GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
iten
facebookTwitterGoogle+

Da ”Let it be” a ”Stabat Mater”

di Daniel Nørgaard

Pochi giorni fa abbiamo celebrato la festa dell’Annunciazione (25 marzo), che ci ricorda il ”sì” di Maria al piano di Dio, rendendo disponibile il suo corpo per dare vita a Gesù. Fra pochi giorni celebriamo il Venerdì Santo, nel quale Maria, in silenzio, sta accanto alla croce e vede suo figlio morire in modo crudele.

L’atteggiamento fedele di Maria è espresso in modo eccellente in due brani musicali molto diversi.

“Let it be” dei Beatles, che può essere interpretato come un canto mariano, inizia infatti con “When I find myself in times of trouble, Mother Mary comes to me. Speaking words of wisdom: Let it be” – ”Quando mi trovo in tempi di prova, la madre Maria viene a me e dice parole di sapienza: Let it be”. “Let it be” può essere intesa in due modi: “lascia stare” e “sia così”. Anche se il testo richiama un sogno di Paul McCarthy, che ha visto sua madre Mary dire “lascia stare”, a me fa pensare alla risposta della Vergine Maria all’annuncio dell’angelo: “sia così – avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38).

Maria ha accettato la volontà di Dio prima della nascita di Gesù, ma la sua docilità è ancora più forte sotto la croce. Quanto dev’essere stato difficile dire “let it be” di fronte alla sofferenza del figlio! Eppure nel Vangelo non vediamo Maria attivarsi per fermare la Passione del suo figlio. Il Vangelo dice che Maria e le altre donne “stavano presso la croce”. La parola “stare” mi colpisce molto. E’ un atteggiamento passivo, che non sembra esigere molto, ma quanto può essere difficile. Infatti gli apostoli di Gesù non ce l’hanno fatto a re-stare con Gesù sotto la croce.

Per questo mi colpisce molto il titolo della sequenza medievale di Jacopone da Todi: “Stabat Mater” – “La Madre stava”. Non fa altro, però riesce a stare. Chi ha accompagnato persone in grosse sofferenze sa che ciò che importa allora non è risolvere i problemi e fare molte cose per loro, ma è semplicemente di stare con loro.

Quanto è difficile stare o rimanere nella sofferenza! E’ difficile guardare il telegiornale che riporta notizie di sofferenze di vari popoli, è difficile stare accanto a chi è ammalato, è difficile sopportare i sentimenti di solitudine. Maria faceva parte di un popolo oppresso che sperava nella liberazione, suo figlio era torturato, e lei sembrava destinata ad una vita sola. Eppure stava.

Nello “Stabat Mater” c’è un versetto bellissimo che esprime una richiesta di grazia che chiedo per me e per voi in questo tempo della Passione: “Iuxta crucem tecum stare, et me tibi sociáre” – “Stare accanto alla Croce con te, ed essere in tua Compagnia”. Ce lo insegna Maria.

2021-03-31 Daniel Nørgaard – Novizio del secondo anno

 

Chiudi notifica

Gesuitinetwork - Normativa Cookies

I cookies servono a migliorare i servizi che offriamo e a ottimizzare l'esperienza dell'utente. Proseguendo la navigazione senza modificare le impostazioni del browser, accetti di ricevere tutti i cookies del nostro sito. Qui trovi maggiori informazioni