GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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http://5p2p.it/2014/08/04/cento-volte-tanto.html

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Cento volte tanto

di Pietro Coppa

Durante il noviziato capita spesso di avere la sensazione di vivere in prima persona quanto è raccontato nei vangeli. Per aderire davvero alla buona notizia, per interiorizzarla, si deve fare esperienza concreta. Non a caso, Gesù, a chi gli chiedeva: “dove dimori?” rispose: “venite e vedete”.

Chi abbraccia la vita religiosa sa bene che dovrà ripensare i rapporti con la famiglia di origine. Le occasioni per condividere del tempo con i parenti più stretti e con gli amici di sempre, si ridurranno all’osso. Com’è naturale che sia, ognuno di noi vive quest’aspetto della nostra scelta come una rinuncia. Nel Vangelo è Pietro a dare voce a questa difficoltà: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. A questo punto il Signore rassicura i discepoli sul fatto che l’abbandono dei luoghi della quotidianità e delle persone più care, non si tradurrà in una vita priva di affetti. Al contrario, assisteranno al moltiplicarsi delle relazioni di amore e di amicizia.

Di questo ho fatto esperienza già dai primi mesi di noviziato e non ci ho messo molto a percepire Villa S.Ignazio come la mia casa e la comunità del noviziato come una famiglia. Di recente, durante un’esperienza di servizio di un mese presso il Cottolengo di Torino, io, Nicola e Ale siamo stati ospitati presso la foresteria della struttura dove vive una comunità di otto studenti universitari. Praticamente da subito, i ragazzi ci hanno accolto calorosamente nel gruppo, offrendoci la loro amicizia e beneficandoci in ogni modo. Si sono offerti di accompagnarci in auto alla Sacra di San Michele e alla Basilica di Superga. Ci hanno portato in alcuni dei locali più belli della città. Con loro abbiamo visto film, giocato a calcetto, avuto conversazioni profonde e interessanti, vissuto situazioni esilaranti.

È proprio vero che non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa di Gesù e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto.

Continuiamo il cammino in attesa delle persecuzioni e della vita eterna!

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Amore, lontananza, comunione

di Pietro Coppa

Ognuno di noi è convinto che sia impossibile amare qualcuno senza in qualche modo essergli vicino. L’amante, per definizione, è attraversato da una continua tensione che lo spinge a ricercare l’amato. Il poeta latino Tito Lucrezio Caro, nel suo De rerum natura, tratteggia in maniera magistrale questa caratteristica dell’amore facendo riferimento all’unione carnale dei due amanti. Nella massima espressione dell’amore fisico, entrambi cercano di “perdersi nell’altro corpo con tutto il corpo”(RN IV, 1095). Un desiderio di fusione che non può trovare compimento e che dunque si riattiva continuamente. D’altra parte, anche le forme dell’amore che non trovano espressione nell’unione dei corpi, come l’affetto che si prova nei confronti di genitori e amici, richiedono una certa prossimità per potersi mantenere vive. È qui che sorge una delle più ricorrenti obiezioni alla vita religiosa intrapresa dal novizio. Obiezione che spesso e volentieri è mossa proprio dai genitori: «come puoi dire di amarci, se hai scelto di vivere una vita lontano da noi?». Una simile critica potrebbe essere avanzata anche dagli amici di sempre e dalle persone incontrate durante le esperienze apostoliche che ci mettono a contatto con i giovani e con i poveri. Le esigenze della formazione non permettono di stabilire con loro legami duraturi. Eppure è possibile vivere una forma di comunione anche nella
lontananza. La preghiera d’intercessione colma questa distanza riempiendola d’amore. La richiesta di benefici concreti in favore di coloro per i quali si prega, non ne esaurisce il significato. Ciò che più di ogni altra cosa è vitale in questo tipo di orazione è il percepire su di sé e sugli altri lo sguardo misericordioso del Padre che con il suo abbraccio d’amore ci trasforma in una cosa sola (Gv 17,20). Questa preghiera ci aiuta a ritrovare l’unità pur vivendo la dispersione ed è maestra del mistero dell’amore tra Dio e noi, dove convivono amore, lontananza e comunione.

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