GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
iten
facebookTwitterGoogle+
https://mfoxes.net/c/castimage-2161431.jpg

https://mfoxes.net/c/castimage-2161431.jpg

https://mfoxes.net/c/castimage-2161431.jpg

Info

Il Riccio 1 / Strumenti per costruire il presente

È al contrario, non bisogna affatto dimenticare. […] Colombe crede che è possibile “affrettarsi a dimenticare” perché la prospettiva della vecchiaia per lei è ancora lontanissima, come se la cosa non la riguardasse. Io ho capito molto presto che la vita passa in un baleno guardando gli adulti attorno a me, sempre di fretta, stressati dalle scadenze, così avidi dell’oggi per non pensare al domani… In realtà temiamo il domani solo perché non sappiamo costruire il presente, e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perché domani finisce sempre per diventare oggi, non so se ho reso l’idea. Quindi non bisogna affatto dimenticare. […] Scalare passo dopo passo il proprio Everest personale, e farlo in modo tale che ogni passo sia un pezzetto di eternità. Ecco a cosa serve il futuro: a costruire il presente con veri progetti di vita.

Muriel Barbery, «L’Eleganza del Riccio», Pensiero profondo n. 8

 

Con queste parole – nel bestseller internazionale L’eleganza del Riccio, trasposto nel film Il Riccio, che abbiamo avuto il piacere di vedere insieme in noviziato poco tempo fa – Muriel Barbery fa “pensare” il “Pensiero profondo n. 8” a Paloma, la piccola coprotagonista del romanzo, dopo una visita di tutta la sua famiglia all’anziana e ricca nonna, “rinchiusa” da qualche tempo in una casa di riposo di lusso alle porte di Parigi.

Paloma è una dodicenne fuori dall’ordinario, immersa in un ambiente radical chic. Suo padre è un noto deputato di sinistra, completamente preso dalla sua attività politica; sua madre è una fan di psicanalisi, piante da appartamento esotiche e intimo di alta qualità; la sorella Colombe, una brillante normalista, al termine di un percorso di specializzazione in filosofia scolastica. Laddove i membri della sua famiglia si limitano a vivere la loro esistenza privilegiata, finendo poi per diventarne prigionieri, Paloma pretende di sabotare quest’ordine di cose, esercitando senza mezzi termini la propria capacità di scrutare il mondo cui appartiene, perforandone la superficie patinata. Si esercita con puntiglio a guardare esteriormente e a sentire interiormente, sperando di trovare un modo – un giorno o l’altro – di fuggire dalla “boccia per pesci rossi” in cui tutti vorrebbero tenerla relegata.

L’esercizio del ricordare escogitato dalla sensibilità di Paloma è una “versione laica” di quello che, nella spiritualità ignaziana, viene chiamato esame di coscienza o, meglio, esame della giornata o, anche, esame di consapevolezza. Non è solo il primo esercizio che il p. Maestro spiega e propone ai novizi – da eseguire al suono della campana a metà giornata, per un quarto d’ora prima di pranzo, e poi, di nuovo, a sera per 20-30 minuti – ma anche il primo in ordine d’importanza: al limite, tutto si può tralasciare. Non l’esame, che è il modo più efficace per esercitarsi a cercare e trovare Dio in tutte le cose. Esattamente come vorrebbe Paloma, l’esame di consapevolezza è una contestazione potente del modo superficiale di consumare il presente per non pensare al futuro, tipico del mondo in cui viviamo. Ingurgitare freneticamente l’oggi, infatti, ci porta – molto più spesso di quanto si possa credere – all’avere a nausea il domani. L’esame di consapevolezza propone, allora, un rimedio efficace per mettere nella giusta relazione presente e futuro ed evitare di rovinarseli entrambi.

Per costruire il presente chiedo la guida dello Spirito e mi metto sotto la sua azione, concentrandomi nella rilettura della giornata e di quello che ha portato con sé. Ne riavvolgo il nastro e lo guardo al rallentatore, zoomando qui e lì per tornare su quanto ho visto, provato e sentito nello scorrere delle ore. Lo gusto di nuovo, con la calma necessaria per comprenderlo meglio e per scorgervi elementi e sfumature di cui non mi ero accorto prima. In questa prospettiva, quand’anche il futuro dovesse fare capolino nel presente, ponendo interrogativi scomodi, suscitando incertezze e agitando paure, non mi “affretto a dimenticare tutto velocemente” ma mi attardo a ricordare e analizzare ogni cosa pazientemente per ricavarne il buon frutto che esso nasconde (ad es. la messa in discussione delle mie false certezze; una conoscenza maggiore di me stesso, che le paure suscitate dal futuro indirettamente mi suggeriscono; ecc.) per affrontare più consapevolmente il domani, vivendo l’oggi “in modo tale che ogni passo sia un pezzetto di eternità” (cit.).

