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L’Autobiografia come dono

di Carmine Carano

Quasi tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, io e gli altri novizi del primo anno abbiamo incontrato il maestro per leggere e commentare l’Autobiografia. Questa è il racconto dell’esperienza di Dio vissuta da Ignazio di Loyola. E’ un’opera breve, ma permette diverse chiavi di lettura. Io l’ho incontrata quattro volte finora. La prima a Bologna. Ero lì per un periodo di discernimento in una comunità di gesuiti. La lessi con il desiderio di conoscere meglio Ignazio. La lessi come un racconto cronologico della sua vita. Cosa sbagliatissima! E’ la favola e il dramma della sua relazione con il Signore, mica una ricostruzione storica!

La seconda durante il pellegrinaggio ignaziano da Loyola a Barcellona di questa estate. Il programma era semplice: la mattina una delle guide commentava un paragrafo, seguiva un’ora di preghiera in silenzio. E’ stato interessante. Insieme alla meditazione ho vissuto l’esperienza di visitare, toccare i luoghi di Ignazio.

La terza volta durante gli Esercizi di Luglio scorso a Napoli.

La quarta mi sono imbattuto nella figura di Ignazio qui in noviziato. Ho scoperto un Ignazio diverso, che prima non conoscevo. Ho incontrato il santo e l’uomo: l’opera di Dio e l’umanità in cammino. E’ stato un santo, uno dei fondatori della Compagnia, l’ispiratore di un grande progetto, è vero: è tutto vero. Ma è stato prima di tutto un uomo, con le potenzialità e le fragilità, con il bisogno di crescere un passo alla volta. Come tutti.

L’agiografia che racconta un Ignazio angelicato serve a poco. Era un uomo. Una persona determinata, testarda, cui è stato donato un grande amore per il Signore. Era preciso fino allo scrupolo, autoritario, forse anche antipatico. E ha avuto bisogno di tempo per orientare la propria umanità verso Dio. All’inizio del percorso di fede era disarmato, privo degli attrezzi del discernimento. Le regole citate spesso sono arrivate dopo. E lui le ha sperimentate prima di scriverle. Si può trovare in Ignazio un compagno di viaggio o un padre. La sua esperienza può aiutare e illuminare la mia.

Quello che lui ha vissuto può in qualche modo avere un’eco nella mia vita di novizio. Così Ignazio smette di sedere in trono, e cammina accanto a me. Così l’Autobiografia diventa un dono da gustare.

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