GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Sassi

https://pixabay.com/it/photos/sassi-matera-casa-vecchia-antico-4399044/

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Una grotta inaspettata

Ultima notte dell’anno. È da poco passato il Natale. Mi accingo, con un mio compagno, a passare la notte al Crocicchio[1]. Fuori la gente si prepara a festeggiare il Capodanno. Dentro tutto sembra tranquillo e uguale al solito, eppure percepisco un’atmosfera diversa…

2 gennaio, esordio del primo corso dell’anno per noi novizi guidato da p. Dall’Asta su “ Arte e Fede”. Iniziamo osservando, analizzando e ammirando “La Vocazione di San Matteo” di Caravaggio (vi consiglio di cercarla su internet e di contemplarla)… si distinguono due gruppi di personaggi: sulla destra due uomini indicano un gruppo di persone attorno a un tavolo, i cui atteggiamenti sono i più disparati. Emerge subito all’occhio una differenza grossolana, non imputabile a un errore dell’artista, bensì a una sua intenzionalità, cioè il diverso modo di vestire dei personaggi. Se da una parte i personaggi attorno al tavolo indossano abiti dell’epoca di Caravaggio tardo cinquecentesco, dall’altra parte i due uomini sono vestiti all’antica (con abiti riferibili all’epoca romana). Il fatto che i personaggi indossino abiti contemporanei fa sì che lo “spettatore” non avverta più la separazione tra sé e quei personaggi, può passare all’interno della scena, partecipare a essa e sentire quell’invito rivolto anche a se stesso. Dall’essere semplice “spettatore” diventa testimone, contemporaneo al mistero, non più relegato a un’epoca lontana, ma vivo e attuale nel qui e ora!

Ciò è assimilabile alla composizione di luogo che Ignazio ci chiede di fare nel percorso degli Esercizi Spirituali: immaginare lo spazio in cui avviene la scena evangelica, radicandolo nella concretezza della propria esperienza, così da potersi immedesimare e partecipare personalmente all’evento rappresentato.

È da poco passato il Natale… immagino una grotta nascosta, defilata, in disparte, non illuminata, silenziosa, fuori dal centro e dal rumore della città, in periferia, inosservata ai più… dai meandri più nascosti e celati del mio io emerge spontaneamente un’immagine: il Crocicchio. Un luogo in cui forse spontaneamente non andrei, ma che nonostante tutto esercita un fascino su di me, mi attira, mi chiama. Sento che lì scopro qualcosa di me e del grande mistero che è la Vita, che altrove non potrei trovare. Quell’umanità così fragile eppure così resistente agli urti della vita m’interpella incessantemente. Mi chiedo se forse sono responsabile anch’io per la loro condizione, se forse sono stato anch’io con il mio stile di vita e la mia indifferenza a chiudere loro la porta in faccia e a indurli a rifugiarsi in quella “grotta”.

Tante sono le domande che mi frullano in testa quando ripenso a quella serata, però forse su tutte ne prevale una che mi scalda il cuore e m’infonde speranza: e se l’inaspettata gioia provata nella semplicità di quella serata, tra canti, risa, battute, fosse la stessa provata dai pastori di fronte ad una vita che nasce? E se loro, in quella condizione per me così difficile da comprendere, fossero più d’aiuto a me che io a loro?

“L’importante non è trovare soluzioni a tutti i problemi ma creare legami e scoprire che questo legame mi cambia e mi apre” (Jean Vanier).

Lorenzo Zura, novizio di secondo anno

[1] Struttura di seconda accoglienza per senza fissa dimora dell’opera di San Marcellino (vedi articolo precedente).

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