GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Mi casa es tu casa

di Nicholas Cassar

Mentre scrivo questo, l’omelia di Padre Ignazio sul vangelo di questa mattina (Lc 13,10-17: la guarigione della donna gobba) mi risuona nelle orecchie: “Il Signore ci invita a smettere di fissarci sul proprio ombelico e di ossessionarci sui nostri fallimenti e miglioramenti personali, e invece ad avere fede in Lui e a considerare i bisogni degli altri”. E in effetti, questa fede nel Signore e attenzione agli altri sono essenziali per uomini in formazione per diventare apostoli attivi, discepoli in missione.

La vita a Villa Sant’Ignazio certamente riflette questa chiamata: novizi che vanno e vengono da diverse attività apostoliche nelle parrocchie sparse per Genova; servizi estivi in diverse realtà in tutta l’Italia e talvolta all’estero; e i famosi “Esperimenti” – cosiddetti perché ci aiutano a confermare la nostra chiamata e rafforzare la nostra fede nell’accompagnamento del Signore – del mese degli Esercizi Spirituali, dell’assistenza degl’infermi al Cottolengo, del pellegrinaggio in povertà e di servizio durante la Quaresima in una comunità gesuita inserita nel ministero apostolico attivo. Questi andirivieni non sono frutto di una sete di avventura, ma sono sempre scelti con grande cura e in uno spirito di discernimento: miriamo ad andare solo dove e quando siamo utili, per servire gli altri ora e per formarci a servire gli altri ancora meglio in futuro. In effetti, a volte è forte la tentazione di rimanere a casa per riposare un po’! Ma la nostra missione di servizio agli altri continua anche a casa, qui e ora.

“A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto” (Lc 12, 48). E questo anche nel più quotidiano e personale dei nostri “beni”: gli spazi che abitiamo, la casa in cui viviamo. Consapevoli del grande dono che è Villa Sant’Ignazio, i nostri formatori decisero molto tempo fa di mettere questa risorsa al servizio di molti, non solo dei novizi in formazione.

Di conseguenza, la casa è diventata una ondata costante di movimenti: persone in ritiro in silenzio (sacerdoti, religiosi, laici, coppie); gruppi di preghiera per le famiglie; incontrare casualmente conoscenti vecchi e volti nuovi salendo le scale per un appuntamento per la direzione spirituale personale; amici del noviziato che fanno un salto qua per partecipare alla messa in comune, ai pasti o per una chiacchierata; gruppi che vengono ad usare i nostri spazi per le attività ecc … Siamo anche in discernimento per aprire la casa ancora di più, come ad esempio usare il nostro campo sportivo per ospitare attività per giovani o per gli ospiti senza-dimora di San Marcellino … se il Signore desidera ciò, ci fornirà anche le risorse di cui abbiamo bisogno per trasformarlo dal paesaggio lunare che attualmente assomiglia!

Certamente, tutta questa attività richiede anche un certo livello di sacrificio anche per nostro conto. Per prima cosa, la casa non è più solo il nostro spazio personale, ma diventa un luogo di costante incontro potenziale con gli altri, con gli sconosciuti. La presenza di persone in ritiro in silenzio richiede anche una certa attenzione al livello di rumore in casa (specialmente nei corridoi e sulle scale o durante i momenti di svago e ricreazione), e anche qualche faccenda domestica in più. Ed i fine settimana dei nostri formatori, dopo una settimana piena di incontri, preghiera, guida della nostra formazione personale e del nostro lavoro, vengono spesso trascorsi accompagnando gruppi di coppie e famiglie che usano i nostri spazi per incontrarsi e condividere un cammino comune di preghiera, o prepararsi/formarsi per il matrimonio.

Ma tutto questo è un carico molto leggero – perfino piacevole; una vita di servizio è una vita degna di essere vissuta, davvero un dono in sé. Ed incontrare così tante persone assetate per “qualcosa di più” ci ricorda costantemente i nostri veri desideri e la necessità di andare sempre in profondità. I movimenti silenziosi e la preghiera intensa degli esercitanti che condividono i nostri spazi coltivano un’atmosfera di costante intimità e ricerca del Signore, e sono un ricordo quotidiano e vivido del nostro bisogno di rivolgerci a Lui in tutto ciò che facciamo. L’impegno e l’energia delle giovani famiglie e coppie che incontriamo ci regalano una grande speranza, gioia, nuove prospettive e nuove amicizie. Lo zelo e l’amore che i nostri formatori riversano nel donarsi in ogni modo e in ogni momento al servizio e alla formazione degli altri ci edificano, ci incoraggiano e ci motivano a fare lo stesso. E sembra che anche noi novizi diamo testimonianza nel nostro modo di vivere: non è la prima volta che gli esercitanti in ritiro dicono che il vedere giovani che pregano come facciamo noi, che lavorano come facciamo noi, aiuta loro a pregare, e da’ loro gioia.

Veramente, condividere i doni del Signore non è mai una perdita, ma sempre una moltiplicazione della gioia ricevuta, e la creazione di qualcosa di nuovo.

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