GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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L’amore ai tempi del Corona

di Guglielmo Scocco

In questo periodo, come sta cambiando il nostro modo di guardare il mondo, di guardare gli altri, di guardare noi stessi? L’essere costretti in casa fa sì che la quantità di input esterni che riceviamo sia considerevolmente diminuita rispetto al solito: che sia forse giunto il momento di iniziare a guardarci dentro?

Ogni tanto, guardando il panorama, mi capita di vedere oltre, di andare più in profondità rispetto ai colori e alle forme che vedo: penso al nucleo della terra, alle profondità calde e dense del pianeta, invisibili agli occhi, che ci permettono di essere in vita sulla sua crosta. Il mantello e il nucleo sono nascosti, eppure permettono la vita. Essi pulsano nelle profondità, come il nostro cuore: non si vede, potremmo addirittura non sapere che ci sia, o come sia fatto, eppure è grazie a lui che viviamo. La stessa cosa vale per i polmoni: silenziosi e nascosti svolgono con perseveranza il loro compito, portando ossigeno e vita alle nostre cellule. Sembrerebbe che le cose più importanti, quelle che ci danno vita, si celino nelle profondità, invisibili a uno sguardo che si fermi a ciò che è esteriore, a ciò che appare, a ciò che si vede subito.

In questo tempo di silenzi, di solitudine, di porte chiuse, di dolore, lasciamo che il nostro sguardo si trasformi. Iniziamo a guardare in profondità, a guardare oltre, a guardarci dentro. Potremmo scoprire una presenza, un amore, che forse spesso cerchiamo fuori, nelle cose, nel mondo esterno, nelle creature, e che invece abita già dentro di noi, nelle nostre profondità, nel nostro nucleo, nel nostro cuore.

Guglielmo Scocco, novizio del primo anno

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Amore, lontananza, comunione

01 Feb 2019

Ognuno di noi è convinto che sia impossibile amare qualcuno senza in qualche modo essergli vicino. L’amante, per definizione, è attraversato da una continua tensione che lo spinge a ricercare l’amato. Il poeta latino Tito Lucrezio Caro, nel suo De rerum natura, tratteggia in maniera magistrale questa caratteristica dell’amore facendo riferimento all’unione carnale dei due amanti. Nella massima espressione dell’amore fisico, entrambi cercano di “perdersi nell’altro corpo con tutto il corpo”(RN IV, 1095). Un desiderio di fusione che non può trovare compimento e che dunque si riattiva continuamente. D’altra parte, anche le forme dell’amore che non trovano espressione nell’unione dei corpi, come l’affetto che si prova nei confronti di genitori e amici, richiedono una certa prossimità per potersi mantenere vive. È qui che sorge una delle più ricorrenti obiezioni alla vita religiosa intrapresa dal novizio. Obiezione che spesso e volentieri è mossa proprio dai genitori: «come puoi dire di amarci, se hai scelto di vivere una vita lontano da noi?». Una simile critica potrebbe essere avanzata anche dagli amici di sempre e dalle persone incontrate durante le esperienze apostoliche che ci mettono a contatto con i giovani e con i poveri. Le esigenze della formazione non permettono di stabilire con loro legami duraturi. Eppure è possibile vivere una forma di comunione anche nella
lontananza. La preghiera d’intercessione colma questa distanza riempiendola d’amore. La richiesta di benefici concreti in favore di coloro per i quali si prega, non ne esaurisce il significato. Ciò che più di ogni altra cosa è vitale in questo tipo di orazione è il percepire su di sé e sugli altri lo sguardo misericordioso del Padre che con il suo abbraccio d’amore ci trasforma in una cosa sola (Gv 17,20). Questa preghiera ci aiuta a ritrovare l’unità pur vivendo la dispersione ed è maestra del mistero dell’amore tra Dio e noi, dove convivono amore, lontananza e comunione.

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