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Piero e Andrei, davanti alla chiesa del Gesù di Perugia

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0 €, 300 KM

di Piero Loredan

Io sono italiano, veronese, 32 anni e un passato nel mondo del marketing e della comunicazione. Andrei è rumeno, “transilvano”, 37 anni con alle spalle studi di composizione di musica sacra. Abbiamo punti di vista, opinioni e sentire divergenti. Di conseguenza, Il padre maestro – con intento formativo travestito da malizia – ci sceglie come compagni per il 3° esperimento del noviziato: il cammino in povertà.

Oltre 300 km a piedi senza un euro in tasca. L’itinerario è uno dei più suggestivi del nostro Paese: La Spezia – Perugia.

Inizio l’avventura, nella mente risuonano le prime parole de I racconti di un pellegrino russo: “Per grazia di Dio sono uomo e cristiano, per azione grande peccatore, per vocazione pellegrino della specie più misera, errante di luogo in luogo. I miei beni terrestri sono una bisaccia sul dorso con un po’ di pan secco e, nella tasca interna del camiciotto, la Sacra Bibbia. Null’altro.”

Nei dintorni di La Spezia ci lanciamo con la prima richiesta. Timidamente suoniamo un campanello: ci accoglie un omone grande e grosso. Con aria truce mi fissa diffidente. “Forse dovrei lasciare perdere”… Meno male trascuro questo istinto e con malcelato timore chiedo qualcosa per due poveri pellegrini. Subito chiama la moglie. Sarà lei alcuni secondi dopo a portarci un semplice ma abbondante pranzo (pane, formaggio, mele e pomodori) che assaporiamo come fosse salmone e caviale. Ok, forse davvero non moriremo di fame.

La sera è il momento della seconda richiesta, più difficile: l’ospitalità per la notte. Ormai è buio, i no che riceviamo non si contano più… “si vabbè”, “no, non mi piace”, “mmm” “non ho posto”, “andate dal prete” ecc… ecc… Facciamo l’ultimo tentativo: è quello vincente. Due anziani dal cuore giovane ci ospitano per la prima notte.

Dopo questo inizio – forti della consapevolezza che si, gente generosa esiste – proseguiamo il cammino con curiosità e spirito di avventura, gustando la bellezza disarmante del paesaggio e la sorprendente creatività del Signore: con tenerezza e humour ci regala situazioni ogni giorno diverse.

La ricchezza culinaria a volte ricorda la varietà di un tour eno-gastronomico per turisti raffinati: da una cena di pesce e una prima colazione a base di vin santo e cantucci sulle sponde del lago Trasimeno a un bicchiere di Brunello di Montalcino nel cuore della val d’Orcia, da un piatto di porchetta e patate arrosto nel centro di Lucca a una prima colazione con i fiocchi in un relais 5 stelle vicino a Pienza, da una pizza deliziosa nei pressi di Sarzana a un gelato vincitore di prestigiosi riconoscimenti internazionali all’ombra delle torri di San Gimignano.

Il fascino del territorio ci ammutolisce, siamo senza parole. È una vera “tuscany experience”, ci muoviamo in un quadro da sogno, ricco di borghi medievali, dolci colline, boschi, vitigni e girasoli. Natura e cultura si intrecciano donandoci momenti di vera bellezza; viene voglia di fermarsi e gridare “Grazie Signore!!”

