GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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https://www.dallavalletrasporti.it/index.php?cod=36&lingua=ita

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L’ETERNO STUDIO

05 Gen 2019

Che cosa deve fare un novizio in noviziato (della Compagnia di Gesù) o un seminarista in seminario? Penso che sia abbastanza chiaro che deve imparare ad essere un uomo fedele a Dio sia nel modo di vivere all’interno di un particolare ordine religioso che nel caso di un prete diocesano. Inoltre, deve scoprire se questo tipo di vita sia davvero adatta a lui o no. Sapendo queste cose sono entrato nel noviziato dei Gesuiti.

Tuttavia ho incontrato delle difficoltà.

Ho già una certa conoscenza di me stesso e del mondo. Ho già una certa esperienza nel lavorare con i giovani, una certa esperienza di fede, esperienza di un’altra forma di comunità, conoscenza di Dio, che voglio condividere con gli altri o vorrei insegnare agli altri. Ma ora, una delle cose più importanti per me è imparare e studiare. Non sto parlando di studiare in senso intellettuale come lo studio della filosofia o della scienza o altre cose. Devo comprendere come imparare bene dall’esperienza, dalla conoscenza e dall’esempio di altre persone. Inoltre devo imparare a cercare aiuto quando ho difficoltà o ho dei dubbi o sono incerto. Devo essere aperto perché solo così Dio può trasformarmi in una persona, che possa poi diventare un buon gesuita.

Ho solo ventotto anni, ma neanche per me è semplice perché succede che mi ribelli a tutto questo. Non riesco a immaginare come debba essere per quelli che hanno già più di quarant’anni (si, abbiamo anche i novizi più maturi)! Ovviamente le nostre esperienze e conoscenze passate non sono irrilevanti ma dobbiamo imparare a farne buon uso: dobbiamo accrescere le nostre conoscenze e il nostro modo di relazionarci con gli altri.

Il noviziato è in realtà molto più di tutto questo, ma comunque, l’apprendimento è molto importante. È anche una delle rare opportunità, in cui una persona può davvero imparare un nuovo stile di vita con relativa tranquillità.

Perché scrivo questo? Perché, se me lo chiedi, questo non è importante solo per me e per noi novizi, questo mi sembra anche una delle basi della vita cristiana. Questo in realtà non è una mia scoperta, l’ho sentito dalla bocca di altre persone, ma ora, ciò è molto presente nella mio modo di vivere e per questo voglio condividerla con voi.

Qualsiasi cosa facciamo, che siamo catechisti, o animatori, o cooperatori nelle parrocchie, o manager, o ingeneri, o genitori, o lavoratori, o esperti di qualcosa, è sempre positivo essere aperti a nuove possibilità, alla meraviglia che può mostrarci un nuovo modo di fare le cose e a migliorare il nostro modo personale di fare ciò che Dio vuole da noi. Ma sicuramente dobbiamo anche avere una certa solidità e stabilità, prendere l’apprendimento non troppo pesante, altrimenti il cercare in continuazione nuove cose può portarci in un grande crollo, ed ad allontanarci dal bene.

Proprio questo fatto di essere al tempo stesso solidi e elastici, qualche volte plastici (un oggetto plastico mantiene la forma in cui è stato cambiato) rende questo tipo di apprendimento così difficile.

Perché ciò avvenga, ci vuole un lavoro che non possiamo fare da soli. Non vediamo noi stessi abbastanza bene, non sappiamo abbastanza per insegnarci e guidarci da soli. Anche zio Google o Youtube o anche tutti i libri, secondo me, non sono abbastanza per assicurarci profondi cambiamenti. Ci vogliono persone sagge capaci di mettere tutte queste nuove cose al loro posto.

Soprattutto noi credenti dobbiamo avere fiducia in Dio (la persona o “persone” più sagge nell’esistenza) e cioè avvicinarci a Lui sempre di più perché guida tutto nel miglior modo possibile usando tecniche diverse, spesso impiegando come suo mezzo degli uomini saggia.

“Se vedi una persona saggia, va’ di buon mattino da lei, il tuo piede logori i gradini della sua porta.” (Sir 6, 36)

Anche se abbiamo una grande fede in Dio, non fa mai male ascoltare e imitare le persone più sagge di noi. Siamo cosi: siamo fragili e per questo dobbiamo aiutarci l’un l’altro! Nessuno è nato imparato. Anche Gesù è vissuto sulla terra accettando un processo di educazione e di crescita nonostante che fosse Dio.