Giovanni Lo Giudice, novizio del primo anno

 

Schema per l’esame di consapevolezza:

1.      Chiedo aiuto al Signore per ricordare ciò che, durante le ore trascorse, è successo fuori di me e le risonanze che ha avuto o ha dentro di me. Anzitutto, tutto ciò che di buono e di bello ho visto, vissuto e ricevuto, per esserne grato.

2.      Ricordo quello che non ha girato come doveva e ne chiedo perdono. Non si tratta solo di cercare le mancanze manifeste (di solito, quelle sono abbastanza evidenti!) ma anche e soprattutto le occasioni di bene il cui appello è andato a vuoto perché non ho saputo coglierlo.

3.      Infine, mi rivolgo al Signore per un rilancio verso il futuro con una preghiera: una richiesta d’aiuto, un atto di fiducia, ecc.

 

https://www.maxpixel.net/Sport-Speedway-Nascar-Auto-Racing-Racing-Car-583612

Mese di Esercizi: un pitstop con lo Spirito

di Marco Maio

Indubbiamente, il mese ignaziano è stato per me un tempo prezioso, per approdare, nel silenzio, a una maggiore consapevolezza, attraverso l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera personale condivisa con i miei compagni durante la messa quotidiana.

L’obiettivo degli esercizi è quello di provare a fermarsi a riflettere e guardare in sincerità e trasparenza ciò che realmente siamo. In questo tempo di cinque settimane si vive come in una camera insonorizzata dove, chiusa la porta ed eliminati i rumori esterni, l’unico rumore che ci “importuna” nel corso della giornata è la voce di Dio che sussurra al nostro cuore lasciandolo inquieto. Saper ascoltarsi fa parte del cammino di formazione di un novizio gesuita che, in questa prima sosta, sperimenta un “silenzio relazionale” che invita a mettersi in ascolto di Dio che parla attraverso la Sua Parola.

Questo silenzio, mettendo a tacere le voci strillanti del nostro quotidiano, consente allo Spirito di “allenare” la nostra capacità di ascoltare Dio anche nei suoni più impercettibili, di imparare a distinguere ciò che risuona dentro di noi e di fare ordine per poter vivere in pienezza. Durante gli esercizi si impara soprattutto a filtrare e a isolare quelle voci che attraverso un canto apparentemente appagante, ma in realtà vuoto, ci disorientano come le sirene dell’Odissea e cercano di sedurci nel viaggio della vita.
In questo clima di silenziosa preghiera si ritrova la propria identità più autentica e le ragioni più profonde nel seguire e servire Cristo: contemplare l’esistenza terrena di Gesù, aiuta a ripercorrere la propria storia, a riconciliarsi con essa e a confermare o prendere nuove decisioni, imparare a scoprire e a vivere il proprio desiderio sempre più grande di Dio.
Solo così, la mente e il cuore si possono aprire al mistero di un Dio che ci ama per i nostri limiti e, tirandoci fuori dai labirinti in cui ogni tanto ci perdiamo, ci restituisce la libertà e la gioia che trasformano le nostre povertà in opportunità di vita per noi e per chi ci sta attorno.

Gli esercizi, quindi, ci invitano a rivedere l’ordine delle nostre priorità, per far pesare il piatto della bilancia su ciò che può dare frutto, comprendendo che anche nell’ordinario di tutti i giorni, se si impara ad amministrare rettamente i doni di Dio, è possibile raggiungere lo straordinario. Così facendo, il Signore ci infonde il coraggio necessario per abbandonare il terreno delle nostre sicurezze e ad uscire all’aperto, rinunciando ai nostri desideri egoistici, per vivere pienamente quell’amore che nel Crocifisso si fa dono per l’altro e che chiama ognuno di noi a fare della sua vita un dono per gli altri, come una perenne Eucarestia, negli ambienti dove viviamo.

Il mese ignaziano è stato quindi un tempo per fare Esperienza vera dell’amore di Dio nella mia vita, per lasciarmi amare da Lui e per imparare ad amare come Lui e come scrive Pedro Salinas nella sua poesia, tutto ciò, per me, è ben racchiuso nei seguenti versi: “Quando tu mi hai scelto,| fu l’amore che scelse,| sono emerso dal grande anonimato| di tutti, del nulla.|| Sino allora| mai ero stato più alto| delle vette del mondo.|| Non ero mai sceso più sotto| delle profondità| massime segnalate| sulle carte di mare”.

Marco Maio, novizio del primo anno

Commenti

Lascia un commento
Chiudi notifica

Gesuitinetwork - Normativa Cookies

I cookies servono a migliorare i servizi che offriamo e a ottimizzare l'esperienza dell'utente. Proseguendo la navigazione senza modificare le impostazioni del browser, accetti di ricevere tutti i cookies del nostro sito. Qui trovi maggiori informazioni