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Janez Gorenc

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Janez Gorenc

The journey into unknown

Mi chiamo Janez, ho 28 anni e vengo dalla Slovenia. La mia formazione con la Compagnia di Gesù iniziò molti anni prima del Noviziato, dal momento che vengo da una parrocchia tenuta dai gesuiti.

Iniziai a pensare a una vocazione religiosa da molto giovane. Ricordo che successe durante un viaggio con la mia famiglia a un monastero certosino. Gli ambienti del monastero mi colpirono molto. Il contesto era quasi celestiale e pensai alla possibilità di essere monaco. In quel periodo della mia vita, conobbi i gesuiti della mia parrocchia, dove frequentavo il catechismo. La dedizione e l’apertura dei padri che insegnavano (lavoravano?) lì era – e ancora è – ammirevole. Vidi la loro vita come qualcosa di nobile e probabilmente il mio desiderio di diventare monaco era in parte dovuto al loro esempio. Ad ogni modo, crescendo, quel desiderio pian piano svanì e fu sostituito da un sogno più “normale”: aver una brava moglie e una famiglia numerosa.

Alla fine del liceo, fu il momento di scegliere quali studi universitari intraprendere. A dire il vero, la mia scelta fu motivata da alcuni aspetti pratici. Scelsi Ingegneria Elettronica perché mi sembrò molto promettente per il futuro e anche perché, fin da bambino, mi avevano sempre interessato le materie tecniche. Dopo alcuni anni di studi, cominciai a realizzare che qualcosa mancava. Con il passare del tempo, questo vuoto diventava sempre più assordante. Iniziai ad interrogarmi sul senso della mia vita. Pian piano emerse una domanda che non mi aspettavo proprio: «Come sto vivendo la mia fede?». Mi resi conto che non sapevo molto della mia fede. E cominiciai ad attribuirle più importanza. Lessi alcuni libri. Uno in particolare mi colpì: L’arte di purificare il cuore, di Tomaš Špidlik. Questa lettura aprì un nuovo orizzonte nella mia vita spirituale. Il mio sogno di quando ero bambino era ancora lì. Dopo un po’, divenne così forte che non potei più ignorarlo. E, alla fine, lo accettai.

Mi trovai ad un bivio quando, pronto per ascoltare la mia chiamata, dovetti scegliere quale strada prendere. In quel periodo, presi in considerazione la possibilità di diventare gesuita. Conoscevo i gesuiti attraverso la mia parrocchia. E infatti mi erano molto familiari. Ma non sapevo niente di S. Ignazio e di spiritualità ignaziana. Cominciai ad esplorare il territorio sconosciuto. Leggendo l’autobiografia di S. Ignazio, mi rividi in lui. Il viaggio nella mia interiorità, attraverso gli esercizi spirituali, fu un po’ più difficile. Quando per la prima volta provai gli esercizi nella vita ordinaria, fu una grande esperienza. Dopo di che, decisi di fare un ritiro in silenzio, ma quel pensiero fu accompagnato da grande paura. Dopo un po’, riuscii a vincere la paura: feci un ritiro di cinque giorni di esercizi spirituali e, l’anno dopo, un altro ritiro di otto giorni La decisione di entrare nei gesuiti divenne sempre più chiara. Con questo desiderio nel cuore, contattai il padre Provinciale per iniziare il processo per essere ammesso nel Noviziato, dove il viaggio alla scoperta delle meraviglie del Signore sta continuando.

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