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Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Il Centro Storico Ragazzi e i suoi piccoli Théo

di Giovanni Lo Giudice

Eravamo da Angelina, mica poco: tutte queste persone che…erano qui soltanto per…beh, soltanto per il significato del luogo, l’appartenenza a un certo mondo, con le sue credenze, i suoi codici, i suoi progetti, la sua storia, ecc. E’ un luogo simbolico, in sostanza. Quando prendi il tè da Angelina, sei in Francia…Io mi guardavo attorno e pensavo: come farà il piccolo Théo [un bambino adottato – NdR]? Ha trascorso i primi mesi della sua vita in un villaggio di pescatori in Thailandia, in un mondo orientale, dominato da valori ed emozioni proprie…ed eccolo in Francia, a Parigi, da Angelina, immerso senza soluzione di continuità in una situazione diametralmente opposta…

Dalla sensazione di non appartenere a nessuna cultura derivano rabbia e frustrazione perché sei lacerato tra culture diverse, tra simboli incompatibili. Come puoi esistere se non sai dove sei, se devi accogliere nello stesso tempo la cultura dei pescatori thailandesi e quella dell’alta borghesia parigina, quella dei figli di immigrati e quella dei membri di una vecchia nazione conservatrice?

(Muriel Barbery, «L’Eleganza del Riccio»)

 

Tra gli apostolati che l’équipe formativa ha proposto a noi novizi per quest’anno c’è stata una ri-entry: il doposcuola al Centro Storico Ragazzi (CSR), un oratorio giornaliero – che il mese scorso ha compiuto i suoi primi 10 anni di attività – costituito da diverse realtà ecclesiali del centro storico di Genova e guidato dai padri dell’Oratorio di San Filippo Neri. Un’esperienza un po’ diversa dalle altre perché non si tratta di un apostolato direttamente “religioso” o “catechetico”, se non per il fatto che è la Chiesa genovese, nelle sue diverse espressioni, a proporla ai ragazzi del centro storico.

La struttura del pomeriggio è molto semplice: si accolgono i ragazzi in via Lomellini e ci si avvia (divisi per fasce scolastiche: elementari, medie e superiori) ai luoghi di destinazione, diffusi per il vicariato del centro (La Maddalena, via Pre’, San Siro, Le Vigne); nelle diverse “postazioni”, ad attendere i ragazzi, si trovano già i volontari che li aiuteranno nel pomeriggio per i compiti o dando loro ripetizioni di qualche materia scolastica particolare; poi vengono gioco e/o laboratorio e merenda; infine, una breve preghiera/riflessione conclusiva, che di solito prende spunto dal pomeriggio passato insieme e alla quale partecipa la maggioranza dei bambini e dei ragazzi (anche quelli non cattolici).

La quasi totalità dei ragazzi del CSR è fatta da bambini e ragazzi immigrati o figli – nati in Italia – di famiglie immigrate da più o meno tempo. Le provenienze sono le più disparate possibili e toccano molti angoli del Globo. Si va da diversi Paesi dell’America Latina alle Filippine, passando per molte nazioni africane e asiatiche. Va da sé che la maggioranza dei bambini è nata in o proviene da tradizioni culturali e religiose diverse da quella occidentale di matrice cristiana. D’altra parte, per alcuni di essi, se chiudessimo gli occhi e ci fermassimo ad ascoltare la loro voce, sarebbe impossibile determinare la provenienza, dato l’ottimo italiano e la perfetta intonazione ligure, con forte cadenza genovese. Altri, invece, col linguaggio rivelano le loro diverse “provenienze”, anche se parlare di provenienze in senso meramente geografico è del tutto riduttivo se non fuorviante, dato che molti sono nati in Italia o vi sono arrivati da piccolissimi.

Quello che colpisce del CSR, però, è la capacità di fare famiglia nella diversità: i ragazzi si trovano in un ambiente in cui passano tutto il pomeriggio, cinque giorni a settimana, con responsabili, amici e compagni di una varietà da capogiro ma che formano di fatto il loro contesto familiare per metà della loro giornata. Considerando il tempo che passano insieme, più che parlare di amici, dovremmo parlare di familiari. Per parafrasare Paolo, “non c’è italiano né peruviano, cinese o africano, cingalese o filippino”: al CSR ci sono solo persone, nomi e volti. E tutti possono essere quello che sono senza ritrovarsi costretti e ristretti sotto etichette divisive (“gli italiani”, “i filippini”, ecc.) o categorie e pronomi oppositivi (“gli stranieri”, “gli immigrati”, “noi e loro”, ecc.).

La forza capitale della proposta del CSR sta nel fatto che l’integrazione sociale non passa per progetti intellettualistici o astratti ma nella concreta condivisione quotidiana di tempi e spazi con i ragazzi: l’integrazione sociale è un obiettivo perseguito mediante l’aiuto all’integrazione personale, grazie alla conoscenza della loro vita e della loro storia.

Al CSR, tutti possono essere sé stessi nella propria complessità e scrivere, come ha fatto uno dei più grandi, tempo fa, in un componimento poetico: «…vengo da mia nonna, vengo dal Perù, vengo da mio nonno, che mi ha insegnato a giocare a scacchi, vengo dal Centro Storico Ragazzi, vengo da Genova…»

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