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Un momento della lezione di greco nel noviziato dei gesuiti, Genova

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Inglese, Spagnolo e Greco: tre lingue con un unico scopo

di Daniele Volpetti

Tra le attività formative proposte in Noviziato c’è lo studio delle lingue. Non certo lo “studio matto e disperatissimo” di leopardiana memoria, o almeno non ancora, ma l’approfondimento o la prima conoscenza, a seconda dei livelli, dell’inglese, dello spagnolo e del greco. Il perché si studino proprio queste lingue, se è ovvio per l’inglese, è bene ricordare che lo spagnolo è l’idioma in cui si esprimeva Ignazio di Loyola e che il greco è la principale lingua delle Scritture del Nuovo Testamento. Lo studio, non è però il fine. Come per ogni altra proposta del Noviziato, infatti, il fine è metterci in gioco, confrontandoci con realtà diverse, per crescere secondo il metodo ignaziano, caratteristico della spiritualità della Compagnia di Gesù. Elena, Umberta e Victor sono i nostri grandi  e pazienti insegnanti. Quella che segue la loro esperienza in Noviziato: a loro la parola.

Elena è la prima prof che riesco a  intervistare. Ha 31 anni e insegna spagnolo ma mi dice subito che la sua occupazione è il Diritto, infatti di mestiere fa l’avvocato. In Noviziato è stata chiamata  dall’ attuale Padre Maestro, conosciuto sui banchi di scuola come suo insegnante di Religione.

«È un’esperienza particolare» mi dice «avere a che fare con i novizi che spesso sono più grandi di me. Ho il timore di non far bene ciò che faccio ma, ogni volta che ripenso alla lezione passata, realizzo che mi porto a casa molto di più di quello che voi ricevete da me, e questo mi dà speranza di far bene. Mi piace ascoltare le vostre storie, eterogenee ma omogenee grazie al progetto della Compagnia ed è una sfida sempre nuova trovare chiavi di lettura adattabili a tutti, nonostante la diversità delle esperienze. Alla fine il miracolo è che “il cuoco va d’accordo con l’ingegnere” grazie a ciò che la Compagnia è! » 

Dopo aver trascorso 5 anni in Noviziato, che idea ti sei fatta dei gesuiti, o almeno dei giovani della Compagnia in formazione?

« Il gesuita è una persona credente che dedica la propria vita a Dio ma che non rinuncia a stare nel mondo. Ho conosciuto i gesuiti da studentessa e devo dire di essere  stata sempre colpita dal profondo rispetto per la persona e per le idee manifestate. Il gesuita dialoga con te, non cerca di spiegarti una cosa, la discute con te non si mette a predicare. Il suo è un approccio interiore, frutto della preghiera, della rilettura e dell’ascolto profondo che sfociano in onestà intellettuale» . 

Ci lasci un aneddoto dalla tua esperienza?

« Un giorno, chiedendo di parlare della propria giornata, un novizio originario di Roma disse “se levantamos” invece di dire “se nos levantamos” volendo indicare la sveglia! Fu divertentissimo sentirlo mescolare il romano e lo spagnolo!». 

Umberta è la prof di Greco, e lo è per passione ma anche per mestiere, visto che ha insegnato tutta la vita in un liceo di Genova.

Qui in Noviziato è arrivata per tutt’altro motivo «6 anni fa mi chiesero di dare delle lezioni di chitarra ai novizi, cosa che accettai con piacere per la conoscenza decennale che ho della Compagnia. Invece arrivai e iniziarono le lezioni di Greco.»  

Qual è la differenza tra l’insegnare in un liceo e qui in Noviziato?

«Con voi non si tratta soltanto di studio intellettuale ma di vero e proprio confronto di vita, ed il testo fa la differenza, il Vangelo, che commentiamo e ascoltiamo intorno a un tavolo tutti insieme. Ho sempre desiderato fare un cammino insieme di condivisione e di studio e in Noviziato ciò è stato possibile: non mi sento la professoressa stando in mezzo a voi. Qui percepisco un desiderio reale di farsi interpellare dalla Parola».  

Ci puoi dare una sintesi della tua esperienza intellettuale, umana e spirituale?

«Vale sempre la pena, a tutte le età, fare un cammino di confronto con se stessi e gli altri, perché non possiamo fare a meno della ricerca del senso profondo delle cose, altrimenti viviamo una vita insipida. Chi cerca in sincerità e con desiderio autentico in un qualche modo arricchisce anche l’altro».  

Ci lasci un aneddoto?

«Un motivo di orgoglio, certamente, quel che mi disse un giorno un novizio che assolutamente di studiare non aveva voglia! “Le lezioni della Umberta sono una boccata di ossigeno!”».  

Chi è per te il gesuita?

«È una persona che ha un grandissimo rispetto per le persone che incontra. Il gesuita accompagna lasciando la libertà e con una diversità e un’ampiezza di orizzonti enormi». 

Victor insegna inglese ma parla anche tedesco. Slovacco di origine, di formazione filosofica, si professa ateo per cultura e convinzioni personali. Nella vita è stato anche un fotografo di guerra, presente in diversi luoghi di conflitto del mondo, dall’Afghanistan ai Balcani.

Perché la scelta di dedicarti alla fotografia free-lance?

«C’era una forza che mi spingeva, oltre la curiosità e il desiderio profondo di conoscere e vivere la realtà in modo autentico, reale e non attraverso il racconto di altri. Ma ad un certo punto la fotografia non mi è bastata più per raccontare ciò che vedo. Mi sono accorto di essere arrogante nella mia pretesa di voler cambiare il mondo attraverso questo lavoro. La fotografia è uno strumento di comunicazione, ma ausiliario alla parola. Mi recavo in un posto ma non ne sapevo mai abbastanza e per questo ho iniziato a studiare scienze politiche, perché un cambiamento è possibile ma solo la conoscenza può favorirlo».  

Continuando a parlare della sua esperienza in Noviziato, racconta: «Non conoscevo molto i gesuiti, nel mio paese non ne ho avuto modo, ma arrivato qui in Italia ho incontrato subito gesuiti con cui mi sono sentito libero di esprimermi. Mi ha spinto la curiosità di poter essere arricchito da persone credenti ma libere. Quando p. Agostino mi ha proposto di insegnare inglese ai novizi ho accettato subito per l’ambiente stimolante e rispettoso anche per chi non è credente, questo, credo, sia fondamentale per qualsiasi relazione».  

Hai un aneddoto da raccontare?

«Un vero e proprio aneddoto no. Ma ti dico che ogni volta che torno a casa e che racconto a mia moglie com’è andata la lezione “litigo” con lei! E sai perché? Perché lei dice che sono troppo severo con voi novizi! Ma io non sono severo, sono esigente!».  

Chi è per te il gesuita?

«C’è una cosa come un gesuita? Ho conosciuto una così grande varietà di personalità, percezioni di vita, spiritualità, modi d’essere tra voi. La diversità è risorsa, ed è straordinario come la incentiviate tra di voi!».  

Scrivendo questo breve articolo mi ha colpito constatare come ognuno di loro abbia declinato il metodo ignaziano a partire da una esperienza ordinaria e concreta, l’insegnare a noi novizi inglese, spagnolo, greco, ponendo l’accento sulla diversità, l’apertura e la libertà con cui sono entrati in contatto. “C’è una cosa come un gesuita?” si è domandato Victor a un certo punto, certo, mi verrebbe da rispondere al termine di questo articolo, chi dedica tempo, competenze, passione, fiducia e creatività alla formazione. A voi il nostro grazie.

 

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