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Agostino Caletti

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P. Agostino Caletti – maestro dei novizi

Qual è il compito del maestro dei novizi?

Accompagnare la persona nei primi passi della chiamata perché il suo sì divenga più profondo e incarnato e, per conto della Compagnia, verificare se il candidato possiede le caratteristiche adeguate.

In Compagnia il ruolo del maestro è il medesimo degli altri istituti religiosi?

No, diversamente dagli altri abbiamo uno statuto particolare che assegna al padre maestro gli incarichi di superiore, confessore e formatore. In altri istituti questi incarichi sono separati.

Avresti mai pensato di fare il maestro dei novizi?

No, per scherzo me lo dicevano i miei compagni durante il noviziato. Dopo l’esperienza in Albania, come tutti i missionari, pensavo e in fondo desideravo rimanere lì ancora per lungo tempo.

Quando eri novizio cosa ti aspettavi dal tuo maestro?

Non avevo particolari aspettative, era tutto una novità. Da lui cercavo ascolto e aiuto per verificare la mia vocazione.

Sono le stesse cose che tu vivi nel tuo incarico?

Io lo vivo così, come sono stato accompagnato così cerco di accompagnare. Riconosco che il mio particolare modo di ascolto deve molto ai padri spirituali che mi hanno seguito in questi anni.

Nel primo colloquio con un novizio, da dove cominci?

Solitamente gli chiedo di raccontarmi la sua vita per farmi un’idea. Poi, se non lo fa già lui, gli chiedo qual è la sua relazione con Dio nella preghiera, perché questo è il punto fondamentale.

Il maestro insegna, ma cosa impara dai novizi?

Questo è un aspetto che condivido spesso con gli amici che mi chiedono qualcosa sul mio incarico: io mi sento sempre a scuola, ho molto da imparare dalle nuove generazioni, dal loro modo di sentire e di interpretare la realtà. Nei colloqui e nella condivisione, mi stupisce sempre vedere come il Signore è all’opera.

Qual è l’aspetto più impegnativo e difficile del tuo ruolo?

Direi la grande responsabilità nel dover assolvere a tutti i compiti che il mio ruolo richiede, e non solo nei confronti della provincia italiana, ma anche di quella maltese e rumena avendo novizi di tre nazionalità. E poi personalmente la ricerca di un equilibrio tra la vita comune e spazi più personali.

C’è qualcosa che sicuramente diresti a un novizio?

Gli direi tutto ciò che sento utile per il suo cammino, non mancherei di dargli dei feed back e dei ritorni positivi su ciò che sta vivendo perché abbia elementi utili per verificarsi.

Quale pensiero rivolgeresti a un ragazzo in discernimento vocazionale?

Gli direi di avere il coraggio di buttarsi, se l’attrazione che sente genera vita. Poi ci sarà tempo per verificare. L’importante è non aspettare che sia tutto chiaro, né di sentirsi degni, perché la chiamata è prima di tutto un dono immeritato.

 

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