GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Vite parallele

03 Mar 2023

“Nella seconda settimana, e anche in seguito, giova molto leggere (…) delle vite dei santi.” (Esercizi Spirituali 100)

Leggendo il centesimo punto di Sant’Ignazio per il mese degli esercizi sono diffidente. Non per Ignazio, evidentemente. Ho sentito enne volte la storia della sua conversione, dovuta alla differenza sottile tra le vite dei santi e i romanzi cavallereschi. Sono diffidente perché conosco bene me stesso, che non mi manca quasi mai il momento d’ispirazione leggendo dei grandi santi – mi manca la spinta decisiva verso la conversione che ne segue. Scelgo di non leggere, di non allontanarmi dalla mia realtà meno eroica ma più concreta. La realtà concreta però è che il mese è lungo, e non ho molto da fare: va bene, incomincerò.

Scelgo il XX secolo, e due persone che ebbero a che fare col clima scientifico in cui sono cresciuto. Un frate col cuore ardente, che sembra semplice, ma progettò un’astronave cinquant’anni prima della conquista della luna. E uno studente di medicina che ha scelto di stare con gli ultimi invece di avere una carriera splendida. Un francescano polacco e un gesuita basco. Due missionari di Hiroshima. Un martire di Auschwitz e un superiore generale colpito da trombosi che lo ha costretto a letto per un decennio. Due religiosi radicali, anzi, idealisti. Due uomini che hanno fatto abbastanza da essere ricordati.

Due, che hanno sperimentato orrori indicibili. Eppure, non davano alcuna risposta alla domanda di come Dio aveva potuto permettere tutta la crudeltà sconvolgente del loro tempo: i campi di concentramento, le bombe atomiche. Davano mera testimonianza che la vocazione e la missione del cristiano non si perdono di fronte agli incubi diventati realtà. Anzi, quando tutto il senso della vita, tutta la voglia di continuare crolla di fronte agli orrori e le sofferenze, Dio si fa vicino mediante i Suoi. Salvando la vita di un marito e padre, e aiutando a morire con dignità quanti ne sono stati strappati definitivamente. Curando senza sosta o ricompensa centinaia di sopravvissuti della bomba devastante: bambini, giovani e vecchi, donne e uomini. Dando speranza a coloro che l’hanno persa tutta.

Sembra che io non ci riesca a sfuggire all’eroismo: mi attira troppo. Eppure, non è questo il frutto che posso ricavare, non gli atti spettacolari che tolgono il respiro. Molto di più le decisioni quotidiane. La preparazione per le prove imprevedibili. La scelta di vita che fa pensare. Perché cominciare una strada dove vedo molti ostacoli, perché affrontare le mie debolezze, perché sacrificare un po’ di conforto ogni tanto? Mica per diventare supereroi per un momento, un giorno, un anno, dopo decenni di abnegazioni insensate. Non forse per lasciare operare dentro Qualcuno che mi trascende? Ecco, dove mi portavano le letture durante il mese. Alla speranza che Dio opererà in me in modo imprevedibile, con un amore che io da solo non possiedo. Il mese è finito, la quotidianità sta per cominciare. Adesso si mostrerà.

Nulla va nascosto davanti a Dio!

di Rajmund Haraszti

“(…) non essere più incredulo, ma credente!” – avrei potuto dire a me stesso prima di partire per il Mese Ignaziano. Infatti, il mio atteggiamento nei confronti degli Esercizi Spirituali assomigliava piuttosto a quello di San Tommaso apostolo nei confronti della risurrezione di Gesù.

Prima di entrare nella Compagnia, ho partecipato a diversi ritiri Ignaziani (di tre, cinque e otto giorni), ma non sono stati esattamente gli Esercizi Spirituali ciò che mi attiravano ai gesuiti. Non perché non mi piaccia stare in silenzio e dialogare col Signore in un’atmosfera intima, anzi! Prima di entrare, mentre abitavo in Norvegia, facevo ogni tanto dei “ritiri privati”, cioè scappavo dalla città, andavo in montagna e rimanevo in una baita per alcuni giorni. Da solo. In silenzio. Anche pregando. Non necessariamente con preghiere fisse (anche se il rosario lo portavo sempre con me), ma più che altro guardando il paesaggio e il cielo stellato (colorato spesso dall’aurora boreale), ammirando il Creatore, parlandoci e chiedendogli di darmi consigli e segni. E semplicemente godendo la Sua presenza.

Ma pregare su testi biblici, meditare e contemplare – questi modi di comunicare con Dio mi sembravano sempre un po’ lontani, strani, anche artificiosi. Non mi aiutava neanche la storia di San Francesco Saverio che si è convertito grazie agli Esercizi Spirituali, avendo resistito a lungo prima di abbandonare i suoi desideri mondani di prima. “E se neanche io non mi convertirò come Francesco durante questi trenta gironi?” – mi chiedevo con ansia.

Allo stesso tempo, le cose che promettono di cambiare la vita da un momento all’altro, mi rendono sempre sospettoso. Prima del Mese mi dicevo: “Mah, sinceramente, che cosa potrebbe succedere durante trenta giorni che non fosse successo durante gli ultimi trent’anni?” (Del resto, ho compiuto 31 anni proprio durante il Mese.)

Insomma, se non fossi entrato nella Compagnia, non credo che avrei mai fatto il Mese di Esercizi. Ma siccome sono entrato e il Mese viene considerato come l’esperienza più importante del noviziato, ho deciso di affrontare la situazione in maniera costruttiva.

Quindi, come ho superato il mio scetticismo? Molto semplice: parlandone nella preghiera con sincerità. Iniziando le meditazioni e le contemplazioni così: “Signore, Tu mi vedi, e vedi anche la mia resistenza. Vedi che la mia incredulità mi impedisce di mettermi in contatto con Te. Ma credo in Te, e sono sicuro che Tu puoi parlare a me nonostante la mia resistenza. Quindi, se vuoi dirmi qualcosa proprio durante questa preghiera, se vuoi farmi vedere o capire qualcosa proprio in questa contemplazione, rendimi capace di accogliere le Tue parole.”

E poi, entrando nella meditazione con calma, seguendo le istruzioni del libretto di Sant’Ignazio spiegate da P. Iosif, ho realizzato che questo metodo funziona, quando eseguito con sincerità e fiducia, senza nascondere nulla davanti a Dio, nemmeno gli atteggiamenti “sbagliati”, nemmeno i pensieri di cui “dovrei” vergognarmi etc. Il metodo, ma soprattutto lo Spirito. Funziona nel senso che facilita un vero dialogo col Signore, aiuta a contemplare le diverse scene della vita di Gesù, senza aspettare che la mia vita o il mio rapporto con Dio cambi magicamente. Riuscire ad esprimere i miei pensieri e sentimenti più profondi davanti a Gesù e sentire che Lui veramente mi ascolta, con tanta pazienza e tenerezza… ecco, forse non c’è bisogno di un miracolo più grande.

Se non fossi entrato nella Compagnia, non credo che avrei mai fatto il Mese di Esercizi. Adesso, invece, dopo averlo fatto, sono molto contento di essere entrato. E a dire la verità, sono diventato anche un po’ orgoglioso del nostro Padre Ignazio che, per mezzo degli Esercizi Spirituali, da quasi cinquecento anni, aiuta le anime, compresa la mia, ad avvicinarsi a Dio.

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