GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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https://www.dallavalletrasporti.it/index.php?cod=36&lingua=ita

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L’ETERNO STUDIO

di Urban Gartner

Che cosa deve fare un novizio in noviziato (della Compagnia di Gesù) o un seminarista in seminario? Penso che sia abbastanza chiaro che deve imparare ad essere un uomo fedele a Dio sia nel modo di vivere all’interno di un particolare ordine religioso che nel caso di un prete diocesano. Inoltre, deve scoprire se questo tipo di vita sia davvero adatta a lui o no. Sapendo queste cose sono entrato nel noviziato dei Gesuiti.

Tuttavia ho incontrato delle difficoltà.

Ho già una certa conoscenza di me stesso e del mondo. Ho già una certa esperienza nel lavorare con i giovani, una certa esperienza di fede, esperienza di un’altra forma di comunità, conoscenza di Dio, che voglio condividere con gli altri o vorrei insegnare agli altri. Ma ora, una delle cose più importanti per me è imparare e studiare. Non sto parlando di studiare in senso intellettuale come lo studio della filosofia o della scienza o altre cose. Devo comprendere come imparare bene dall’esperienza, dalla conoscenza e dall’esempio di altre persone. Inoltre devo imparare a cercare aiuto quando ho difficoltà o ho dei dubbi o sono incerto. Devo essere aperto perché solo così Dio può trasformarmi in una persona, che possa poi diventare un buon gesuita.

Ho solo ventotto anni, ma neanche per me è semplice perché succede che mi ribelli a tutto questo. Non riesco a immaginare come debba essere per quelli che hanno già più di quarant’anni (si, abbiamo anche i novizi più maturi)! Ovviamente le nostre esperienze e conoscenze passate non sono irrilevanti ma dobbiamo imparare a farne buon uso: dobbiamo accrescere le nostre conoscenze e il nostro modo di relazionarci con gli altri.

Il noviziato è in realtà molto più di tutto questo, ma comunque, l’apprendimento è molto importante. È anche una delle rare opportunità, in cui una persona può davvero imparare un nuovo stile di vita con relativa tranquillità.

Perché scrivo questo? Perché, se me lo chiedi, questo non è importante solo per me e per noi novizi, questo mi sembra anche una delle basi della vita cristiana. Questo in realtà non è una mia scoperta, l’ho sentito dalla bocca di altre persone, ma ora, ciò è molto presente nella mio modo di vivere e per questo voglio condividerla con voi.

Qualsiasi cosa facciamo, che siamo catechisti, o animatori, o cooperatori nelle parrocchie, o manager, o ingeneri, o genitori, o lavoratori, o esperti di qualcosa, è sempre positivo essere aperti a nuove possibilità, alla meraviglia che può mostrarci un nuovo modo di fare le cose e a migliorare il nostro modo personale di fare ciò che Dio vuole da noi. Ma sicuramente dobbiamo anche avere una certa solidità e stabilità, prendere l’apprendimento non troppo pesante, altrimenti il cercare in continuazione nuove cose può portarci in un grande crollo, ed ad allontanarci dal bene.

Proprio questo fatto di essere al tempo stesso solidi e elastici, qualche volte plastici (un oggetto plastico mantiene la forma in cui è stato cambiato) rende questo tipo di apprendimento così difficile.

Perché ciò avvenga, ci vuole un lavoro che non possiamo fare da soli. Non vediamo noi stessi abbastanza bene, non sappiamo abbastanza per insegnarci e guidarci da soli. Anche zio Google o Youtube o anche tutti i libri, secondo me, non sono abbastanza per assicurarci profondi cambiamenti. Ci vogliono persone sagge capaci di mettere tutte queste nuove cose al loro posto.

Soprattutto noi credenti dobbiamo avere fiducia in Dio (la persona o “persone” più sagge nell’esistenza) e cioè avvicinarci a Lui sempre di più perché guida tutto nel miglior modo possibile usando tecniche diverse, spesso impiegando come suo mezzo degli uomini saggia.

“Se vedi una persona saggia, va’ di buon mattino da lei, il tuo piede logori i gradini della sua porta.” (Sir 6, 36)

Anche se abbiamo una grande fede in Dio, non fa mai male ascoltare e imitare le persone più sagge di noi. Siamo cosi: siamo fragili e per questo dobbiamo aiutarci l’un l’altro! Nessuno è nato imparato. Anche Gesù è vissuto sulla terra accettando un processo di educazione e di crescita nonostante che fosse Dio.

Attualmente mi reputo fortunato e benedetto ad avere il maestro dei novizi che ci accompagna nel nostro percorso personale e spirituale assieme ad altre persone esperte. Ci sono anche altri novizi, che sono per me di grande aiuto, principalmente attraverso quello che posso imparare da loro e attraverso le nostre relazioni in cui ci “smussiamo” un po’ gli “spigoli” l’un l’altro (capita a me o a qualcun altro che alcune cose non sembrino giuste di primo acchito ma con il tempo riusciamo a capirci). Comunque è molto importante che mi accettino cosi come sono (questo non significa che mi debbono assecondare se faccio qualcosa di davvero negativo). Inoltre ci sono anche i miei genitori, che ancora mi danno qualche buon consiglio, anche se sono a 570 km da me.

