GESUITI noviziato
Noviziato della Provincia Euro-Mediterranea della Compagnia di Gesù
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Gellért Török

Restare in ascolto….per lasciar crescere l’amore

Mi chiamo Gellèrt. Ho 22 due anni. Sono ungherese, nato a Budapest, cresciuto non troppo lontano dalla capitale, in un piccolo paese, Màny. La nostra famiglia è composta da 9 persone: i miei genitori, quatro fratelli e due sorelle. Io sono il più grande.

Prima del liceo, la mia vita si è svolta a Màny, a Budapest e in qualche altra paese nei dintorni, dove frequentavo la scuola media, abitavano i nonni, i cugini, gli amici, dove praticavo sport e musica. Un primo periodo ricco di gratitudine, in cui ho ricevuto tanto amore, sperimentare la forza e la gioia di una grande famiglia e l’aiuto della comunità nella mia crescita. A 14 anni ho cominciato a frequentare il liceo dei benedettini, distante 100 km, sulla collina di San Martino, nella città di Pannonhalma: un luogo stupendo sia per il monastero accanto al liceo, sia la natura tutt’intorno. Qui vi ho trascorso gli anni più movimentati della mia adolescenza. Studiavo, leggevo, discutevo infinitamente con i miei amici, giocavo a calcio. Ero contento, ma non avevo idea di cosa fare della mia vita. Non sapevo bene cosa fare dopo il liceo, tranne che avrei frequentato l’università. In quel momento – oggi ne sono sicuro – la Provvidenza, con l’aiuto di diverse persone mi ha proposto di andare prima degli studi per un anno a Bruxelles, per vivere presso la comunità dell’Arca, con le persone disabili. Il desiderio di “fare qualcosa di utile”, di servire, di “essere tra la gente, e non a scuola”, era forte in me. Sono andato quindi a Bruxelles, dove poi ho vissuto 10 mesi. L’incontro (e confronto…) con tante persone, disabili, volontari, educatori, suore, preti, persone di diverse nazionalità – belgi, tedeschi, italiani – e tante altri, silenziosamente ha seminato nel mio profondo amore, libertà, gioia, compassione, umanità. Ma avevo bisogno di tornare in Ungheria e cominciare l’università: ingegneria chimica per sperimentare presto tutta la mia resistenza al corso di studi.

Non era la mia strada e mi sono iscritto ad un’altra facoltà, per diventare professore di lingua ungherese e matematica. Era gennaio, avevo un semestre vuoto prima che le lezioni cominciassero. Ho iniziato a lavorare in un bottega di un falegname e mi sono trasferito in un piccolo appartamento. Nonostante facessi tante cose belle (ero responsabile di un gruppo di giovani, suonavo in una banda di musica, frequentavo un percorso di formazione per educatori) erano mesi difficili. Mi chiedevo con sempre più grande ansia: dove sto andando? Cosa farò della mia vita? E’ giusta la strada? Dove sarà la ragazza che diventerà mia moglie’ Quali sono i miei desideri più grandi?

In queste circostanze la chiamata del Signore ha toccato il mio cuore. Un gesuita anziano mi ha raccontato la sua vita. Alla fine non sapevo dire altro, che “vorrei essere come lui a 90 anni…”. Ho participato all’ordinazione di un prete diocesano: quella messa mi ha dato coraggio, mi ha detto, che si puo veramente dare la vita per quel servizio. Ho letto un libro, di un altro gesuita, che mi ha guidato verso una preghiera più sincera, più onesta. Piccoli segni, una voce mite e paziente, tutto ancora solo in me. Ho cominciato a cercare le strade quando all’improvviso una pubblicità su facebook mi ha colpito: “un anno di discernimento con i gesuiti”. È quello che cerco – mi sono detto. Non potevo più evitare di parlare del mio desiderio ancora insicuro. Ne ho parlato con i miei genitori, amici, con preti e padri. A settembre ho iniziato la formazione come insegnate. Mi sono trasferito nella comunità dei gesuiti, dove ho ricevuto aiuto, soprattutto attraverso una guida spirituale. Così, come salendo una scala, ho visto in me crescere l’amore, la libertà, la gioia e mi sono sentivo confermato nel desiderio di entrare nella Compagnia di Gesù. Gli incontri prima di entrare, la conclusione degli altri miei progetti fanno parte della strada come le nuove sfide, la lingua. Ma questo è solo l’inizio del noviziato. Il resto sarà già un’altro capitolo.

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