Attualmente mi reputo fortunato e benedetto ad avere il maestro dei novizi che ci accompagna nel nostro percorso personale e spirituale assieme ad altre persone esperte. Ci sono anche altri novizi, che sono per me di grande aiuto, principalmente attraverso quello che posso imparare da loro e attraverso le nostre relazioni in cui ci “smussiamo” un po’ gli “spigoli” l’un l’altro (capita a me o a qualcun altro che alcune cose non sembrino giuste di primo acchito ma con il tempo riusciamo a capirci). Comunque è molto importante che mi accettino cosi come sono (questo non significa che mi debbono assecondare se faccio qualcosa di davvero negativo). Inoltre ci sono anche i miei genitori, che ancora mi danno qualche buon consiglio, anche se sono a 570 km da me.

Durante questo processo non dobbiamo inoltre dimenticare che la misericordia di Dio non finisce mai e che non possiamo evitare di sbagliare.

Li sbagli li facciamo tutti, pure le persone che non vogliono mettersi in gioco, anche se questi, secondo me, stanno facendo l’errore più grande.

Urban Gartner, novizio del primo anno

“Beato chi trova in te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio” (Sal 83,6)

di Daniele Angiuli

Ogni pellegrino che lascia la propria casa, i propri affetti, per intraprendere un viaggio, porta con sé emozioni contrastanti: da una parte la gioia di mettersi in marcia, di incontrare luoghi di inedita bellezza e sguardi nuovi da incrociare; dall’altra nostalgia per ciò che lascia, per le persone da cui si separa, sapendo però che l’amore va ben al di là delle distanze geografiche. Soprattutto è animato dal desiderio di “arricchirsi” lungo la strada, non tanto di souvenirs quanto di incontri capaci di trasformarlo, di “lasciarsi fare” dal cammino più che “fare” il cammino.

Credo che siano stati animati da sentimenti simili gli uomini e le donne di cui ci narra il Vangelo che, lasciandosi alle spalle occupazioni, relazioni, si sono messi alla sequela del Rabbì di Nazaret, che ha insegnato da una “cattedra itinerante” e ha affascinato molti con la forza del suo sguardo e dei suoi gesti.. Tra i tanti nomi c’è Pietro, chiamato dal mare di Galilea al mare dell’umanità; Matteo, invitato a volgere lo sguardo verso un Amore senza misura; Maria di Magdala, liberata dall’Amore e chiamata ad essere apostola della Resurrezione.

Ma tra questi nomi ci sono anche i nostri, oggi: Jacopo, Paolo, Andras, Gabor, Soheil, Paolo, Daniele, giovani con dei sogni nel cuore, caratterizzati da fragilità e punti di forza. Dal 1 Ottobre abbiamo iniziato un cammino nella comunità del noviziato di Genova, per entrare in una relazione più intima con il Signore, conoscere meglio noi stessi e lo stile di vita che ci rende felici e rende felici gli altri.

Ciascuno di noi ha lasciato una parte di sé, attratti da uno Sguardo e mossi dal desiderio di una vita piena, per poter essere “uomini fino in fondo, anzi fino in cima”, come affermava don Tonino Bello. Non mancano di certo paure rispetto al futuro che ci attende, ma abbiamo fiducia in Colui che si fa nostro Compagno di viaggio che, come per i discepoli di Emmaus, ascolta le nostre preoccupazioni, accoglie le nostre sconfitte, riaccende la speranza.

Un mese fa, il 16 ottobre 2023, siamo entrati in seconda probazione, un tempo favorevole per andare in profondità alla Parola, agli scritti del Padre Fondatore Sant’Ignazio, attraverso la vita di preghiera, lo studio, la vita fraterna.

La possibilità di avere attualmente una giornata scandita da tempi precisi, dei luoghi in cui poter contemplare la bellezza del creato, delle persone adulte nella fede con cui confrontarsi, dei compagni su cui poter fare affidamento, è davvero un dono grande di Dio che speriamo di custodire e far fruttificare.

Ma anche il tuo nome, caro lettore, cara lettrice, è chiamato con amore dal Maestro: non ci chiede di essere perfetti per metterci in cammino, ma il desiderio di osare e la volontà di affidarci a Lui, così come siamo per lasciarci da Lui plasmare. Per noi e per te, homo viator, l’augurio caro al mondo scout: “Buona strada!

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