Durante questo processo non dobbiamo inoltre dimenticare che la misericordia di Dio non finisce mai e che non possiamo evitare di sbagliare.

Li sbagli li facciamo tutti, pure le persone che non vogliono mettersi in gioco, anche se questi, secondo me, stanno facendo l’errore più grande.

Urban Gartner, novizio del primo anno

https://www.google.it/search?hl=it&biw=1280&bih=887&tbm=isch&sa=1&ei=P0SZW7rwK4eTsgGBl5jACA&q=partenza&oq=partenza&gs_l=img.3...35114.36549.0.36657.0.0.0.0.0.0.0.0..0.0....0...1c.1.64.img..0.0.0....0.WUF08ZJZVpM#imgrc=hOiToQxoZp98vM:

La prima estate da novizio: partenza e ritorno.

di Carmine Carano

Partire e ritornare sono due movimenti fondamentali dell’esistenza. Tutti noi, tutti gli esseri umani partono e ritornano. Sono i verbi delle esperienze che accomunano l’umanità. Descrivono bene anche la mia vita, ma qui mi voglio soffermare sulla mia prima estate da novizio. Ho vissuto diverse partenze e diversi ritorni. Sono stato undici giorni tra Roccavignale e Torino per un campo estivo con i ragazzi di una parrocchia genovese, altre due settimane al centro Astalli di Roma, otto giorni tra Toscana e Umbria durante il pellegrinaggio in povertà, e sei giorni in provincia di Caserta  per la visita ai miei cari.

Periodo a dir poco movimentato!

La prima parola che può descriverlo è “sorpresa” o anche “novità”. Prima della partenza non sapevo cosa avrei scoperto di me, di Dio, del mondo. Conoscevo, alcune volte però anche senza troppi dettagli, le attività che in quel contesto e con quelle persone  avrei svolto, ciò che avrei fatto. Ma quello che fai, il semplice fare è solo una parte dell’esperienza. L’altra parte è il coinvolgimento del mondo interiore, afferrato da dinamiche e persone. Ma ancora non è tutto. Ogni partenza è stata per me un andare verso il mio Signore. I luoghi che raggiungevo si sono rivelati luoghi in cui lui era presente e operante. Magari una situazione, una difficoltà, un incontro, un dialogo, un’attività, un movimento affettivo mi insegnavano qualcosa di inaspettato, mi facevano crescere come persona e come cristiano (che poi è lo stesso!). Partivo e apprendevo insegnamenti per la vita. Non è facile spiegare in un articolo quest’esperienza. Mi viene una metafora. Le partenze sono state come la scalata di una montagna. Metti un piede dopo l’altro, procedi, vai avanti. Più sali più si allarga, dopo fatica e sudore, l’orizzonte. E mentre si allarga l’orizzonte dello sguardo allo stesso tempo si allarga quello della tua umanità, della tua persona, della tua fede, del cuore. Partire ha un sapore destabilizzante e consolante.  Poi ti fermi a riprendere fiato tra un passo e l’altro, alzi gli occhi al cielo e ti rendi conto che durante la scalata il Signore è stato tuo compagno di viaggio e fonte di quell’orizzonte meraviglioso. Così è stato in estate. Partivo, scoprivo, ritornavo, e mi prendevo del tempo per rileggere le esperienze in preghiera con il Signore.

Le riletture mi hanno mostrato che dopo ogni ritorno qualcosa era cambiato dentro me: avevo sperimentato una bella sfumatura sia del volto di Cristo sia di me stesso.

Ricordo, tanto per dare un poco più di concretezza a quanto scritto, l’ultimo giorno del pellegrinaggio in povertà. Io e l’altro novizio eravamo in uno degli ultimi paesini dell’Umbria, ottavo giorno di cammino. Il mio amico stava male, aveva problemi al piede. Chiediamo ospitalità sia alle monache sia al prete del paese, ma entrambi sono impossibilitati. Siamo stati accolti tra mezzogiorno e le tredici da una signora laica, generosissima. Abbiamo ricevuto, grazie a lei, un posto dove dormire, l’assistenza del medico, e sia pranzo sia cena, nonché simpatia e affetto. È soltanto un episodio pescato dalla lunga lista di aneddoti che si potrebbero raccontare a testimonianza della bontà sperimentata. La gentilissima amica è stata per me Azaria, l’arcangelo che accompagna Tobia nel viaggio. È stata un segno concreto della Provvidenza. E la sua generosità ha riflettuto la generosità del Signore, il suo amore che si prende cura di me. Sono andato via da quella casa grato, e ancora ringrazio Dio per quell’incontro

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