po’ orgoglioso del nostro Padre Ignazio che, per mezzo degli Esercizi Spirituali, da quasi cinquecento anni, aiuta le anime, compresa la mia, ad avvicinarsi a Dio.

La contemplazione – tempo di intimità che trasforma

di Giacomo Mirtella

Il Mese di Esercizi spirituali è il primo e principale esperimento in questo tempo di probazione che è il noviziato, perché è posto a fondamento di tutti gli altri; nella mia esperienza, a poco tempo dal compimento degli Esercizi, ho trovato particolare gusto nell’esercizio della contemplazione dei misteri della vita di Cristo.

Ciò che apprezzo in questa forma di preghiera è che il suo oggetto si trovi nella vita stessa di Gesù, senza che mi sia richiesto di partorire astrazioni esegetiche o di provare una generica sensazione di benessere davanti alla Scrittura, ma badando ad ascoltare, osservare e toccare con i sensi spirituali l’esistenza reale del Verbo della vita (cfr. 1 Gv 1,1-4).

La contemplazione vissuta durante il Mese è stata, anzitutto, l’osservazione con sguardo insistito e prolungato delle scene della vita del Signore, anche mediante la ripetizione delle medesime scene nel corso dei tempi di preghiera nella giornata, per andare in profondità dove sperimentavo gusto interiore; questi tempi si sono caratterizzati per un senso di meraviglia, talora molto sottile, che si è presentato in maniera gratuita e spontanea nel momento dell’incontro con Dio.

Proprio a partire da questa constatazione consolante, ho potuto sperimentare, ancora una volta, come il primo attore della preghiera sia lo stesso Spirito che ha ispirato i Vangeli con cui ho pregato; la Sua proposta non ha richiesto altri requisiti che quelli di lasciarmi condurre, avere disponibilità a festeggiare e sorprendermi, rimanere, semplicemente, in compagnia di una presenza viva ed affettuosa.

La chiamata che ho avvertito nel corso delle settimane è stata quella a spostare la direzione dello sguardo dalla mia persona, dai miei punti forti e dai miei peccati, alla persona di Gesù, prima di tutto; i maggiori frutti delle contemplazioni sono sempre passati dalla passività predisposta all’incontro e dall’immersione speranzosa nel brano biblico, piuttosto che dall’esercizio delle mie sole facoltà razionali.

Posso affermare che l’immaginazione sensoriale e percettiva si è dimostrata un potente strumento di preghiera, idoneo a decentrarmi attraverso l’immedesimazione con la scena contemplata, e un prezioso aiuto ad entrare personalmente in essa senza censure; attraverso l’immaginazione ho avvertito di conformarmi di più al mistero che contemplavo, anziché distanziarmene fantasiosamente. Il coinvolgimento che ho sperimentato è stato di tipo saporoso ed affettivo, libero di rapportarmi alle persone di cui osservavo la vita, lungi dal manipolare la grandezza del mistero che desiderava aprirsi a me.

La preghiera di contemplazione mi ha permesso di incontrare la volontà benevola di Dio, che desidera sempre donarsi sovrabbondantemente; credo che essa costituisca un cammino lento e progressivo, che scalda il cuore a fuoco lento, permettendo, in maniera spesso non pienamente cosciente, che i pensieri e i sentimenti di Cristo possano entrare in noi e renderci pienamente i figli amati che siamo, riflettendo nella vita la luce del Vivente.

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