GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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LETTURE SPIRITUALI E INCARNAZIONE NELLA REALTÀ – Dov’è la casa dell’uomo?

di Nicola Uva

L’altro giorno ho sentito per telefono uno dei miei cari amici. Era tornato per le vacanze di Natale a Trani, la nostra città di nascita. Mi ha raccontato un po’ di sé, del suo nuovo lavoro in Università a Parigi, del suo trasferimento in Francia dai Paesi Baschi, etc. Tra le tante cose ascoltate, tra i racconti delle nostre tradizioni culinarie locali e un po’ di aneddoti sugli amici, una cosa più di tutte è risuonata nel mio cuore: “Sono tornato a Trani adesso”, mi diceva, “ma non so più qual è la mia casa”. Questa affermazione mi ha lavorato parecchio interiormente e non mi ha più lasciato da quando ho abbassato la cornetta del telefono. E non era nostalgia di casa. No. Era qualcosa di più profondo, di più radicale. Era qualcosa che aveva a che fare più con il nostro essere uomini e la nostra stessa natura umana. La casa qui è da intendere non come il luogo fisico dove abitare, ma come il luogo del nostro essere, dove siamo noi stessi e ci sentiamo “a casa”. Come scrive p. Silvano Fausti, in un profondo testo spirituale sul discernimento, dal titolo “Occasione o tentazione?” : “L’uomo è un animale eccentrico: ha il suo centro fuori di sé, che lo sbilancia verso l’oggetto del suo desiderio. Solo lì vive, perché lì sta di casa. Uno abita dove ama, più che dove sta. Per questo continuamente si muove, per giungere là dove il suo cuore già dimora, perché non può vivere senza cuore”.

Questo testo lo stavo leggendo proprio nel periodo in cui ho avuto quell’amabile conversazione con il mio caro amico che non rivedo da tempo. L’esperienza mi ha portato a non credere più alle coincidenze e per questo non crederò neanche a questa.

Ho pensato, da un lato, a chissà quante persone vivono senza mai sentirsi a casa, pur non sapendo mai il perché; a quante persone sono mosse da moti interiori a cui spesso non si riesce a dare un nome, che non riescono a comprendere da dove essi vengano e dove portano. E dall’altro lato, invece, avvertivo come, nonostante stessi molto distante da “casa”, mi sentissi a casa vivendo vicino a Dio, vivendo una vita orientata alla vita consacrata, nella vocazione particolare della Compagnia di Gesù, pur non avendo perso il piacere di rivedere la mia città, i miei amici, la mia famiglia.

Le parole di quella lettura spirituale trovavano eco nel cuore del mio amico e nel mio, nonostante i chilometri di distanza, le differenze, il tempo che ci divide. Due persone, stessa domanda. “dove mi sento a casa?”. Che fatto sorprendente! Sembra proprio che nella quotidianità, nella realtà delle piccole cose, dei dettagli, lo Spirito si faccia carne, la Parola diventi vita.

È davvero tutto solo una coincidenza?

 

Nicola Uva, novizio del secondo anno

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Mese di Esercizi: un pitstop con lo Spirito

di Marco Maio

Indubbiamente, il mese ignaziano è stato per me un tempo prezioso, per approdare, nel silenzio, a una maggiore consapevolezza, attraverso l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera personale condivisa con i miei compagni durante la messa quotidiana.

L’obiettivo degli esercizi è quello di provare a fermarsi a riflettere e guardare in sincerità e trasparenza ciò che realmente siamo. In questo tempo di cinque settimane si vive come in una camera insonorizzata dove, chiusa la porta ed eliminati i rumori esterni, l’unico rumore che ci “importuna” nel corso della giornata è la voce di Dio che sussurra al nostro cuore lasciandolo inquieto. Saper ascoltarsi fa parte del cammino di formazione di un novizio gesuita che, in questa prima sosta, sperimenta un “silenzio relazionale” che invita a mettersi in ascolto di Dio che parla attraverso la Sua Parola.

Questo silenzio, mettendo a tacere le voci strillanti del nostro quotidiano, consente allo Spirito di “allenare” la nostra capacità di ascoltare Dio anche nei suoni più impercettibili, di imparare a distinguere ciò che risuona dentro di noi e di fare ordine per poter vivere in pienezza. Durante gli esercizi si impara soprattutto a filtrare e a isolare quelle voci che attraverso un canto apparentemente appagante, ma in realtà vuoto, ci disorientano come le sirene dell’Odissea e cercano di sedurci nel viaggio della vita.
In questo clima di silenziosa preghiera si ritrova la propria identità più autentica e le ragioni più profonde nel seguire e servire Cristo: contemplare l’esistenza terrena di Gesù, aiuta a ripercorrere la propria storia, a riconciliarsi con essa e a confermare o prendere nuove decisioni, imparare a scoprire e a vivere il proprio desiderio sempre più grande di Dio.
Solo così, la mente e il cuore si possono aprire al mistero di un Dio che ci ama per i nostri limiti e, tirandoci fuori dai labirinti in cui ogni tanto ci perdiamo, ci restituisce la libertà e la gioia che trasformano le nostre povertà in opportunità di vita per noi e per chi ci sta attorno.

Gli esercizi, quindi, ci invitano a rivedere l’ordine delle nostre priorità, per far pesare il piatto della bilancia su ciò che può dare frutto, comprendendo che anche nell’ordinario di tutti i giorni, se si impara ad amministrare rettamente i doni di Dio, è possibile raggiungere lo straordinario. Così facendo, il Signore ci infonde il coraggio necessario per abbandonare il terreno delle nostre sicurezze e ad uscire all’aperto, rinunciando ai nostri desideri egoistici, per vivere pienamente quell’amore che nel Crocifisso si fa dono per l’altro e che chiama ognuno di noi a fare della sua vita un dono per gli altri, come una perenne Eucarestia, negli ambienti dove viviamo.

Il mese ignaziano è stato quindi un tempo per fare Esperienza vera dell’amore di Dio nella mia vita, per lasciarmi amare da Lui e per imparare ad amare come Lui e come scrive Pedro Salinas nella sua poesia, tutto ciò, per me, è ben racchiuso nei seguenti versi: “Quando tu mi hai scelto,| fu l’amore che scelse,| sono emerso dal grande anonimato| di tutti, del nulla.|| Sino allora| mai ero stato più alto| delle vette del mondo.|| Non ero mai sceso più sotto| delle profondità| massime segnalate| sulle carte di mare”.

Marco Maio, novizio del primo anno

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