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Giacomo Andreetta

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Giacomo Andreetta

Scoperta di un unico mondo

Una piazzetta, la piccola pianura trevigiana giusto sotto le prealpi tra Veneto e Friuli. Ecco il quadro che ha accompagnato e segnato la mia infanzia. Sono Giacomo e sono il più giovane della mia famiglia, avendo una sorella più grande (con marito e figli) e due cugini con cui sono cresciuto.

Due le cose che rendono casa mia tuttora assai trafficata: il nostro negozio di scarpe e lo scautismo. La prima mi ha fatto camminare, lavorare, imparare a stare con le persone e ad avere pazienza. La seconda ha reso la mia vita un’avventura fatta di gioco, natura, responsabilità, servizio e fraternità.

A questo si è aggiunto fin dalle elementari la passione per la chitarra e il basso elettrico, portandomi a fare un sacco di cose, trovandomi diviso tra diversi gruppi e persone, stili, linguaggi, senza una vera unità di fondo.

La mia storia cambia quando arrivo a Padova per l’università: dalle dimensioni del paesino alla piccola città, la libertà mi si apre davanti tra corsi, spritz, nuove e vecchie conoscenze, la vita in appartamento… È in questa prateria aperta che anche il Signore può trovare qualche momento per farsi sentire toccando il cuore e chiedendomi qualcosa in più delle regole, della messa, della morale. A contatto con la Scrittura e la preghiera, le parole acquisiscono uno spessore maggiore, mi toccano dentro, mi rimangono in mente. Anche le persone e i loro bisogni mi interrogano, facendomi chiedere spontaneamente a Gesù: “Cosa vuoi che faccia di più? Non faccio già abbastanza per Te?”.

Col cuore e la mente in confusione trovo però una ragazza che mi sembra corrispondere a tutte le mie esigenze, con cui poter pensare a qualcosa di serio.

Con lei mi trovo bene, ma dopo pochi mesi avverto nel cuore un desiderio diverso. Voglio darmi tutto a quell’amore che sento riversato su di me, gratuito, anzi, immeritato, che si rivela da cose piuttosto semplici e che si apre a qualcosa che non vedo nell’immediato.

Volendo andare a fondo interrompo la mia relazione e mi metto in gioco in un gruppo di discernimento per un paio d’anni, finendo al contempo gli studi di ingegneria. Periodo di alti e bassi, tra gioie e slanci per servire e donare la mia vita, la paura di rimanere fregato, le incomprensioni in famiglia e con gli amici di vecchia data.

Poi arriva il momento di scegliere e inizio un cammino in diocesi verso il seminario. Si tratta di un periodo di due anni in cui vivere con altri ragazzi che verificano una chiamata al sacerdozio, iniziare a studiare teologia e soprattutto avere un tempo per avvicinarsi maggiormente a Gesù.

Proprio in questo spazio appartato ma non troppo, tra le colline di prosecco, sento il desiderio di servire Cristo in modo diverso e affiora come debole germoglio l’attrazione verso i gesuiti, conosciuti tempo prima a Padova grazie a un servizio scout, e la loro spiritualità, incontrata grazie al mio padre spirituale precedente.

Presentando questo ai miei superiori e dopo aver vagliato come lavorano i sentimenti di gioia, i pensieri correlati e le paure e le diverse tristezze, decido di avvicinarmi alla Compagnia. Vivo un anno presso la comunità di Padova, progressivamente allontanandomi dalla mia famiglia –  ormai lieta di vedermi felice in questa scelta – in cui ho modo di raccogliere i tanti fili raccolti nelle esperienze precedenti e verificare l’ingresso in noviziato. Spero di aver capito bene dove il Signore mi sta chiamando. Ed eccomi qua!

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