GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Guglielmo Scocco

…perché forte come la morte è l’amore

 

Sono nato a Genova, cresciuto a Milano, maturato a Roma. Ovunque mi sento amato, sono a casa. Nasco il 21 novembre 1994, giorno della presentazione al tempio di Maria. Mia mamma decide di partorire nella sua città. Mi salva la vita. I dottori del Gaslini mi estraggono dall’utero usando il forcipe. Il cordone ombelicale mi strozzava e mi impediva di venire alla luce. Vengo inondato dell’amore dei miei genitori e di tutti i parenti e gli amici. La vita parla chiaro: non sarà facile, ma sarà bellissimo. Sono bambino. Un dono dietro l’altro. Nasce mio fratello Jacopo. La vita ci sorride. I miei genitori si separano. Io ho sette anni e mio fratello cinque. Scappo. Inizio a correre. Il dolore mi raggiunge nel corso degli anni successivi, lancinante. Eppure, tra un mondo in cui i miei genitori non si fossero conosciuti e un mondo con un divorzio e due bambini in più preferisco il secondo. Inizio il catechismo nell’anno delle dimissioni di Martini da vescovo di Milano. I gesuiti mi raggiungeranno in altro modo. Ricevo i sacramenti perché “si deve”. Sono felice perché queste occasioni riuniscono la famiglia. Si festeggia. Tutti insieme. Un assaggio di Paradiso. Frequento il miglior liceo scientifico di Milano. Mi innamoro di Dante, Dostoevskij, Pasolini. La Chiesa mi raggiunge nella sua forma più vicina all’ambiente in cui vivo: la fraternità di Comunione e Liberazione. Voto il collettivo della scuola. Mi innamoro, d’estate, in Inghilterra. Lei è di Verona. Troppo bello per lasciarsi vincere dalla distanza. Ci mettiamo insieme e ci conosciamo. Piano piano. Siamo inesperti e timidi. Quinta liceo. Muore un mio compagno di classe sullo snowboard. Di famiglia cattolica, ribelle e rappresentante d’Istituto con il collettivo. Ci trasmette la sua vita. Sua madre parla al suo funerale. Ha cinque figli e suo marito è morto d’infarto tre mesi prima. “Fa’ che io possa anche oggi dire il mio sì a te, come Maria”. Lo dice piangendo. La vita che vince la morte. Cristo è risorto veramente, alleluia.  Tre giorni dopo mi innamoro di una ragazza del mio liceo. I frutti di “sorella morte”. Le mie ultime resistenze a Dio sono in frantumi. Continuo a scappare. Mi iscrivo a economia alla Bocconi. Mi fidanzo. Vado a vivere fuori casa. Sono il centro della mia vita. Voglio farmi da solo. Rifiuto l’amore gratuito. Voglio meritarmelo. Crollo sotto il peso del mio ego. Muoio spiritualmente. Angoscia e terrore. Disperazione. Il Signore si incarna e viene a incontrarmi nella mia sofferenza. Faccio un viaggio con un amico in California. Non riesco a dormire per l’ansia. Dico un Padre nostro e crollo di stanchezza. Il giorno dopo, sul monte, il Signore mi bacia: non avere paura. Ti voglio bene per quello che sei. Non devi meritarti nulla. Sii te stesso e scegli ciò che ami. Mi iscrivo alla facoltà di lettere e filosofia della Sapienza a Roma. Città liberante e accogliente. Qui il contrattualismo e la meritocrazia non esistono. Grazie al cielo. Posso essere debole. Posso intessere relazioni senza paura dei giudizi degli altri. Posso essere me stesso. Studio poesia, latino, storia, arte e cinema. “Galeotta fu” la cappella universitaria della Sapienza. Galeotti furono i gesuiti che parlano dell’Amore di Gesù e non di regole da rispettare. Nella “legge” sarebbe stato tutto più facile. Inizio un cammino. Già pregavo, anche prima, ma senza saperlo. Mi vengono dati gli strumenti per capire ciò che vivo. Non sono più in balia delle mie emozioni. Inizio a dare un nome a ciò che sento. Scopro che ciò che cercavo fuori era già dentro di me. Nel profondo. Mi tuffo nella vita spirituale. Rallento. Mi fermo. Una pace che rilancia. Un invio. Mi innamoro. Ancora una volta. Questa volta di un uomo. Gesù. Un amore che non ha confini. Che ti porta a uscire verso gli altri. A metterti in cammino. Pellegrino per amore. Più cammino più l’asticella si alza. Non importa. Lo amo troppo. Mi libera piano piano da me stesso. Mi ama. Gratuitamente. Posso finalmente seguire ciò che sono, ciò che Lui è in me, senza paura. Mi sento perdonato. Non devo essere all’altezza. Devo solo lasciarmi portare. Mollare la presa. Come un bacio tira l’altro, mi innamoro sempre più del mio Amato. Devo raccontare questo amore agli altri. Non posso più farne a meno. Devo vivere per questo amore. Dare la mia vita. “Il più grande gesto d’amore è dare la vita per i fratelli”. Il 26 settembre 2019, giovedì, giorno dei Santi Cosma e Damiano, mi laureo in filologia romanza alla Sapienza. Due giorni dopo, di sabato, entro in noviziato a Genova. Il cerchio si chiude. Inizia una vita nuova.

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