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Cornel Barna

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Cornel Barna

Il coraggio di rischiare

Se tre o quattro anni fa, qualcuno mi avesse detto che sarei entrato nel noviziato della Compagna di Gesù, sicuramente avrei risposto: “Ma sei pazzo? Piuttosto sarò un bravissimo francescano!”. Ma andiamo con ordine! La mia avventura comincia 27 anni fa. Figlio unico, appena nato, ero piccolo e cagionevole di salute ma già pieno di vita e desideroso di affrontare con coraggio le sfide che si sarebbero presentate. Ero un bambino vivace e molto comunicativo. L’ambiente della campagna dove ho vissuto la mia infanzia è favorevole per scoprire un mondo in cui ogni cosa prende vita e si umanizza ai miei occhi. Senza rendermi conto, il cavallo diventa il mio animale preferito. Cavalcando nasce in me il desiderio di allargare i miei orizzonti e di viaggiare in giro per il mondo. Cresco in una famiglia cristiana, dove l’esempio di mia madre è fondamentale per pregare, per studiare e vivere. La mia vicinanza alla Chiesa, mi aiuta a fare una prima scelta, quella di entrare nel liceo francescano a Roman.

Ecco, il mondo immaginario della campagna si dissolve e abbraccio la realtà della città, in cui non arrivo con il cavallo ma in macchina. Il mio sogno di scoprire l’universo inizia da qui, dove per la prima volta mi avvicino in modo più profondo alla Parola di Dio. Con il passare del tempo comincio a sentire più forte la chiamata del Signore alla vita consacrata, frenata però da dubbi e paure tipiche di un giovane di 18 anni. “Chi sono? Quale è il senso della mia vita?”: queste erano le mie preoccupazioni. Benché non pienamente convinto, entro nel postulandato francescano. E in effetti dopo un paio di mesi lascio, sicuro che non sarei tornato mai più nella vita religiosa.

Mi butto con entusiasmo in un nuovo mondo, sognando una carriera come psicologo. Nel frattempo lavoro in una falegnameria per guadagnare abbastanza per mantenermi gli studi.

Tre eventi inaspettati mi portano a cambiare completamente prospettiva. Il primo è l’incontro fortuito con un ubriaco in discoteca. Senza che gli dicessi niente, se ne esce con queste parole: “Senti, lo psicologo prende soldi, il prete no”. Sono parole che mi si imprimono nell’anima. Il secondo avvenimento accade nella stessa discoteca. All’improvviso mi chiedo: “Che cosa sto cercando io qui? Posso dare di più, posso fare di più”. Un fulmine a ciel sereno. Il terzo episodio, succede durante la celebrazione eucaristica insieme ai bambini: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Sì! Queste parole mi fanno vedere il mio vero desiderio: dare la vita gratuitamente, perché la cosa più bella che posso donare è proprio la mia vita.

  Riprendo così il cammino verso la vita consacrata con uno spirito nuovo. Mi metto in moto con grande entusiasmo per scoprire di più il carisma di San Francesco di Assisi. E nello stesso tempo mi butto nella ricerca filosofica. Per 3 anni, la filosofia diventa un mezzo per maturare e rendermi consapevole di quanto è meravigliosa la persona umana. Come un pazzo, subito mi innamoro di alcuni libri, primo su tutti “Le Confessioni” di Sant’Agostino, che mi aiutano a mettere a fuoco diversi aspetti della mia vita. Poi arriva il momento di chiedere di essere accolto nel noviziato francescano, ormai sicuro che entrerò nell’Ordine. Ma così non avviene. Dopo questo fallimento, mi decido a fare gli esercizi spirituali. Con l’aiuto di un padre francescano, trovo un corso a Ghimeș, proprio con i gesuiti. Senza sapere nulla di Sant’Ignazio di Loyola o della Compagnia di Gesù in Romania, nasce in me il desiderio di conoscere meglio questo carisma. Faccio gli esercizi di otto giorni e chiedo di diventare candidato per il noviziato.

Nei due anni della candidatura ho la possibilità di sperimentare molto nelle comunità a Cluj ed a București e in diverse esperienze in campo sociale. In questo periodo mi rendo conto che quel desiderio di allargare gli orizzonti che avevo da bambino diventa possibile nell’incontro con la Compagna di Gesù. Il viaggio verso un universo più grande continua con il mio arrivo in noviziato a Genova. Questa volta non sono arrivato a cavallo o in macchina, bensì in aereo…

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