GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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http://www.famigliacristiana.it/articolo/avvento-cos-e-e-quali-sono-le-celebrazioni-piu-importanti.aspx

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AVVENTO: CHE ATTENDO?

di P. Agostino Caletti – maestro dei novizi

Tempo di Avvento, ovvero tempo di attesa e speranza. Quale? In cosa? In chi? La nostra fede ci parla dell’Incarnazione, della venuta di Gesù, della sua vita, Passione e morte. E poi della resurrezione, che in Cristo è già realtà e per noi lo sarà. Ma perché è così importante ritornare alle radici della nostra fede?

Avvento è legato ad attesa: ma che parola fastidiosa e faticosa! Meglio pensare all’oggi, che almeno mi assicura qualcosa. La parola d’ordine è gratificazione istantanea, cattiva interpretazione del cogli l’attimo, che diventa “approfitta di tutto quello di cui puoi approfittare, perché ciò che lasci è perduto”. Ma dov’è allora la libertà personale? Dov’è la possibilità di scelta? In realtà è un’illusoria libertà, che fa sentire senza confini, ma in fondo tiene prigionieri, perché “obbliga” in un certo senso a ricercare sempre una gratificazione, senza la quale la vita sembra troppo difficile da vivere. Questo non saper attendere fa spesso vivere in superficie e l’attesa coincide con il progetto di esser in continuo movimento, un’inquietudine non di chi ha chiaro cosa desidera, ma di chi fugge perché ha paura anche di stare con se stesso, non ha una meta se non occasionale e legata al momento. Erik Fromm sottolinea che la nostra cultura tende a creare individui che non hanno più coraggio e non osano più vivere in modo eccitante e intenso. Veniamo educati ad aspirare alla sicurezza, come unico scopo della vita. Ma possiamo ottenerla solo a prezzo di un completo conformismo e di rassegnazione. Da questo punto di vista la sicurezza è l’opposto della gioia, poiché la gioia nasce da una vita vissuta intensamente.

Abbiamo bisogno di riscoprire il valore positivo dell’attesa, come gusto della vita, ovvero il gusto di raggiungere una meta; il gusto di progettare, in questo tempo, che è il mio tempo, non ce ne sarà un altro, è questo l’oggi di Dio per noi.

E che c’entra allora l’Avvento? È occasione per fare un po’ di pulizia interiore: a volte il cuore è troppo affollato e perde di vista cosa è centrale. Occorre ogni tanto mettere ordine, nel senso di rendere di nuovo chiara la direzione verso cui mi sto muovendo. Insomma, un’occasione per  chiedermi dove mi trovo oggi.

Non solo: è ritrovare in me un desiderio di vita piena, al di là degli scoraggiamenti, delle fatiche e degli inevitabili “non cambierà niente”. E’ vero che non possiamo più dare per scontato che il desiderio di pienezza si chiami Dio, ma certamente nel cuore di ognuno di noi c’è la grande aspirazione a una pienezza di vita. L’Avvento ci aiuta a riscoprire le attese vere, più profonde della nostra vita, riponendo la fiducia non su facili soluzioni, ma sulla Parola di Dio che si è fatta esistenza concreta nella persona di Gesù.

 

P. Agostino Caletti S.I.

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Mese di Esercizi: un pitstop con lo Spirito

di Marco Maio

Indubbiamente, il mese ignaziano è stato per me un tempo prezioso, per approdare, nel silenzio, a una maggiore consapevolezza, attraverso l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera personale condivisa con i miei compagni durante la messa quotidiana.

L’obiettivo degli esercizi è quello di provare a fermarsi a riflettere e guardare in sincerità e trasparenza ciò che realmente siamo. In questo tempo di cinque settimane si vive come in una camera insonorizzata dove, chiusa la porta ed eliminati i rumori esterni, l’unico rumore che ci “importuna” nel corso della giornata è la voce di Dio che sussurra al nostro cuore lasciandolo inquieto. Saper ascoltarsi fa parte del cammino di formazione di un novizio gesuita che, in questa prima sosta, sperimenta un “silenzio relazionale” che invita a mettersi in ascolto di Dio che parla attraverso la Sua Parola.

Questo silenzio, mettendo a tacere le voci strillanti del nostro quotidiano, consente allo Spirito di “allenare” la nostra capacità di ascoltare Dio anche nei suoni più impercettibili, di imparare a distinguere ciò che risuona dentro di noi e di fare ordine per poter vivere in pienezza. Durante gli esercizi si impara soprattutto a filtrare e a isolare quelle voci che attraverso un canto apparentemente appagante, ma in realtà vuoto, ci disorientano come le sirene dell’Odissea e cercano di sedurci nel viaggio della vita.
In questo clima di silenziosa preghiera si ritrova la propria identità più autentica e le ragioni più profonde nel seguire e servire Cristo: contemplare l’esistenza terrena di Gesù, aiuta a ripercorrere la propria storia, a riconciliarsi con essa e a confermare o prendere nuove decisioni, imparare a scoprire e a vivere il proprio desiderio sempre più grande di Dio.
Solo così, la mente e il cuore si possono aprire al mistero di un Dio che ci ama per i nostri limiti e, tirandoci fuori dai labirinti in cui ogni tanto ci perdiamo, ci restituisce la libertà e la gioia che trasformano le nostre povertà in opportunità di vita per noi e per chi ci sta attorno.

Gli esercizi, quindi, ci invitano a rivedere l’ordine delle nostre priorità, per far pesare il piatto della bilancia su ciò che può dare frutto, comprendendo che anche nell’ordinario di tutti i giorni, se si impara ad amministrare rettamente i doni di Dio, è possibile raggiungere lo straordinario. Così facendo, il Signore ci infonde il coraggio necessario per abbandonare il terreno delle nostre sicurezze e ad uscire all’aperto, rinunciando ai nostri desideri egoistici, per vivere pienamente quell’amore che nel Crocifisso si fa dono per l’altro e che chiama ognuno di noi a fare della sua vita un dono per gli altri, come una perenne Eucarestia, negli ambienti dove viviamo.

Il mese ignaziano è stato quindi un tempo per fare Esperienza vera dell’amore di Dio nella mia vita, per lasciarmi amare da Lui e per imparare ad amare come Lui e come scrive Pedro Salinas nella sua poesia, tutto ciò, per me, è ben racchiuso nei seguenti versi: “Quando tu mi hai scelto,| fu l’amore che scelse,| sono emerso dal grande anonimato| di tutti, del nulla.|| Sino allora| mai ero stato più alto| delle vette del mondo.|| Non ero mai sceso più sotto| delle profondità| massime segnalate| sulle carte di mare”.

Marco Maio, novizio del primo anno

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