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Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Lorenzo Zura

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Lorenzo Zura

Ridare spazio al tempo

L’amore per lo studio e la ricerca non bastano e un dottorato “costringe” la scelta

La storia della creazione inizia con il “dare il nome”… mi chiamo Lorenzo, ho 27 anni e vengo da un piccolo paesino sperduto nelle dolci e sinuose colline maceratesi, Mogliano.

Un grande capitolo della mia infanzia e adolescenza, che ritengo sia stato quello che più ha contribuito alla mia crescita e formazione, è stato lo scoutismo. Riconosco che senza non sarei stato capace di accogliere i tanti stimoli e la moltitudine di esperienze che ho fatto in seguito. Lì è maturato il desiderio di impegnarmi politicamente, di voler aiutare gli altri, di combattere le ingiustizie o – per dirlo in termini scout – di “lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato”.

Tendenzialmente sono un tipo curioso, mi piace ascoltare i racconti delle persone e mi hanno sempre affascinato e appassionato le materie scientifiche, tanto che alla fine del liceo avrei voluto studiarle tutte, da matematica a fisica, da biologia a chimica. Alla fine ho scelto medicina, con la prospettiva di proseguire nella ricerca.

Come da neo-laureato sono arrivato al Noviziato?
Durante l’università, in quei pochi momenti in cui mi fermavo e lasciavo emergere qualche risonanza, sentivo molta aridità, come se gli anni scorressero e non stessi vivendo appieno.

Probabilmente due le esperienze che hanno cambiato il mio modo di vedere.

Un pellegrinaggio in Terra Santa con diversi spunti e riflessioni proposte è riuscito a generare una “manomissione delle parole”: “le nostre parole sono spesso prive di significato. Ciò accade perché le abbiamo consumate, estenuate, svuotate con un uso eccessivo e soprattutto inconsapevole. Le abbiamo rese bozzoli vuoti. Per raccontare, dobbiamo rigenerare le nostre parole. Dobbiamo restituire loro senso, consistenza, colore, suono, odore. E per fare questo dobbiamo farle a pezzi e poi ricostruirle”, dall’omonimo libro di Gianrico Carofiglio.
Molte delle parole della tradizione cristiana (come peccato, tentazione, ma anche la stessa parola Dio) erano per me non solo dei bozzoli vuoti a cui ero refrattario, ma – ancor peggio – dei repellenti e ostacoli anche solo per avvicinarmi alla Parola di Dio. L’aver scoperto un significato autentico, libero dai miei pregiudizi, ha permesso alla Parola di raggiungere non solo la mente, ma finalmente anche il mio cuore, dissetando quella mia ricerca di senso e spiritualità.

E poi gli “Esercizi spirituali nella Vita Ordinaria” (EVO) che mi hanno permesso di ridare “spazio al tempo”, facendomi apprezzare e gustare molto più intensamente ogni istante. Mi hanno fatto capire che per “lasciare il mondo un po’ migliore di così” non avrei dovuto fare qualcosa di sensazionale o grandioso, magari con la ricerca, ma iniziare il cambiamento a partire da me.
E’ stata paradossalmente l’offerta di un dottorato in neuroscienze a “costringermi” a fare la scelta, mettendomi di fronte a un bivio: al mio amore per la scienza da una parte e al mio crescente desiderio di Infinito dall’altra. Mi ha spinto a chiedermi cosa volessi davvero fare nella vita, a farmi riflettere su ciò per cui vale la pena vivere e morire, e ora – nonostante mille dubbi, paure, preoccupazioni – eccomi qua!

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