GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Esercizi di fiducia

di Alessandro Cocozza

Una volta mi è capitato di camminare in un campo in montagna in piena notte, con una gran luna piena. Erano i primi giorni di ottobre dopo un caldo asfissiante durante le ore di sole. In quel bel paesaggio di alberi e prati illuminati si vedeva quasi come se fosse stato giorno.  Camminare a quell’ora di notte evitando il caldo di giorno rendeva tutte le cose meno faticose. Era decisamente una situazione particolare: si stava meglio di notte che di giorno. Vorrei descrivere con questa immagine alcuni aspetti del mese di esercizi spirituali  di noi novizi del primo anno a Camaldoli. Un periodo ricchissimo e complesso, ma soprattutto di preghiera e silenzio. E di solito la preghiera e il silenzio ci spaventano, come la notte. Ci sembrano anche un po’ innaturali, dobbiamo ammetterlo. Ma a volte è necessario stare in una condizione diversa dal solito per stare bene, per vedere più in là. Così anche noi abbiamo iniziato il nostro mese  nel silenzio della sera, dopo aver condiviso le nostre paure, seguite dalle  parole di Padre Agostino: “Affida la tua via, il Signore farà il resto”.  Queste sono state le prime parole sul mio quaderno degli esercizi, il primo spunto  alla partenza. A guardarle adesso sono state anche le parole di fondo di tutta questa esperienza.  In effetti un modo per rileggere la ricchissima esperienza degli esercizi è attraverso questa frase. Ogni mattina svegliandomi al suono della campanella suonata da Nicholas  non sapevo dove mi avrebbe portato la preghiera in quella giornata, se mi sarei perso nei miei pensieri o nella monotonia del silenzio  o se sarei impazzito definitivamente.  Dopo qualche giorno  quel silenzio tanto temuto è stato riempito, ogni occasione in modo diverso, di ricordi, emozioni e Parole. E le passeggiate ogni giorno verso i forti che sovrastano la nostra casa sono diventati occasione per percepire quello che non noto mai: Il volo di un uccellino. L’altezza imponente di una quercia, lo scrosciare dell’acqua fra le rocce. Il rumore del vento che passa fra le canne. Le immense nuvole che si stagliano sopra il mare agitato di Genova. Ogni volta c’era qualche suono, qualche scorcio che mi ricordava qualcosa, un ricordo lontanissimo nella mia vita o della mia routine da studente universitario in una città caotica come Roma. Così ho fatto la mia via negli esercizi, in un coinvolgimento sempre più forte di tutto me stesso. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, provando a fidarmi di quel che trovavo. In una conoscenza sempre più profonda di quel Gesù che mi aveva chiamato fin laggiù. Con grande meraviglia, tutto quello che vedevo fuori nelle mie passeggiate e nei miei ricordi tornava e rendeva viva la preghiera. Così posso dire  che le lunghe ore di contemplazioni, come chiama Sant’Ignazio quel tipo di preghiera con una grande uso dell’immaginazione e dell’affetto, sono diventate vivide. In questo modo, come suggerisce Sant’Ignazio,  Gesù diventa un amico a cui parlare. Gesù che un tempo aveva camminato con i suoi discepoli, uomo fra gli uomini, come me. Gesù che aveva riso e pianto e che aveva chiesto al Padre di fare la sua volontà. Ad oggi è un Gesù da seguire e da cercare. A guardare questo mese oggi mi sembra sia stato  proprio questo, un lungo viaggio senza  sapere dove andare perché è stato il Signore a guidare.  Da un certo momento in poi ho iniziato anche ad avere dei dubbi su quello che io pensavo di essere. Così ogni giorno è diventato una sorpresa. Quei giorni di calma, silenzio e preghiera sono diventati fra giorni più intensi della  mia breve  vita. Un lungo lavoro nel silenzio. Così intensi che ci vorrà ancora molto tempo  per raccoglierne i frutti. Incredibile, io stesso tre anni fa non avrei creduto una cosa del genere. Inizia ora infatti quel tempo importante per scendere dalla montagna. E rileggere quello che è accaduto, per trarne qualche frutto.  Un altro dono di Sant’Ignazio e degli Esercizi Spirituali.  Ma che viaggio si può fare se ci si lascia guidare!