L’incontro casuale, il confronto con persone e situazioni improbabili è un’altra delle grazie del pellegrinaggio. Intento a raccogliere qualche prugna selvatica sento gridare “Helloooooooo!!!!! How are you????”… Così per un giorno camminiamo con una ragazza inglese alla fine del suo anno sabbatico in giro per il mondo.
A Pietrasanta incontriamo un padre e figlio danesi in cammino verso Siena sulla Via Francigena; li incroceremo diverse volte fino a San Gimignano.
Una mattinata troviamo rifugio da un violento temporale entrando furtivamente in un piccolo vivaio, un’atmosfera incantata e fuori dal tempo. Il proprietario ci accoglie con gioia offrendoci una pasta olio e pomodorini che ci trasferisce per qualche istante alcuni metri sopra il cielo.
A Chianciano Terme siamo ospiti di due francescani che ci accudiscono come fossimo la reincarnazione di San Francesco: danno fondo alle loro riserve alimentari e passiamo una memorabile cena a chiacchierare in perfetta letizia.
Sempre a Chianciano Terme riceviamo in dono un DVD che contribuirà non poco al livello culturale della videoteca del noviziato: 8 ½ di Fellini.
A Fucecchio finiamo nella casa natale di Indro Montanelli. L’attuale proprietaria ci regala due copie della rivista culturale di nicchia “Erba d’Arno” la cui casa editrice appartiene alla sua famiglia. Un piccolo gioiello editoriale.
Interessante e affascinante – anche in termini di accoglienza e immigrazione – la generosità di due ragazzi di origine nordafricana. Uno ci invita a servirci liberamente al bar – avrebbe poi saldato lui il conto – l’altro ci dona senza esitazione un gran sorriso e i soldi che ci mancano per il biglietto del bus di ritorno a Genova. Per un attimo ci chiediamo chi accoglie e chi è accolto…
E il parroco umbro che ci offre un pesce da urlo e ci sveglia a suon di vin santo e cantucci? La possibilità di sentire la sua viva testimonianza sulle situazioni difficili della chiesa di oggi è un momento di grande ricchezza.

Tutto questo fa risuonare nella mia mente le bellissime parole ascoltate durante una messa con una comunità di monaci di Bose incontrati per caso, una delle tante sorprese di questo cammino: “Nel pellegrinaggio della nostra vita sulla terra ogni giorno è un nuovo dono dell’amore del Signore”. Non ci sono parole migliori per esprimere l’importanza di questa esperienza: per due settimane siamo davvero consapevoli della grandezza dei doni che riceviamo ogni giorno. A fine giornata il sentimento più forte è un profondo senso di gratitudine per le persone che ci hanno accolto, espressione di un ardente grazie verso il Creatore che con mano invisibile muove i fili della vita sulla terra. Dopo tutto, questi sono i benefici di cui godiamo quotidianamente, senza accorgercene.. E così, invece di ringraziare per le persone che incontriamo e che potremmo ascoltare con più attenzione, per il letto morbido e il tetto che ci ospita ogni sera, per il cibo buono – spesso ottimo – che ci allieta, ci concentriamo sulle difficoltà inevitabili della vita di sempre.

Imparare a vivere ogni giorno come fosse l’ultimo – non tanto perché prima o poi ci azzecchi (come dice Woody Allen), ma per collocare tutto al giusto posto – può essere un altro degli insegnamenti di questo pellegrinaggio.

La generosità ricevuta nel corso del cammino ci ha meravigliato; ora più di prima il desiderio di partecipare attivamente alla catena di solidarietà, accoglienza e disponibilità che ci ha sostenuto è pressante. Come rimanere indifferenti e chiusi in noi stessi dopo aver ricevuto tanto?

Forse sarebbe più corretto definire questo esperimento “pellegrinaggio nell’abbondanza”: nella semplicità siamo stati colmati di quello che arricchisce davvero: sorrisi, relazioni, incontri, generosità, accoglienza e preghiera (una dimensione che ha sempre accompagnato il nostro percorso).
Perché come dice Mujica – ex presidente dell’uruguay noto per il suo stile di vita essenziale -“povero non è chi ha poco ma chi ha bisogno di molto”. Viene da pensare alla miseria di tante situazioni odierne dove ricchezza è sinonimo di autentica povertà e sofferenza.

Inoltre, riconoscere la gioia di chi ci aiuta e accoglie rende evidente un antico assioma: il favore più grande che si può fare a una persona è chiederle di aiutarti. Non è questa una prova, non scientifica ma razionale, dell’aspirazione dell’uomo a quella comunione con Dio–Amore che rende la vita una marcia gioiosa?

Credenti o no, cristiani o di altre religioni, la luce radiosa negli occhi delle persone che ci accolgono ci ricorda che una vita vissuta esclusivamente per se stessi non ha troppo senso. E anche questo è vangelo.

Concludo ringraziando ancora una volta il Signore per tutto quello che ci ha donato e continua a regalarci e Andrei, amico e compagno di viaggio, così lontano, così vicino, con cui sono stato felice di condividere una straordinaria e indimenticabile avventura.

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