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Mese di Esercizi: un pitstop con lo Spirito

di Marco Maio

Indubbiamente, il mese ignaziano è stato per me un tempo prezioso, per approdare, nel silenzio, a una maggiore consapevolezza, attraverso l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera personale condivisa con i miei compagni durante la messa quotidiana.

L’obiettivo degli esercizi è quello di provare a fermarsi a riflettere e guardare in sincerità e trasparenza ciò che realmente siamo. In questo tempo di cinque settimane si vive come in una camera insonorizzata dove, chiusa la porta ed eliminati i rumori esterni, l’unico rumore che ci “importuna” nel corso della giornata è la voce di Dio che sussurra al nostro cuore lasciandolo inquieto. Saper ascoltarsi fa parte del cammino di formazione di un novizio gesuita che, in questa prima sosta, sperimenta un “silenzio relazionale” che invita a mettersi in ascolto di Dio che parla attraverso la Sua Parola.

Questo silenzio, mettendo a tacere le voci strillanti del nostro quotidiano, consente allo Spirito di “allenare” la nostra capacità di ascoltare Dio anche nei suoni più impercettibili, di imparare a distinguere ciò che risuona dentro di noi e di fare ordine per poter vivere in pienezza. Durante gli esercizi si impara soprattutto a filtrare e a isolare quelle voci che attraverso un canto apparentemente appagante, ma in realtà vuoto, ci disorientano come le sirene dell’Odissea e cercano di sedurci nel viaggio della vita.
In questo clima di silenziosa preghiera si ritrova la propria identità più autentica e le ragioni più profonde nel seguire e servire Cristo: contemplare l’esistenza terrena di Gesù, aiuta a ripercorrere la propria storia, a riconciliarsi con essa e a confermare o prendere nuove decisioni, imparare a scoprire e a vivere il proprio desiderio sempre più grande di Dio.
Solo così, la mente e il cuore si possono aprire al mistero di un Dio che ci ama per i nostri limiti e, tirandoci fuori dai labirinti in cui ogni tanto ci perdiamo, ci restituisce la libertà e la gioia che trasformano le nostre povertà in opportunità di vita per noi e per chi ci sta attorno.

Gli esercizi, quindi, ci invitano a rivedere l’ordine delle nostre priorità, per far pesare il piatto della bilancia su ciò che può dare frutto, comprendendo che anche nell’ordinario di tutti i giorni, se si impara ad amministrare rettamente i doni di Dio, è possibile raggiungere lo straordinario. Così facendo, il Signore ci infonde il coraggio necessario per abbandonare il terreno delle nostre sicurezze e ad uscire all’aperto, rinunciando ai nostri desideri egoistici, per vivere pienamente quell’amore che nel Crocifisso si fa dono per l’altro e che chiama ognuno di noi a fare della sua vita un dono per gli altri, come una perenne Eucarestia, negli ambienti dove viviamo.

Il mese ignaziano è stato quindi un tempo per fare Esperienza vera dell’amore di Dio nella mia vita, per lasciarmi amare da Lui e per imparare ad amare come Lui e come scrive Pedro Salinas nella sua poesia, tutto ciò, per me, è ben racchiuso nei seguenti versi: “Quando tu mi hai scelto,| fu l’amore che scelse,| sono emerso dal grande anonimato| di tutti, del nulla.|| Sino allora| mai ero stato più alto| delle vette del mondo.|| Non ero mai sceso più sotto| delle profondità| massime segnalate| sulle carte di mare”.

Marco Maio, novizio del primo anno

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